Quote by La scalata di Alessandro Lever

Nessuno come lui: fra i molti italiani che si sono misurati col college basket negli ultimi anni, non se ne era mai visto uno capace di rivestire, nella propria squadra, l’importanza che Alessandro Lever sta assumendo all’interno di Grand Canyon. Che potesse far bene, era facilmente preventivabile: ma da qui a diventare, già da freshman, un punto di riferimento per i Lopes, ce ne vuole.

Ci vogliono bravura, il giusto fit e tanta fiducia – in se stessi, da parte dei compagni e del coach. Tutte cose mai mancate fin qui, specialmente l’ultima: da quando coach Dan Majerle ha detto chiaro e tondo ai suoi di dare ancora più spesso la palla sotto a Lever, i risultati sono stati ottimi. L’ex Pallacanestro Reggiana, infatti, è andato oltre i 20 punti segnati in cinque delle ultime sette partite, segnalandosi per un impatto in crescita sotto un po’ tutti i punti di vista, percentuali di tiro in primis.

Novembre-Dicembre (15 partite)

MINPTSFG%3P%FT%REBASTBLKSTLTO
15.96.339.125.069.03.61.00.30.10.9

Gennaio-Febbraio (10 partite)

MINPTSFG%3P%FT%REBASTBLKSTLTO
22.015.555.631.874.54.91.80.40.42.0

Iniziata la stagione in uscita dalla panchina, il lungo bolzanino ha prima conquistato un posto nel quintetto di partenza e, poi, un ruolo sempre più prominente nell’attacco di GCU, al punto da diventare il giocatore con la più alta percentuale di possessi giocati durante i propri minuti in campo (27%).

La sua efficienza in attacco è notevole, tale da inserilo fra i leader statistici della Western Athletic. Il suo Offensive Rating (100.3) è attualmente il 27/o più alto in assoluto e il 5/o fra quelli dei giocatori con un %Poss pari o superiore al 24%. Per efficienza con alto volume di possessi, l’unica matricola che gli si avvicina è Greg Bowie di Rio Grande Valley (91.4 ORtg, 20.0 %Poss). Pur dovendosi guardare le spalle anche da Jarkel Joiner (11.6 punti di media con CSU Bakersfield), Lever pare proprio essere il candidato principale per il premio di freshman dell’anno nella WAC.

Un lungo versatile

Nei suoi primi tre ventelli – 28 con Chicago State, 24 con UMKC e 25 con William Jessup – Lever aveva sfruttato innanzitutto i tantissimi mismatch a disposizione e mostrato anche una certa reattività nei rimbalzi offensivi. Il salto di qualità definitivo è arrivato però nella trasferta sul campo di Utah Valley, con 22 punti prodotti fronteggiando due lunghi di stazza simile (Isaac Neilson) o superiore (Akolda Manyang) alla sua. Anche qui, s’è vista la capacità di riconoscere e punire i vantaggi scaturiti dai cambi. C’è stato anche molto altro, in una sorta di bignami di qualità già mostrate in maniera sparsa durante la stagione: movimenti spalle a canestro discreti e in evoluzione, tocco morbido e capacità d’attaccare frontalmente dalla linea da tre nonostante una velocità di base non molto elevata. Pur destrorso, usa la mano sinistra con efficacia praticamente indifferente rispetto alla destra, sia in palleggio che nelle conclusioni ravvicinate: una vera spina nel fianco per le difese che, quindi, non hanno modo di battezzarlo o indirizzarlo su un lato sfavorevole.

 

A Grand Canyon occupa esclusivamente lo spot di 5, ma questo non gli impedisce di mostrare un gioco pieno di sfaccettature. Oltre che vicino al ferro, la mano è buona anche nei jumper dalla media e dalla lunga distanza. Dopo un inizio di stagione difficile (0/9 nelle prime 8 partite), le sue percentuali da tre sono in crescita (da metà dicembre, ha segnato almeno una tripla in 11 incontri su 16) e lo rendono temibile sia come spot-up shooter che in situazioni di pick and pop, anche se quest’ultima soluzione non pare molto esplorata dai Lopes.

 

Guardandolo giocare, è facile scorgere subito un QI cestistico alto: lo si denota dal modo in cui legge la difesa e attacca gli spazi in area, ma anche attraverso delle abilità di uomo-assist poco reclamizzate ma non per questo meno interessanti rispetto ad altri pezzi del repertorio. Da bravo lungo, è capace d’innescare i compagni dall’area con uno scarico sulla linea da tre ma è anche e soprattutto dalla punta che mostra tempismo e creatività davvero interessanti.

 

Trasferendosi negli USA, Lever ha trovato un gioco più atletico, più veloce e in cui, a parità di fisicità, certi contatti vengono fischiati più facilmente. All’inizio era facile vederlo frustrato per qualche decisione arbitrale: ora è molto più calmo (anche perché richiesto esplicitamente da coach Majerle) o meglio, più in grado di manifestare quel “fuoco dentro” in modo diverso.

Dal punto di vista fisico, appare oggi più solido che mai e una delle prossime tappe della sua evoluzione tecnica consisterà nel migliorare il modo di opporsi agli altri lunghi. La difesa di GCU (maggior punto di forza della squadra) gli chiede un impegno costante, non relegato alla sola protezione dell’area. I risultati sono in genere buoni ma nell’uno-contro-uno in post basso sembra esserci del lavoro da fare, dal restare più spesso nel proprio cilindro al fronteggiare giocatori di stazza maggiore.

Lo scontro con Manyang di Utah Valley – più alto, corpulento ed esplosivo – ha messo in luce certi limiti che, d’altro canto, sono riscontrabili anche nelle statistiche: stando a Synergy Sports Tech, Lever ha fin qui concesso 0.886 punti per possesso difendendo in post-up, sensibilmente di più che in altre situazioni e secondo degli standard che, sempre per SST, sono appena nella media.

Lever e GCU, fra presente e futuro

L’esplosione del bolzanino è stata una sorta di manna dal cielo per Grand Canyon, squadra che coltiva ambizioni forti, che vuole vincere il torneo della WAC e accedere alla Big Dance ma che ora, pur trovandoci a stagione inoltrata, continua a dare l’impressione di avere un potenziale inespresso, una ricerca d’identità non ancora ultimata. Joshua Braun, leader e principale terminale offensivo, sembra un po’ il simbolo di certe difficoltà recenti: nelle ultime 4 partite, è andato in doppia cifra solo una volta e per due non è riuscito a segnare dal campo. Senza l’affidabilità di Lever, le cose ore sarebbero assai più grigie.

Che la truppa di coach Majerle riesca o meno ad accedere al Torneo Ncaa, il futuro sembra sorridere comunque al college di Phoenix: l’attività di recruiting continua a portare talenti di livello e l’attuale classe di freshmen è già molto interessante. Il tandem che Lever crea col lettone Roberts Blumbergs non è molto frequente da vedere oggi (per KenPom, la lineup che li vede insieme è stata usata il 6.5% del tempo negli ultimi 5 match) ma prospetta cose interessanti per il futuro: una coppia di lunghi moderni e versatili come non se ne vedono spesso nel college basket, specialmente nelle mid-major conference.

Lever, che non ha mai esitato a definire GCU una seconda casa, è solo all’inizio d’un percorso che potrebbe portare grosse soddisfazioni, sia personali che di squadra.