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Jaylen Brown è la risposta per i Celtics?

Autore: Sergio Vivaldi
Data: 10 Feb, 2017

Parlare dei Boston Celtics di questa stagione 2016-17 è parlare di Isaiah Thomas. L’ex Washington Huskies è poco più alto di 170cm e sta giocando una stagione forse irripetibile. Per i Celtics, è imprescindibile. Decisivo nei momenti cruciali. La chiave di ogni vittoria. Ma quello che la squadra ha guadagnato in attacco rispetto alla scorsa stagione, lo ha perso in identità difensiva. Nonostante le vittorie e il secondo posto nella Eastern Conference, le difficoltà sono evidenti, come dimostra la sconfitta di mercoledì a Sacramento. La questione Thomas è stata analizzata nel dettaglio da Matt Moore.

Tra i diversi problemi, i più evidenti sono due, ed entrambi influiscono sulla difesa e sul numero di punti subiti a partita (105.8, 17esimi nella lega): i rimbalzi di squadra (41.5 RPG, 28esimi su 30) e la taglia dei giocatori in campo. Il secondo punto è di particolare interesse. La coppia di guardie titolari è formata da Isaiah Thomas e Avery Bradley. Dell’altezza di Thomas si è detto, Bradley è una guardia di 185cm. Entrambi i giocatori sono decisamente sottodimensionati, eppure sono due dei migliori, anzi, Bradley è forse il miglior difensore di Boston, (incluso nel miglior quintetto difensivo della lega un anno fa) e cattura l’11% dei rimbalzi disponibili (18.5% sui rimbalzi difensivi), percentuali simili a quelle di Al Horford, che almeno ha la taglia per provarci. Ma Bradley è fuori per un infortunio al tendine d’Achille dal 18 gennaio, obbligando coach Brad Stevens a fare altre scelte. La squadra è entrata subito in crisi, e ha infilato tre sconfitte consecutive, almeno due delle quali evitabili.

Al quarto tentativo, nel ruolo di guardia è partito Jaylen Brown. Titolare contro James Harden e gli Houston Rockets (che non ha mai marcato se non su alcuni cambi difensivi). Improvvisamente i Celtics hanno guadagnato centimetri rispetto a Bradley e a Marcus Smart, che ne aveva preso il posto nelle tre sconfitte. Braccia lunghe, atletismo, rapidità. Da quella partita, i Celtics hanno infilato 7 vittorie consecutive e alcune prestazioni decisamente convincenti da parte dell’ex Cal. Si era già detto dei buoni movimenti mostrati in post nel corso della stagione (qui contro l’ex Duke JJ Reddick)

 

ma è migliorato anche da oltre l’arco, non al punto da essere una minaccia credibile (29.2% da tre nelle ultime 9 partite da titolare), ma si notano miglioramenti evidenti nella meccanica di tiro. Basta confrontare qualche highlight del college

 

 

con qualche highlight di questo febbraio.

 

 

Il movimento è più rapido, il gomito è più composto, la forma è nettamente migliorata. C’è ancora molto da lavorare, ma le basi per diventare un tiratore rispettabile ci sono tutte. Quando lo sarà, in un futuro a questo punto non troppo lontano, il suo atletismo tornerà a essere un problema per chiunque. In attacco, ha imparato a leggere le situazioni e, pur da quinta opzione offensiva, sa quando sfruttare il backdoor, avvantaggiarsi in post contro giocatori più piccoli o ricevere in angolo. Altro aspetto importante, la capacità di assorbire i contatti in transizione e concludere comunque a canestro da distanza ravvicinata.

Ma è in difesa che i Celtics hanno fatto un grosso salto in avanti. 9 partite rappresentano appena il 10% di una stagione, ma fino alla gara con gli Washington Wizards del 24 gennaio i Celtics viaggiavano con un Offensive Rating di 108.5 e un Defensive Rating di 106.6. Da quando Brown è in quintetto si è passati a 112.4 OffRtg e 104.4 DefRtg. Il plus/minus di Brown in questa striscia (-2.3 complessivo, NetRtg di -1.4) dimostra chiaramente che non è solo merito suo, ma allo stesso tempo Brown viaggia al 10.4% di rimbalzi catturati (18.4% difensivi), non lontano dalle medie di Bradley. Di fatto, almeno per la parte difensiva, Brown sta rendendo quanto Bradley.

Ovviamente Jaylen Brown non è e non può (ancora) essere meglio di Bradley. Allo stesso tempo, non può essere un caso se i Celtics stanno attraversando un momento tanto positivo proprio mentre il miglior difensore della squadra è fuori. Il calendario ha riservato avversari facili, per lo più in casa, e i pochi avversari difficili si sono trovati in difficoltà per una qualche combinazione di stanchezza e infortuni (e bel gioco di Boston, ovviamente). Allo stesso tempo, pur in una striscia di così poche partite, non si può negare quanto evidenziato: con Isaiah Thomas faro e guida dei Celtics di questa stagione, la squadra ha bisogno di giocatori fisicamente più prestanti sugli esterni. Anche Marcus Smart, per quanto più alto e pesante di Thomas e Bradley, è sottodimensionato accanto a Thomas. Brown, al contrario, sta giocando molto bene, pur tra gli alti e bassi di un rookie, e sta diventando un fattore positivo per la squadra. Si è anche meritato la 41esima posizione nel ranking ESPN di tutti i giocatori under-25.

Un altro dato che rende ancora l’impatto di Brown sulla squadra: statisticamente, le probabilità di una squadra di vincere una partita aumentano se si vince il primo quarto (e non il quarto quarto, come si potrebbe pensare). Bene, negli 8.4 minuti di media che ha giocato nei primi quarti delle ultime 9 partite, l’ex Cal ha un NetRtg di 15.7 e un plus/minus di 2.2. In tutti gli altri periodi i valori sono negativi.

Dati statistici ed esame visivo suggeriscono che la miglior rotazione possibile per i Celtics in questo momento è con Brown nel ruolo di guardia e Smart dalla panchina. Bradley riprenderà il posto di titolare (è già stato annunciato che rimarrà a riposo fino a dopo l’All Star Game), e del resto, i Celtics hanno un record di 16-6 con tutti i titolari in campo e di 18-13 senza almeno un membro del quintetto base. Ma cosa succederà più avanti? Dopo l’ok dei medici, che probabilmente imporranno un tetto di minuti iniziale, Bradely continuerà a giocare oltre 34 minuti a partita o Brown guadagnerà spazio e minuti? Visti i risultati in questa fase, è un esperimento che pare necessario anche in ottica playoff.

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