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March Madness Day 4 – Iowa sorprende tutti, Rick Pitino allo scadere

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Autore: Paolo Mutarelli
Data: 23 Mar, 2026

La favola di Iowa continua con l’eliminazione dei campioni in carica di Florida mentre St John’s batte Kansas e torna alle Sweet 16 per la prima volta dal 1999. Tennessee si conferma squadra da Torneo mentre Purdue passa il turno nonostante la peggior partita dell’anno di Braden Smith. Ecco cosa è successo nelle ultime gare della seconda giornata.

East

Ritorno al futuro –  Il layup allo scadere con cui Dylan Darling ha dato la vittoria a St John’s contro Kansas ha riportato i Johnnies alle Sweet 16 per la prima volta dal lontano 1999 e potrebbe anche aver messo fine alla carriera di coach Bill Self. La gara davvero bruttina tra due squadre quotate ha regalato un finale al cardiopalma culminato con la scorribanda 1vs1 del play dei Red Storms. Coach Rick Pitino è riuscito in un’altra impresa, grazie al solito Zuby Ejiofor (18 punti, 9 rimbalzi, 4 assist) cui si sono aggiunti i 18 punti di Bryce Hopkins. A Kansas non è bastato Darryn Peterson che ha mostrato nuovamente quanto talento abbia (21 punti) ma anche quante pause si possa prendere all’interno della stessa gara. Adesso il futuro per St John’s si chiama Duke, mentre i Jayhawks potrebbero dover affrontare il ritiro (sempre più probabile) del loro storico allenatore.

La legge del più forte –  Coach Mick Cronin era preoccupato dell’impatto che avrebbe avuto sulla partita Tarris Reed (reduce da uno show contro Furman) e invece è stato Alex Karaban a ricordarsi di essere senior e capitano della squadra. Sono stati i suoi canestri a tenere a galla Connecticut nei primi 30 minuti, permettendo poi ai compagni di dare la spallata finale. A lungo però la gara è stata Karaban vs UCLA (priva del miglior giocatore Tyler Bilodeau). Alla fine per l’ala di UConn 27 punti con 5/8, 4/8 da 3 e 5 rimbalzi. Gli Huskies hanno anche ritrovato Braylon Mullins (17 ma con 5 palle perse) mentre prosegue il periodo no di Solo Ball: 9 punti in due partite con 1/11 da 3.

South

Vincere ad ogni livello – Se siete sorpresi dalla vittoria di Iowa, fate bene ad esserlo ma alcune avvisaglie c’erano. Una su tutte, Florida era la No.1 con più punti interrogativi, specialmente nel backcourt, e poi  l’accoppiata coach Ben McCollum-Bennett Stirtz vince a qualsiasi livello ormai da cinque anni. Poco importa se sia Division II, Mid Major o March Madness, coach McCollum sembra avere le stigmate dei più grandi. Iowa sorprende quinsi la nazione staccando il biglietto per le Sweet Sixteen dopo 27 anni e lo fa facendo gara di testa contro i campioni in carica, sprecando dodici punti di vantaggio, togliendo ai Gators l’arma principale – quel Thomas Haugh che tanto ha cambiato la direzione della stagione di Florida – e trovando nelle triple di Cooper Koch e nei canestri di Tavion Banks la perfetta soluzione a una prestazione da 0/9 dall’arco di Stirtz. L’ex Drake rimane però fondamentale per gli Hawkeyes: sempre in campo ad attirare attenzioni, capace di segnare il layup del -1 nel finale e a dare l’assist dell’immortalità ad Alvaro Folgueiras, che segna la tripla della vittoria a 4 secondi dalla sirena.

Midwest

Che ci importa del NIL – Dopo la scoppola che Iowa State ha inflitto a Kentucky, molti analisti di college basketball hanno paragonato il budget NIL delle due squadre: i Wildcats sono i più ricchi della nazione, i Cyclones neanche nella Top 5 della Big 12. Eppure il risultato è stato eloquente: un +19 finale che non ammette dubbi, rafforzato dal fatto che a coach TJ Otzelberger mancasse il suo miglior giocatore, Joshua Jefferson. Una partenza lenta di Iowa State che stritola poi lentamente – specialmente nella seconda frazione – una Kentucky inerme e soprattutto senza una guardia in grado di mettere un pelo d’ordine in un casino generalizzato. Iowa State la guardia invece ce l’ha e Tamin Lipsey con 26 punti ha portato tutti a scuola, ben aiutato anche da Nate Heise che ha retto botta entrando in quintetto al posto di Jefferson, in dubbio anche per le Sweet16.

L’abitudine a vincere – Alabama e Tennessee sono ormai clienti fissi del secondo weekend della March Madness. Per il quarto anno di fila i due programmi della SEC staccano il biglietto per la Sweet Sixteen, stavolta nella stessa parte di bracket. Alabama domina senza alcuna pietà una Texas Tech monodimensionale e troppo leggera sotto canestro: 90-65 è una punizione assai severa per i Red Raiders ma che mostra lo stato di forma pericoloso dei Crimson Tide. Tennessee invece mostra la sua scorza più dura, temprata da anni di partite importanti, contro un programma in ricostruzione come Virginia. Rick Barnes è un decano, coach Ryan Odom un giovane in rampa di lancio e il primo è riuscito a mettere a nudo i difetti di creazione degli esterni dei Cavaliers e trovando un apporto offensivo da chiunque abbia messo piede in campo, specialmente da Ja’kobi Gillespie, 21 punti per lui.

West

La forza appannata delle big – Due partite non certo scintillanti chiuse con un punteggio molto simile bastano e avanzano alle due favorite del West per andare avanti. La peggior partita probabilmente di sempre di Braden Smith complica la vita di Purdue che soffre il 3/12 del miglior assistman dell’Ncaa, che ne dà via altri 8 ma perde anche 8 palloni uno più brutto dell’altro, ma basta a Matt Painter una serata da 24 punti di Fletcher Loyer oltre alla solidità di Trey Kuffman Renn (19+9)) per regolare 79-69 nel finale una Miami comunque fastidiosa. Segnarsi il nome di Shelton Henderson, freshman dal grande fisico che può marcare lunghi e piccoli senza problemi e anche dal grande futuro se migliorerà un po’ il tiro. Vince anche Arizona 78-66 prendendo la solita quantità industriale di rimbalzi (54 di cui 22 offensivi, contro i 26 degli Aggies), ma Utah State rimonta da -18 a -4 nel secondo tempo, nonostante un’altra brutta serata al tiro da 3 (8/32, 25%) e la prestazione tutto sommato opaca del suo leader Mason Falslev. I Wildcats avrebbero dovuto quindi soffrire ben di meno e invece si complicano da soli la vita con scelte sbagliate e 12 liberi sbagliati, ma alla fine ne vengono a capo. Certo, con Arkansas ci vorrà ben di meglio.

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