Quote by Magic Johnson: “Oggi mi sento liberato”

10/04/2019

Magic Johnson si è dimesso dal ruolo di presidente dei Los Angeles Lakers. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, e in una situazione surreale. La squadra ha annullato il rituale incontro tra giornalisti e giocatori nel pre-partita della sfida con i Portland Trail Blazers, l’ultimo appuntamento stagionale per i gialloviola. Tra la confusione dei giornalisti, Magic si è presentato nell’area predisposta alle interviste e ha sganciato la bomba.

“Qualcuno dovrà dirlo al mio capo, che non la prenderà bene. Ma so che non potevo affrontarla faccia a faccia e dirglielo, nonostante l’abbia vista ieri per una riunione di tre ore per discutere il futuro di questa squadra. Quindi oggi, mia cara Rachel [Nichols, giornalista di ESPN e conduttrice di The Jump, ndt], mi sento liberato”.

Più tardi, in una conversazione faccia a faccia, Nichols chiede a Magic: “Lo hai detto prima [ai giornalisti] perché non volevi che lei ti facesse cambiare idea?”, domanda a cui l’ex Lakers risponde “Proprio così”.

 

 

La stagione dei Lakers è stata un fallimento. Il titolo non era tra gli obiettivi ma la maggior parte degli addetti ai lavori, noi compresi, pensava che i playoff fossero raggiungibili. Bill Oram per The Athletic mette in fila tutti gli errori commessi dalla dirigenza, e di tutte le altre ragioni che hanno portato a questo risultato in un ottimo articolo pubblicato ieri. Poche le novità rispetto al podcast che avevamo dedicato alla stagione dei Lakers qualche settimana fa, ma ci sono alcuni dettagli emersi solo negli ultimi giorni. Per esempio, l’ipotesi di uno scambio tra Lakers e Chicago Bulls che avrebbe portato Jabari Parker in gialloviola per Kentavious Caldwell-Pope e Michael Beasley. KCP, rappresentato da Rich Paul, lo stesso agente di LeBron James e Anthony Davis, avrebbe avuto potere di veto sullo scambio. Le due squadre avrebbero raggiunto un’ipotesi di accordo il 25 gennaio, l’unico impedimento era appunto la decisione della guardia. Tre giorni dopo, il 28 gennaio, arriva a richiesta di cessione di Davis.

O ancora, la rivelazione di Stephen A. Smith che la scelta di Johnson al draft 2017 era De’Aaron Fox e non Lonzo Ball, ma Jeanie Buss avrebbe scavalcato la scelta per ragioni di marketing. Questo ha portato Johnson ad assicurare Buss in privato che non era stato lui a dare quelle informazioni, vere o false che siano, a Smith. Giorni fa Buss, ospite dello Sports Business Radio Podcast, ha rivelato che dopo quell’episodio la società ha svolto un’indagine interna per capire se ci fossero membri della dirigenza che mentivano l’uno con l’altro. Si è determinato che fossero i media i colpevoli della diffusione di fake news, e non ci fossero responsabili interni. Ma la necessità di questa indagine dimostra la portata dei problemi dei Lakers, molto prima di considerare la situazione a dir poco precaria di coach Luke Walton.

Tutti i giornalisti che seguono da vicino la squadra si aspettavano il suo licenziamento già nella giornata di domani, e proprio oggi Chris Haynes di Yahoo Sports riporta che Jeanie Buss aveva dato il permesso di licenziare Walton, allenatore scelto personalmente da lei e da lei difeso pubblicamente. Che Johnson volesse un cambio in panchina era noto, e già circolavano nomi di possibili sostituti. Nel caso servisse conferma, Ramona Shelburne di ESPN era ospite su The Jump proprio ieri e ha detto che Magic e Walton non si parlano da settimane.

 

Per questi e tanti altri motivi – infortuni, le decisioni in free agency la scorsa estate, lo scaricabarile tra dirigenza e allenatore, il ruolo di Klutch Sports, Rob Pelinka – le parole di Magic Johnson di questa notte sembrano poco credibili. Dubitiamo che le dimissioni siano conseguenza di un bisogno di tornare su twitter e complimentare giocatori per le loro prestazioni o fare da mentore ai Ben Simmons del caso

 

o da ambasciatore della pallacanestro nel mondo senza doversi preoccupare di multe per tampering. Cosa sia veramente successo emergerà nelle prossime settimane.

Magic è credibile quando dice di non aver gradito “i sussurri e le pugnalate alle spalle”. “Non mi sono piaciute tante cose che sono successe e non dovevano succedere. E spero che da domani i Lakers possano andare nella giusta direzione”. Lo è anche nel dire che in questo ruolo non riusciva più a essere se stesso, che ha una vita meravigliosa al di fuori dei Lakers alla quale vuole tornare.

Johnson non è tipo da sottrarsi a una sfida, ma è evidente che non ha le capacità per fare da allenatore o da dirigente.

Le pressioni, per lui e per i Lakers, erano fortissime e serve una preparazione enorme per gestirle. Riconoscerlo, e decidere di lasciare prima di peggiorare la situazione della squadra o la sua salute con problemi di ansia o depressione, problemi mai così comuni nella Nba come oggi, è un merito.

LAL

Il comunicato stampa dei Lakers dopo le dimissioni pubbliche di Magic Johnson

Il futuro dei Lakers ora torna in mano a Jeanie Buss, che dovrà scegliere un nuovo presidente, ma anche prendere una decisione riguardo Luke Walton e Rob Pelinka. Soprattutto, Buss dovrà dare un’impronta chiara alla gestione sportiva della franchigia, magari abbandonando l’idea di un’azienda familiare – Magic era il favorito del padre, Pelinka l’ex agente di Kobe Bryant, Walton un ex Laker – in favore di qualcosa di più professionale. Difficile competere ai massimi livelli nella Nba senza un livello minimo di professionalità. Cullarsi sugli allori di avere altre tre anni di LeBron James – che peraltro ha scelto i Lakers anche perché voleva vivere a Los Angeles e non solo per motivi sportivi – non basta. Perché la Nba è un posto migliore quando i Lakers vincono.