Non c’è una favorita assoluta e potrebbe non finire come l’anno scorso, quando le 4 squadre con il seed n.1 si ritrovarono alle Final Four. Duke e Florida sono ancora due serie candidate per arrivarci, Michigan è il nome nuovo, Uconn la solita big solida e pericolosa e Arizona proverà a tornare a vincere la March Madness dopo quasi 30 anni.
Duke – La più solida, la più continua, ha la miglior difesa e il miglior giocatore della Division I, ma anche incognite non da poco, causa infortuni dell’ultimo minuto. Splendido il cammino della squadra di Jon Scheyer che ha messo insieme un gruppo di comprimari che hanno reso al massimo attorno alla stella Cameron Boozer: con oltre 22 punti e 10 rimbalzi a partita, il freshman di Duke non ha sbagliato una sola partita e si è dimostrato immarcabile per chiunque, grazie a una pallacanestro tanto semplice quanto efficace. Con meno talento offensivo rispetto all’anno scorso, i Blue Devils hanno puntato su una difesa asfissiante che concede 62.5 punti a partita grazie a Dame Sarr, un incubo per le guardie avversarie, e a Maliq Brown, una piovra in mezzo all’area. L’infortunio di Caleb Foster toglie a Scheyer il suo floor general e accorcia rotazioni già non infinite, quello di Patrick Ngongba è da valutare ma è chiaro che, se tornerà, non sarà al 100%. In ogni caso, ci vorrà un grande torneo di Isaiah Evans, unica altra vera arma offensiva per i Blue Devils.
Michigan – Yaxel Lendeborg ha preso subito il comando della situazione e ha portato i Wolverines dove davvero in pochi pensavano potessero arrivare all’inizio dell’anno. Squadra con tanti volti nuovi, alcuni dei quali non esattamente reduci da stagioni esaltanti, e invece Elliot Cadeau è diventato addirittura un tiratore affidabile da 3 e Aday Mara ha imparato a sfruttare al meglio i suoi 220 centimetri. L’assetto con 3 lunghi con il mastino Morez Johnson utile sia in attacco che in difesa è stato un rebus per tutti, rifilando schiaffi enormi a inizio stagione (40 i punti presi da Gonzaga), prima di rallentare una produzione offensiva che li vede comunque tra i primi dieci della nazione. Al suo secondo anno ad Ann Arbor, coach Dusty May si conferma uomo giusto al posto giusto e ha finora vinto tutte le scommesse fatte nel portal. Yaxel Lendeborg non era propriamente una di queste ma il passaggio a un livello superiore non è mai scontato per nessun giocatore. Ma lui non ha fatto una piega e ha replicato i numeri che aveva a Uab in tutt’altro contesto e ora punta dritto verso un titolo che a Michigan non vedono dal 1989.
Arizona – Il migliore mix tra international e americani puntando forte su 3 freshman in quintetto. Tommy Lloyd è un altro coach che ha fatto un lavoro meraviglioso per far rendere al meglio una squadra molto giovane e senza una vera stella, ma con tanti giocatori che possono fare canestro. Koa Peat è il collante e l’uomo da cui andare quando servono punti facili, Brayden Burries lo scorer che nessuno si aspettava così forte, mentre Ivan Karchenkov è il solido tuttofare che può marcare chiunque. Assieme ai tre volti nuovi, ci sono le certezze che Lloyd ha confermato dall’anno scorso, a partire dalla coppia di lunghi Krivas-Awaka che raccoglie poco meno di 20 a rimbalzi a partita e che in pochi possono pareggiare. E poi ci sono Jaden Bradley e Anthony Dell’Orso, veterani dalla mano calda che completano un roster con 7 uomini vicini alla doppia cifra che nessuno ha. E infatti, a parte una settimana con due sconfitte di misura contro Kansas e Texas Tech, sono stati un rullo dall’inizio alla fine della stagione, dominando la Big12 e dimostrandosi più che pronti a riprendere un titolo che a Tucson manca invece dal 1997.
Florida – Quando perdi il giocatore che ti ha letteralmente trascinato al titolo assieme a tutti i suoi compagni del backcourt è lecito attendersi una stagione di transizione e tale sembrava all’inizio quella dei campioni in carica. L’innesto di due primedonne che amano avere la palla sempre in mano come Xaivian Lee e Boogie Fland non è stato semplice e le 4 sconfitte del primo mese avevano dato un’impressione sbagliata su una squadra che ha ancora un reparto lunghi come nessuno: Rueben Chinyelu è il miglior rimbalzista della Division I con 11.7 e ha di fianco un 7 piedi come Alex Condon con cui forma una coppia contro la quale si sono schiantati molto attacchi. Ben oltre i due metri è Thomas Haugh che, da sesto uomo di lusso della Florida campione, quest’anno è il leader della squadra per punti segnati e non solo, oltre che il vero perno sul quale si basa una versione dei Gators molto poco pericolosa da 3, ma solidissima in tutte le altre aree del campo.
Uconn – Pochi fronzoli, tanta sostanza, un quintetto tutto in doppia cifra e un coach che sa come si vince. Negli ultimi anni, UConn fa notizia solo quando non è tra le favorite perché Dan Hurley sarà pure un fenomeno antipatico da circo, ma le sue squadre hanno sempre la stessa solida identità che parte da una difesa aggressiva sui portatori di palla per finire con un attacco senza eroismi in cui tutti si passano la palla e sanno cosa fare e quando. Buona rotazione a 9 con Alex Karaban e Solo Ball che guidano un gruppo che può contare su centro tosto come Tarris Reed e un freshman di gran talento come Braylon Mullins. Buono anche l’impatto di Eric Reibe, freshman tedesco di 2.15, e di Silas Demary, transfer da Georgia, ed ecco che vincere il terzo titolo in quattro anni è una concreta possibilità per gli Huskies.


