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Da Xavier a Michigan, le sorprese

Autore: Paolo Mutarelli
Data: 29 Mar, 2017

 

 

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In un marzo avaro di cenerentole ci sono state squadre che hanno sorpreso andando oltre i pronostici con prestazioni al di sopra delle aspettative e che hanno conquistato simpatie e consensi. Ecco quali.

Xavier Musketeers (#11), Elite Eight

Sono degli habituè della March Madness, ma quest’anno nessuno avrebbe mai scommesso su una corsa così duratura dei ragazzi di coach Chris Mack, il quale si è confermato un grande allenatore, dimostrando a tutti il suo ottimo lavoro alla guida dell’ateneo dell’Ohio (7 presenze al torneo per Xavier nei suoi 8 anni da head coach).

Il 2017 dei Musketeers è stato tribolato: a gennaio hanno perso, nel giro di due settimane, prima il senior Myles Davis, sospeso dalla squadra, e poi Edmond Sumner per un infortunio al crociato. In altre parole, coach Mack ha dovuto fare a meno di un tiratore esperto e di un two-way player di impatto fondamentale. Ne sono scaturite sei sconfitte consecutive che hanno portato Xavier a stare “in the bubble” cioè nel dubbio di una chiamata, o meno, per il torneo.

La chiamata è arrivata, ma i Musketeers hanno dovuto patire fino all’ultimo istante poiché il loro nome è stato l’ultimo ad essere pronunciato, tra tutte le 68 squadre, durante la Selection Sunday.
Arrivati al torneo, però, sono diventati la brutta gatta da pelare che abbiamo potuto ammirare in queste settimane. A suon di upset e grandi partite, Xavier è arrivata fino alle Elite Eight, per poi esser schiantata da una Gonzaga micidiale. Gli assi scoperti da Mack in questo viaggio sono stati la difesa a zona, che ha mandato in crisi Florida State e Arizona, e l’estrema duttilità nei piani gara.

 

Quest’ultima è stata fondamentale perché oltre a poter contare su un Trevor Bluiett meraviglioso e dotato di un killer instinct pazzesco e su un J.P Macura ai limiti del commovente, Xavier ha trovato in ogni gara l’uomo giusto al quale affidarsi. Sean O’Mara è stato fenomenale nei primi due turni dominando i tabelloni, Kaiser Gates e Malcolm Bernard hanno tirato fuori due prestazioni meravigliose contro Arizona.

 

A tutto questo come detto va aggiunta la sagacia tattica di coach Mack che, oltre alle difese a zona cucite a puntino per ogni evenienza, ha tirato fuori alcune giocate dopo i timeout o nei momenti topici della gara che si sono rivelate decisive.

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South Carolina Gamecocks (#7), Final Four

Hanno fatto la storia dell’ateneo, prima arrivando per la prima volta all’Elite Eight e poi approdando alle Final Four nel Regional più tosto del tabellone grazie una difesa fisica e rognosa e un Sindarius Thornwell formato panzer.

 

Il marzo dei Gamecocks non era partito alla grande con la sconfitta ai quarti di finale contro Alabama nel torneo della SEC, ma con l’inizio del torneo Ncaa le cose sono cambiate. La March Madness ha confermato quella che in regular season era la seconda difesa della nazione (dietro solo a Gonzaga) fatta di fisicità in tutti i ruoli e grande aggressività sul portatore di palla. Disporre nel backcourt di una coppia come Dozier-Thornwell, rispettivamente 203 cm e 195 cm, garantisce una difesa asfissiante e pericolosa sulle linee di passaggio.

Dopo aver distrutto Marquette, con 50 punti del duo di cui sopra, la squadra di Frank Martin ha realizzato un vero capolavoro nel secondo tempo contro Duke, dove ha subito 50 punti, ma nel frattempo ha rifilato la bellezza di 65 punti ai Blue Devils accedendo così alle Sweet16. Fatto l’upset, South Carolina non si è più guardata indietro, ha schiantato fisicamente Baylor, imbrigliando il lungo Motley, lasciando carta bianca in attacco a quel torello di Thronwell e ha giocato una fantastica partita contro Florida.

 

La difesa nel secondo tempo contro i Gators è stata esemplare: hanno completamente inceppato un attacco che già solitamente non eccelle per fluidità, facendolo sparare a salve con un orrendo 0/15 da tre. Dal punto di vidsta offensivo invece hanno dominato il pitturato, arrivando facilmente al ferro e collezionando viaggi in lunetta che si sono rivelati decisivi.

 

Ora li aspetta la Final Four di Phoenix. L’accoppiamento non è dei più semplici: Gonzaga, l’unica difesa migliore di quella dei Gamecocks, alla quale si aggiunge un attacco brillantissimo. Possiamo dire che South Carolina è, per quanto inusuale, la nostra Cinderella. Vedremo come andrà a finire.

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Michigan Wolverines (#7), Sweet 16

Si dice che un’esperienza che ti porta a contatto con la morte, ti fa cambiare la visione delle cose. Così deve esser successo anche a Michigan che, dopo aver scampato il disastro aereo, è entrata in modalità Juggernaut vincendo il torneo della Big Ten e giocando tre meravigliose partite al torneo NCAA.

La squadra di coach John Beilein ci ha messo un po’ per interiorizzare i concetti della spread offense, ma nel momento in cui hanno schiacciato il piede sull’acceleratore hanno iniziato a giocare una pallacanestro meravigliosa. Hanno vinto lo scontro tra attacchi contro Oklahoma State al primo turno grazie ad un gioco fatto di tagli, tanto movimento senza palla e il consueto bombardamento di triple.
Mentre contro una difesa più attenta e atletica come quella di Louisville, al secondo turno, hanno sfruttato moltissimo il pick&roll e la giornata di grazia di Moritz Wagner.

Il braccio armato della mente di Beilein è stato quel piccolo grande uomo di Derrick Walton Jr. che nel torneo della Big Ten e nella partita contro i Cowboys è stato pazzesco, contro Oregon semplicemente trascinante, cascando, però, proprio sul più bello, su quello che è stato l’ultimo tiro della sua carriera collegiale, infrantosi sul ferro.

 

Le grandi sorprese, però, sono arrivate sul fronte lunghi dove Moritz Wagner e D.J Wilson hanno mostrato tutto il loro arsenale. Il secondo tempo di Wagner contro Louisville è stato dominante con una prestazione (26 punti) che, come si dice in gergo, lo ha messo sulla mappa, mentre Wilson, dopo tre anni, è riuscito finalmente a mostrare tutte le sue qualità da stretch 5.

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Usc Trojans (#11), Second Round

L’avevamo definita squadra pazza, giovane e perfetta per marzo e i Trojans non hanno deluso. Ok, non sono arrivati neanche alle Sweet 16, ma per il modo nel quale hanno vinto le prime due gare meritano un posto tra le sorprese. Nel First Four e nel primo turno sono arrivate le rimonte numero 12 e 13 della stagione, una stagione comunque da 26 vittorie totali. Sopratutto la seconda contro SMU, seria dark horse per le Final Four, è stata pazzesca, con la tripla finale di Elijah Stewart a suggellare la rimonta.

 

Al secondo turno sono stati sconfitti da un gioco da quattro punti di Manu Lecomte al termine di una partita pazza, dominata da Chimezie Metu, che ha sfiorato i 30 punti. Hanno puntato molto sulla circolazione di palla (più del 50% dei canestri realizzati al torneo sono stati assistiti) e sul tiro da tre, realizzando paradossalmente la loro miglior prestazione del torneo proprio contro Baylor. A tradirla è stata, però, quella difesa scostante che ha causato spesso grandi parziali negativi durante la regular season e che si è rivelata fatale contro i Bears.

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