Quote by La stagione dorata di Minnesota

Riassumendo, la carriera di Pitino Jr a Minnesota è iniziata con le premesse peggiori: inesperienza del coach abbinata alle aspettative elevatissime dell’ambiente. C’era di che soffrire, e infatti l’inizio è stato un disastro. In realtà, il primo anno è stato tutto sommato accettabile, ma il giovane allenatore poteva ancora contare sulla presenza nel roster dei due Hollins. La squadra non è entrata nel ranking, ma ci ha flirtato per tutta la stagione, chiusa con un record di 25-13 e con la vittoria del NIT. Dopodiché sì, il disastro è arrivato.

Facciamola breve. La stagione successiva record 18-15 e quella dopo ancora (la scorsa) 8-23. Ecco, se inizi ad allenare dove hanno grandi aspettative e il tuo record di vittorie in tre anni ha questa progressione, 25-18-8, ci sono le premesse perché l’avventura finisca presto. E senza nascondersi dietro un dito era quello che molti in Minnesota pensavano sarebbe successo, un nuovo record anonimo e “bye bye coach”. Invece quella che sta venendo fuori è la miglior stagione dei Golden Gophers, che da 20 anni non segnavano così tanto (77,4 punti a partita) pur rimanendo una squadra a trazione “difensiva”, come si addice agli allenatori della “scuola Pitino”.

Che è successo? Partiamo col dire che se Pitino Jr si è sentito sotto pressione, non l’ha dato a vedere. Sorridente e tranquillo in ogni conferenza stampa, ha sempre rassicurato tutti sui risultati futuri. Che in effetti sono arrivati. Certo, c’è chi ironizza sul fatto che al giovane coach basta alzare il telefono per accedere all’esperienza senza filtri del padre che ne ha viste di tutti i colori e ha affrontato ogni genere di pressione (comprese quelle Nba a NY e Boston). Ma anche fosse, meglio così per i Gophers.

 

La sostanza, prima di vedere cosa fanno in campo i Gophers, è che Pitino ha fatto due scelte sostanziali. Per prima cosa ha iniziato a seguire i suoi giocatori anche fuori dal campo e a stagione finita, stando loro vicino e organizzando incontri periodici per creare un buon clima di squadra. E così uno dei problemi cronici di Minnesota, ovvero la presenza a roster di “teste calde” (che sono una caratteristica dei reclutamenti di Smith) è stato disinnescato. Dopodiché ha iniziato a scegliere finalmente i giocatori che voleva lui, fra recruiting e transfer.