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Le grandi delusioni della stagione

Autore: Giovanni Bocciero
Data: 2 Mar, 2017

Ci sono università dal nome importante che avevano iniziato la stagione con grandi aspettative e che poi si sono scontrate con problemi dentro e fuori dal campo e ci sono squadre meno famose che sembravano avere a disposizione i giocatori giusti per una grande annata. Qualcuna non ha già più chances di partecipare alla big dance, altre possono ancora farcela ma dovranno fare un grande torneo di conference per entrare nel tabellone principale.

E così, prima di tuffarci nel pieno del Torneo, ecco le cinque (più una) grandi delusioni della stagione.

Indiana Hoosiers (16-14, 6-11 Big Ten)

OG Anunoby (Indiana)

OG Anunoby (Indiana)

Con loro davvero la sfortuna si è accanita e per questo diamo agli Hoosiers giusto una honorable mention perchè hanno l’attenuante di un roster molto indebolito rispetto a dodici mesi fa con Colin Hartman che non ha mai messo piede in campo e l’infortunio di O.G. Anunoby, uno dei principali terminali offensivi della squadra. Le vittorie di novembre contro Kansas e North Carolina avevano fatto pensare a una stagione completamente diversa. In verità nel mezzo c’era già stata l’inattesa sconfitta contro la non irresistibile Fort Wayne, che forse era un segnale piuttosto esplicito. Fatto sta che coach Tom Crean ha visto evolversi una spiacevole situazione senza avere neppure il tempo di capire cosa stesse succedendo. Prima le sconfitte in serie contro Nebraska, Louisville e Wisconsin, poi il forfait di Anunoby, poi il pesante ko da -30 contro Michigan (che poteva essere anche più ampio) con l’ennesimo infortunio che ha costretto James Blackmon a saltare tre partite. Questi eventi hanno fatto precipitare le cose e nelle ultime 10 partite gli Hoosiers hanno vinto giusto all’OT contro Penn State e di un punto contro Northwestern, tanto che ora sono penultimi della Big Ten davanti solo alla disastrata Rutgers. Salutando (salvo miracoli) per quest’anno il Torneo Ncaa e rimettendo Crean sulla graticola.

Texas Longhorns (10-20, 4-13 Big 12)

BasketballNcaa - Shaka Smart - Texas Longhorns

Shaka Smart – Texas Longhorns

Se il primo anno aveva fatto vedere qualche buon segnale, la seconda stagione di coach Shaka Smart è stata da dimenticare, con i Longhorns che si trovano sul fondo della Big 12. La ricostruzione del progetto tecnico ha subito una brusca frenata, forse anche per via dell’età media molto bassa della squadra che è stata fondata su ben tre sophomore e quattro freshman. Fatto sta che Smart non è riuscito a ricreare l’ambiente che lo ha reso famoso a VCU. Nel corso della stagione, Texas ha mostrato di vivere nella stessa partita momenti di up seguiti da clamorosi down che in maniera irrimediabile ne hanno spesso deciso le sorti. A più riprese l’allenatore e i giocatori hanno dichiarato alla stampa di non essere quelli che purtroppo poi si vedono sul parquet. Ma questo ovviamente non è stato sufficiente. Molti addetti ai lavori ritengono che il grande neo dei Longhorns sia quello di non avere un playmaker (l’anno prossimo forse qualcosa cambierà con l’arrivo di Matt Coleman da Oak Hill). Una situazione che non ha fatto bene al tanto atteso Jarrett Allen, centro da draft che non è riuscito a ben figurare, anche se nell’ultimo periodo è riuscito a sfornare qualche buona prestazione che lo ha rilanciato in ottica Nba.

Rhode Island Rams (20-9, 12-5 Atlantic 10)

BasketballNcaa - Rhode Island

Rhode Island

Anche URI è una grande delusione di questa stagione universitaria, non fosse altro perché veniva da una stagione positiva e quest’anno poteva contare su un roster confermato e sul rientro a pieno servizio di un prospetto Nba, uno tra i migliori realizzatori dell’intera Division I cioè EC Matthews, tornato in campo dopo aver praticamente saltato tutto l’anno scorso. Il problema è che non basta solo aggiungere, ma bisogna anche creare l’alchimia di squadra e trovare i giusti equilibri. La maggiore accusa che può essere mossa alla squadra di coach Dan Hurley è quella di non essere stata capace di mantenere lo stesso livello di concentrazione per tutto l’arco della stagione. E così non sono mancate le sconfitte inattese per i Rams che hanno abbandonato l’idea di titolo dell’Atlantic 10, e hanno messo a serio rischio anche la partecipazione al Torneo. In questo contesto anche l’italiano Nicola Akele è stato discontinuo nel minutaggio e nelle prestazioni.

NC State Wolfpack (15-16, 4-14 ACC)

BasketballNcaa - Dennis Smith - N.C. State Wolfpack

Dennis Smith – N.C. State Wolfpack

I Wolfpack hanno vissuto una stagione che dire travagliata è forse un eufemismo. Non ci si aspettava certamente un’annata ad altissimi livelli, ma quantomeno competitiva. Ed invece North Carolina State a tratti ha giocato in maniera orribile. La prima conseguenza è stata l’esonero di coach Mark Gottfried, cosa più unica che rara quando si tratta di college basketball, anche se il coach porterà comunque a termine il campionato. Quali le colpe di questa NC State? Ci si aspettava sicuramente molto di più in termini di leadership e continuità dal prospetto Nba Dennis Smith che invece è sembrato un oggetto estraneo a questi Wolfpack pur mettendo il suo timbro sull’unica nota positiva dell’anno, ovvero il fantastico successo ai danni di Duke, per di più in trasferta. La difesa non ha funzionato, Omer Yurtseven è stato impalpabile e sono state diverse le prestazioni a dir poco oscene, come quella nel derby con North Carolina, che è stata capace di rifilare a Smith e compagni un sonoro -51. Una sola vittoria nelle ultime dieci partite di una stagione davvero da dimenticare.

Connecticut Huskies (14-15, 9-8  AAC)

BasketballNcaa - Kevin Ollie - UConn Huskies

Kevin Ollie – UConn Huskies

Altra stagione piuttosto amara per gli Huskies di coach Kevin Ollie, che può recriminare per addii e infortuni vari. Ma queste attenuanti reggono il giusto, perché non bisogna dimenticare che UConn ha esordito con due sconfitte non digeribili contro le non irresistibili Wagner e Northeastern. L’unica vittoria di prestigio in non-conference è arrivata contro Syracuse. Nel mezzo c’è stato l’infortunio del freshman Alterique Gilbert (che fino a quel momento non stava sfigurando). Coach Ollie è finito ancor di più sulla graticola quando ha iniziato con uno 0-3 la regular season dell’American Athletic perdendo in sequenza contro Houston, Tulsa e Memphis. Inoltre è stato accusato di non valorizzare i giovani talenti che riesce a reclutare, come ad esempio il freshman Vance Jackson e il sophomore Steven Enoch. Resta il fatto che il successo di appena due anni al Torneo fa appare sempre più come un autentico caso. Frutto forse di un lavoro motivazionale fantastico da parte di Ollie, che però non è riuscito a ripetersi in queste stagioni.

Michigan State Spartans (18-12, 10-7 Big Ten)

Michigan State Spartans

Gli Spartans si affacciavano a questa stagione con grandi attese da parte degli addetti ai lavori e invece gli infortuni della preseason sono stati un’autentica mazzata per le loro velleità. Gli stop a Gavin Schilling e Ben Carter – mai scesi in campo – hanno aperto una voragine nel settore lunghi che ha condizionato e non poco il lavoro di coach Tom Izzo. E il fatto che un allenatore del suo calibro non sia riuscito a trovare una parvenza di soluzione tattica ha rappresentato forse la maggiore delusione della stagione. Inferiore alle attese è stato anche l’apporto di quella che era considerata una delle migliori classi di reclutamento di sempre, con il solo Miles Bridges – con evidente interesse a rendersi eleggibile per il prossimo draft – costante dall’inizio alla fine. Per il resto la squadra ha giocato poco sopra la sufficienza, dimostrando anche una scarsa durezza mentale. Non a caso Michigan State non è stata capace di vincere un singolo big match che ha affrontato, perdendo contro Arizona, Kentucky, Baylor, Duke e per ben due volte con Purdue. Ironia della sorte, quando la squadra ha perso per la stagione il senior Eron Harris, contro Wisconsin è finalmente arrivata una vittoria importante che ha lasciato ancora qualche speranza per il Torneo.

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