Quote by I migliori e i peggiori del Mondiale U19

È passata quasi una settimana dal termine dei Mondiali U19 del Cairo che hanno visto trionfare un talentuosissimo Canada alle spese della sorpresa-Italia e, soprattutto, degli Stati Uniti, sconfitti in campo internazionale per la prima volta negli ultimi sei anni. Il torneo ha visto la presenza di tanti giocatori impegnati in college o high school americane: vediamo insieme chi ha messo in campo le migliori prestazione e chi, invece, ha deluso le aspettative.

 

I MIGLIORI

 

1. R.J. BARRETT – Canada – Montverde Academy ’19

Il miglior giocatore del torneo, senza la minima ombra di dubbio. Verrà sicuramente ricordato per il capolavoro offerto nella semifinale che ha visto i canadesi trionfare sugli USA per 99-87. Il numero 1 della ESPN 60 ha fatto impazzire la difesa americana rivelandosi completamente indifferente alle varie marcature proposte dagli avversari, fra jumper infilati dalla media e dalla lunga distanza, ottime letture (anche off the ball) e uno-contro-uno brucianti che gli sono valsi tanti viaggi in lunetta. 38 punti (12/24 dal campo, 12/15 ai liberi), 13 rimbalzi e 5 assist in 33 minuti, con coach Calipari – uno dei suoi tanti corteggiatori – costretto ad alzare bandiera bianca e ad aggiungere sul proprio taccuino un’altra spunta alla lista di cose da ricordare sul figlio dell’ex canturino Rowan Barrett. Lo swingman mancino ha chiuso il torneo da Campione del Mondo e MVP, viaggiando a medie impressionanti: 21.6 punti (miglior marcatore in assoluto), 8.3 rimbalzi e 4.6 assist a partita. Il tutto, a soli 17 anni. Semplicemente fenomenale.

 

2. Rui HACHIMURA – Giappone – Gonzaga ’20

Quella giapponese, come preventivabile, si è dimostrata una selezione dal talento modesto ma capace di fare una buonissima figura e piazzarsi con un onorevole 10/o posto. Il motivo principale che ha permesso ai nipponici di tenere testa a quasi tutti i propri avversari ha un nome e un cognome: Rui Hachimura. L’ala di Gonzaga ha messo in mostra grandi progressi compiuti sia sul piano fisico che su quello tecnico. Atleta dotato d’ottima verticalità e d’una armatura che suggerisce grande versatilità e margini miglioramento per l’immediato futuro, Hachimura ha dimostrato di avere colpi in canna di prim’ordine, fra tiri creati dal palleggio anche in situazioni critiche – come nel caso della tripla folle che per poco non costringeva l’Italia all’overtime – e una visione di gioco che gli permette d’essere letale in campo aperto. Utilizzato poco durante la sua stagione da freshman, in quella a venire troverà molto spazio e sarà senz’altro interessante vedere come riuscirà a giostrarsi fra i ruoli di 3 e 4. L’assistant coach di Gonzaga Tommy Lloyd ha detto che Hachimura ha tutto per diventare la stella della squadra da qui a due anni. Di sicuro i 20.6 punti, 11 rimbalzi e 2.4 assist di media in questo Mondiale fanno ben sperare.

 

3. Abu KIGAB – Canada – Oregon ’21

Secondo violino d’eccezione in un Canada, come già detto, colmo di talento e arrivato fino in fondo nonostante il forfait del play di Iowa State Lindell Wigginton (12.4 punti e 4.2 assist) fra quarti e semifinali. Kigab era molto atteso e ha di certo fatto venire l’acquolina in bocca ai tifosi dei Ducks che non vedono l’ora di cominciare ad ammirarlo sin dalla prossima stagione. Il prodotto della Prolific Prep è un jolly ineffabile, un insospettabile (ma a solo a primissima vista) all-around capace di dare una mano alla propria squadra in tanti modi e in entrambe le metà campo. Percentuali al tiro piuttosto solide ma ancora da migliorare – soprattutto ai liberi (63%) – ottimo difensore, eccellente rimbalzista e prezioso facilitatore. Kigab ha chiuso il proprio Mondiale mettendo a segno quattro doppie-doppie, viaggiando a 14.7 punti, 10.6 rimbalzi e 2.3 assist di media e guadagnando un posto nel quintetto del torneo.

 

4. Oscar DA SILVA – Germania – Stanford ’21

Probabilmente il miglior elemento d’una formazione tedesca che, alla luce delle assenze di Isaiah Hartenstein e Kostja Mushidi, può ritenersi tutto sommato soddisfatta del 5/o posto raggiunto. L’ala classe ’98 si è fatta trovare pronta negli appuntamenti cruciali (18 punti, 3 assist e 4 rubate nella vendetta servita alla Lituania nella finalina per la quinta piazza) ed è stato il giocatore che ha mostrato di avere il miglior impatto fra i suoi di fronte a Team USA e al suo atletismo – qualità di cui non difetta, a dir poco. Da Silva colpisce per la versatilità di cui dispone in entrambe le metà campo: in difesa è intelligente e in grado di sfruttare i suoi ottimi mezzi fisici specialmente in prossimità del canestro. In attacco mostra ancora di aver molto da lavorare sul tiro ma controbilancia questa lacuna con altre qualità: capacità di mettere palla a terra e d’attaccare il ferro con decisione, movimenti off the ball e visione di gioco adatta per servire ottimi assist in spazi ristretti. Ha chiuso il proprio Mondiale con le seguenti medie: 10.3 punti, 4.0 rimbalzi, 2.0 assist, 1.7 recuperi e 1.4 stoppate.

 

5. Silvio DE SOUSA – Angola – IMG Academy ’18

Orfana del centro di Maryland Bruno Fernando, ci ha pensato un altro lungo a non far precipitare il livello di una nazionale angolana molto tenace ma non abbastanza attrezzata per compiere un exploit, solo sfiorato contro l’Italia: Silvio De Sousa è stato nettamente il migliore dei suoi (17.3 punti e 13.1 rimbalzi di media), destando grande impressione per un atletismo d’élite che sicuramente lo proietterà verso una high-major: attualmente 28/o nella ESPN 100, potrebbe raggiungere il suo compatriota Fernando a Maryland ma sulle sue tracce ci sono anche Louisville e Florida.

 

6. Tai WYNYARD – Nuova Zelanda – Kentucky ’20

Sorpresa, sorpresa: il miglior giocatore di Kentucky in questi Mondiali non era agli ordini di Calipari. Il panchinaro Wynyard ha spesso incantato con giri sul perno così agili ed eleganti da essere stupefacenti per un 2.08. E’ stato il faro dei neozelandesi grazie alla sua buona efficienza offensiva (14.3 punti, 60.6% da 2) e a un costante contributo sotto ai tabelloni, per numero di rimbalzi catturati (9.3) e per il gran tempismo per la stoppata mostrato (a dispetto di una verticalità nella norma). Nella scorsa annata non ha quasi mai messo piede in campo (il suo high: 12 minuti contro Georgia) e presumibilmente lo spazio a disposizione sarà ancora tendente allo zero, vista la concorrenza spietata nel reparto lunghi dei Wildcats. In caso d’emergenza, però, Calipari potrà contare su un elemento capace di fornire una solidità non da poco per qualcuno così in basso nelle rotazioni.

 

7. Killian TILLIE – Francia – Gonzaga ’20

Il lungo degli Zags è stato il principale punto di riferimento e una delle notizie più liete per una Francia rimaneggiata e lontana parente di quella laureatasi campione d’Europa U18 nel 2016. Tillie ha cominciato il proprio Mondiale con le polveri bagnate (9/32 dal campo nelle prime tre partite) per poi incidere offensivamente con ben altra efficacia negli incontri ad eliminazione diretta, chiudendo il torneo con un dignitoso 45.8% dal campo (12.4 punti di media aggiungendovi 10.9 rimbalzi e 2.4 assist). Il tutto non è comunque bastato a garantire ai Bleus un piazzamento migliore del 7/o posto. Al di là della macchia rappresentata dalle percentuali da 3 (20%) e a cronometro fermo (61.5%), le partite del Cairo ci restituiscono un Tillie energico sotto i tabelloni, capace d’interpretare il ruolo di leader e generoso tanto per gli sforzi profusi che per l’inclinazione a innescare i compagni: tutte cose che non potranno che fare molto comodo a Gonzaga, ora che il transalpino comincerà ad avere un minutaggio da titolare.

 

I PEGGIORI

 

Visto l’epilogo amaro del torneo di Team USA, non possiamo non riservare almeno un paio di posti di questa sezione a dei giocatori americani. Anzi, solo a loro in realtà, visto che fra i vari appartenenti a college e high school in altre nazionali, non ci sembra ci sia nessuno che meriti davvero l’etichetta di “peggiore”. Pensiamo per esempio a Eric Vila, una delusione proprio sul più bello (in semifinale contro l’Italia) ma dopo aver assunto il compito ingrato di caricarsi sulle spalle il peso d’una squadra non eccezionale; oppure a quei giocatori che hanno visto poco il campo  come per esempio il lituano Donatas Kupšas (Lutheran High ’18), giocatore valido che potrebbe finire in una high-major ma utilizzato col contagocce in questi Mondiali (e per appena quattro partite).

 

Hamidou DIALLO – Stati Uniti – Kentucky ’21

Nel mezzo della grande delusione rappresentata dal naufragio in semifinale di Team USA, Diallo occupa un posto tutto speciale e veramente poco invidiabile. Un giocatore atleticamente travolgente, dal potenziale alto ma ancora in balìa dei propri istinti più scellerati a causa di un QI cestistico basso, molto basso. Percentuali da 3 (20%) e ai liberi (57.1%) inaccettabili per un esterno del suo calibro, un atteggiamento cocciuto ai limiti dell’irritante nella sfida col Canada (8 punti in 17 minuti ma con un 2/11 dal campo). John Calipari aveva detto di voler approfittare di questo Mondiale per cominciare a sgrezzare il ragazzo in vista della sua prima vera stagione di college basket. Ecco, diciamo che di lavoro da fare ce ne sarà veramente tanto.

 

Kevin HUERTER – Stati Uniti – Maryland ’20

Una delle note più liete nella passata stagione dei Terrapins si è tramutata in una delle più stonate nell’avventura americana in Egitto. Huerter sembrava avere le carte giuste per poter essere uno dei punti di riferimento della squadra – in fin dei conti, era il più esperto del gruppo insieme a Payton Pritchard e Carsen Edwards – e invece ha finito per disputare un torneo modesto (3.9 punti in 14.3 minuti) che lo ha visto eclissarsi completamente in semifinale (nessun punto e tre falli commessi in 10 minuti).