Livelli di decibel da rottura dei timpani, cori bizzarri, travestimenti, bambolotti, accampamenti, coriandoli fatti con qualsiasi cosa: sugli spalti delle arene del college basketball se ne vedono di tutti i colori, e il tifo organizzato (le cosiddette student section) è uno dei motivi per cui i tornei universitari sono così amati dentro e fuori gli Stati Uniti. Andiamo a scoprire le dieci section più iconiche della Division-I.
The Cameron Crazies – Duke
L’origine del tifo organizzato a Duke si deve – come quasi tutto da quelle parti – a coach K. All’inizio degli anni ’80, ai tempi dei suoi altalenanti esordi in panchina, Mike Krzyzewski girava per i dormitori chiedendo più partecipazione alle partite dei Blue Devils. Fu ascoltato e, trascinati anche dai risultati, sempre più studenti iniziarono ad assistere alle partite.
Decenni dopo, la Section 17 del Cameron Indoor Stadium è perennemente occupata da un migliaio di persone con costumi, trucchi e parrucchi assurdi. Tra le decine di riti collettivi accumulati nel tempo spiccano quello di Cammy il bambolotto e di Krzyzewskiville. Il primo, portato vent’anni fa per la prima volta nella student section, viene lanciato in aria ad ogni partita. L’altro, invece, è il nome che viene dato alle tende nelle quali i tifosi si accampano per garantirsi il posto prima delle partite più importanti, gestendosi con un complicato set di regole interne. Alcuni arrivano anche otto settimane prima (per la sfida a UNC), e lo stesso coach K la definì una “mini-Woodstock”.
The Paint Crew – Purdue
Se si parla di rumore, pochi raggiungono il livello della student section di Purdue. Il merito è di quasi tremila persone che si sgolano in ogni partita dei Boilermakers e – secondo alcuni – del soffitto in alluminio della Mackey Arena che potenzia l’acustica. Il nome dell’organizzazione viene modificato ogni volta che un nuovo capo allenatore si siede in panchina: prima dell’attuale, dedicato a Matt Painter, si chiamava Gene Pool in onore di Gene Keady.
Data l’altissima richiesta, l’accesso alla student section è regolato da diversi meccanismi burocratici. Innanzitutto bisogna acquistare (per una cifra tra i 100 e 150 dollari) il Boarding Pass, dopodiché solo il 10% in cima alla classifica dei “loyalty points” (una specie di punteggio fedeltà che si mantiene partecipando a partite ed eventi) ha la sicurezza del posto in arena: spesso gli altri devono passare attraverso una lotteria per ottenere i biglietti.
The Crimson and Blue – Kansas
Non hanno un nome ufficiale, ma è merito loro se Andy Katz su NCAA.com ha definito l’Allen Fieldhouse come l’arena più rumorosa della nazione. Il loro “Rock Chalk, Jayhawks, KU” è un canto ultra-centenario, che pare risuoni tra i corridoi dell’università dal 1886 e può contare tra i suoi pubblici estimatori addirittura Theodore Roosevelt.
Anche i tifosi dei Jayhawks hanno la tradizione di campeggiare fuori dal palazzetto prima delle partite più importanti, ma quella più simbolica è sventolare delle copie del giornale universitario, l’University Daily Kansan, che poi vengono strappate a pezzetti e lanciate come coriandoli durante la presentazione della squadra. Nonostante l’UDK sia diventato qualche anno fa una pubblicazione solo digitale, continua a stampare delle versioni cartacee appositamente per poter portare avanti questa usanza alle partite all’Allen Fieldhouse.

Izzone – Michigan State
Qui l’associazione tra il nome della student section è quella dell’head coach è ancora più palese, e onora gli oltre 30 anni di fedeltà di Tom Izzo agli Spartans. In italiano suonerebbe come un accrescitivo, e non sarebbe sbagliato: sugli spalti del Breslin Center si organizzano circa 5000 persone e, come ipotizzabile intuire, fanno un casino pazzesco.
Anche loro hanno l’usanza di salutare la presentazione della squadra avversaria fingendo di leggere il giornale, che poi viene lanciato al canto di “Who cares? You suck!”. Altro tratto distintivo è il coro “go green! go white!” lanciato come un botta e risposta tra sezioni opposte, che nelle giornate più calde fa tremare fisicamente gli spalti.
The Auburn Jungle – Auburn
Se la Neville Arena è soprannominata The Jungle, c’è un motivo e non riguarda solo l’associazione con l’habitat naturale dei Tigers. In un programma da sempre molto concentrato sul football americano, il basket si è via via trovato il suo spazio, e oramai la sua student section non ha niente da invidiare a quelle più blasonate della nazione. Dal grido di battaglia War Eagle al classico striscione Fear the Jungle, gli oltre 2000 in arancione riescono spesso a creare uno degli ambienti più difficili nei quali giocare per gli avversari.
Una delle abitudini più diffuse nelle ultime due stagioni ha però a che fare con la spiritualità, ed è un raro caso di mantra passato dai giocatori ai tifosi e non viceversa. “Call God!” con tanto di mano a cornetta sull’orecchio, è un motto lanciato dall’assistente allenatore (e studente) Caleb Jones, recepito immediatamente dai giocatori e usato spesso come esultanza,fino a diventare uno dei simboli della Jungle.
The Orange Krush – Illinois
Attiva dal 1975, la student section di Illinois è una delle più longeve della nazione, e dal 1998 funziona anche come fondazione di volontariato, arrivando a raccogliere quasi tre milioni di dollari in totale con le sue iniziative. Il colpo d’occhio cromatico, unito a quello dei decibel, rendono lo State Farm Center un fortino, ma non solo. I tifosi dei Fighting Illini sono infatti famosi per le loro “imboscate” in trasferta: travestiti a tutti gli effetti da tifosi della squadra di casa, si cambiano una volta entrati in arena per dare vita a delle “macchie” arancioni in mezzo alle altre tifoserie della Big Ten.
ZonaZoo – Arizona
Iniziata nel 2002 come un progetto per stampare delle magliette da regalare ai possessori dell’abbonamento annuale, ZonaZoo è ben presto diventata un’organizzazione cardine nell’ecosistema dei Wildcats, nonché quella che tuttora si occupa della gestione e della vendita dei biglietti per le partite.
Il loro coro più famoso, Bear Down, riprende l’inno popolare del campus, e il motto ufficiale dell’università, che compie cent’anni nel 2026. Il calore del McKale Center di Tucson è invidiabile, ma come molte student section anche quella dei Wildcats cerca di mantenersi dentro i limiti di educazione: durante la scorsa stagione hanno pubblicato un comunicato ufficiale per scusarsi a nome dei tifosi che avevano urlato “Fuck the Mormons” durante la partita contro BYU.

Cyclone Alley – Iowa State
Cuore pulsante dell’Hilton Coliseum e della sua Hilton Magic, la student section di Iowa State conta 17 capi nella sua organizzazione, tutti con compiti molto precisi. Occupa diversi settori del palazzetto disposti in verticale, arrivando da bordo campo fino alle ultime file, e ha visto diffondersi sempre di più tra le sue fila l’usanza di pitturarsi il viso con i colori dell’università in occasione delle partite, abitudine mutuata dal Yell Like Hell, una delle più longeve tradizioni tra le confraternite del campus.
Tra le loro abitudini più bizzarre, quella molto recente di alcuni di loro di vestirsi con abiti coloniali settecenteschi, principalmente in onore di due giocatori, Joshua Jefferson e Blake Buchanan, soprannominati I presidenti.
Big Blue Nation – Kentucky
Secondo alcune leggende metropolitane, sono arrivati ad “infestare” anche una partita di esibizione dei Wildcats in Giappone: i tifosi di Kentucky sono rinomati per la loro onnipresenza anche in trasferta, ma è in casa che danno il massimo, trasformando la Rupp Arena in un fortino. Nella eRUPPtion zone, come viene chiamata la student section posta dietro uno dei canestri, non ci sono posti a sedere, e guardandola si capisce subito il perché. Sono ovviamente la mente dietro i tanti cori personalizzati per Kentucky (tra cui il “Cats by 90!” che accompagna le vittorie più nette), ed hanno persino una loro propria Madness. Si tratta della Big Blue Madness, l’evento di presentazione dei roster maschile e femminile all’inizio della stagione. È talmente sentito che gli oltre 20.000 biglietti in vendita per l’ultima edizione sono andati sold out in appena 29 minuti.
The Kennel Club – Gonzaga
Se dall’inaugurazione del McCarthey Athletic Center (per gli amici The KennelI) nel 2004 Gonzaga ha vinto oltre il 90% delle sue partite casalinghe, di cui 75 di fila tra il 2018 e il 2023, è anche per merito dei 1200 indemoniati della sua student section. Tra i riti ricorrenti c’è una specie di danza collettiva al ritmo del classico della musica dance Kernkraft 400 di Zombie Nation: si inizia battendosi il petto come in una Haka, si finisce a saltare e battere i piedi per terra così forte da far tremare la tribuna.
Anche a Spokane si è diffusa l’usanza di piazzare le tende fuori dal palazzetto prima delle partite più importanti, ma con una sfumatura da caccia al tesoro. Ogni mercoledì alle 12.15, infatti, viene pubblicato The Tweet, un messaggio su X che comunica dove recarsi all’interno del campus per ottenere il tanto ambito posto #1 per la propria tenda.


