Lo avevamo capito fin dal primo incontro, quando ancora doveva iniziare l’avventura alla University of San Francisco: Candy Edokpaigbe mostrava una sicurezza e una consapevolezza da giocatrice matura. Non è un caso che, a distanza di qualche mese, la guardia delle Dons si sia messa in luce come la migliore giocatrice della squadra (con 16.8 punti per gara) e continui a mostrare sul campo come fiducia e disciplina si possono trasformare in rendimento. Un viaggio innescato da quella “scintilla” partenopea che vi abbiamo raccontato, e che la rende unica nel panorama del basket NCAA.
Facciamo con Candy il punto sulla stagione.
Sei la migliore realizzatrice della squadra e nella top 50 della Ncaa. Ti aspettavi un inizio di stagione del genere?
Sono molto felice dei risultati che sto ottenendo. Non mi aspettavo una stagione così, ma allo stesso tempo non sono neanche tanto sorpresa. So bene che tipo di giocatrice sono e sono consapevole delle mie capacità.
Come spieghi questi risultati così positivi?
Il merito va soprattutto alle mie compagne che mi cercano sempre; ma anche alla mia serietà e costanza in allenamento.
Quando ci eravamo sentite a luglio, mi avevi detto che uno dei motivi per cui avevi scelto San Francisco era per coach Molly Goodenbour. Come ti stai trovando e che consigli ti ha dato per migliorare il tuo gioco?
Mi trovo molto bene con Molly. È una tosta e lo vediamo ogni giorno in allenamento. Uno dei migliori consigli che mi ha dato è di non pensare mai al tiro sbagliato precedentemente. Mi sta aiutando tantissimo. Inoltre, è una di quelle allenatrici che riesce a dare tanta fiducia alle proprie giocatrici. Per esempio, nonostante le mie percentuali da tre siano davvero basse (27.1%), lei continua a dirmi che, se sono libera, devo comunque tirare. Per me questo è un aspetto fondamentale, anche perché non è una cosa scontata.
Oltre ai punti in attacco ti aveva chiesto anche un impatto in difesa. Come sta andando su questo fronte?
Diciamo che me la sto cavando abbastanza bene. Il mio obiettivo è quello di prendere tre rimbalzi a partita (al momento siamo a 4.6, seconda in squadra, ndr), ma ci sto ancora lavorando. Il livello quest’anno è un po’ più alto, ma cerco sempre di dare il mio contributo magari andando ad aiutare sul lato debole o cercando di non farmi superare nell’uno contro uno.
Facci un bilancio del tuo rendimento fino ad ora.
Le buone cose sono arrivate per il 60% dall’attacco e per il 40% dalla difesa. Ma posso e devo ancora migliorare su entrambi i fronti.

Fino ad ora qual è la stata la partita più intensa e significativa che hai giocato?
La WCC è formata da squadre che possono vincere e perdere contro chiunque: è una conference molto equilibrata e quindi ogni partita è difficile. Il match più intenso è stato quello contro Loyola Marymount che abbiamo vinto all’over time. Dopo aver commesso due falli nei primi minuti, sono andata subito in panchina, ma quando mi hanno richiamata in campo mi sono fatta trovare pronta. È stato emozionante soprattutto perché la vittoria è arrivata grazie al contribuito di tutte: anche le ragazze che sono entrate dalla panchina hanno fatto la loro parte mettendoci grinta e faccia tosta. Sono queste le partite che mi gasano di più. (Finale 85-82 per le Dons con 17 punti e 60% dal campo per Candy, ndr).
Sei nervosa all’idea di dover affrontare Seattle University, la tua ex squadra, tra meno di un mese?
No, non sono nervosa. Anzi, sono carica e non vedo l’ora. Ci sono anche delle mie ex compagne che non vedo l’ora di rivedere. Vorrei solo giocare bene. Anche perché è la prima volta in carriera che mi capita di giocare contro una mia ex squadra e vorrei che fosse speciale.
Raccontaci la tua giornata tipo da atleta a San Francisco
Mi sveglio, vado in palestra verso le nove; poi video, pesi e subito dopo due ore di allenamenti con la palla. Di solito, alla fine passo dal fisioterapista e mi butto un po’ nella vasca fredda. Il pomeriggio è dedicato alla scuola e la sera ai compiti. Quella di uno studente-atleta è una giornata davvero intesa che lascia poco spazio ad altre cose. E lo dico ridendo, ma anche un po’ sconsolata.
Qualche aneddoto divertente che puoi raccontarci?
Sono sempre in palestra! (lo dice ridendo e facendo un grande sospiro)
Com’è il tuo rapporto con la student section delle Dons e cosa fanno di particolare?
Purtroppo non ho un vero e proprio rapporto con i nostri tifosi, sia per motivi di tempo sia di studio. Però sono molto contenta di quello che fanno perché si fanno sentire in qualsiasi modo durante le partite. Una cosa che adoro degli americani è che hanno sempre il sorriso in faccia e voglia di fare amicizia: ti abbracciano, ti parlano, ti invitano a unirsi a loro. Qui nel campus ci sono tantissimi eventi tra studenti e questo mi fa sentire meno sola. È tutto molto bello.
Sappiamo che sei andata a vedere una partita di NBA dei Warriors. Raccontaci come è stata.
Veramente favoloso! Era la mia prima partita NBA e ho visto Stephen Curry e Draymond Green giocare. Da non credere! E Green è veramente come lo vediamo sui social: parla continuamente e lo fa con quell’atteggiamento di uno che vuole iniziare una rissa. È stato magnifico! Una di quelle esperienze che tutti quelli che amano il basket dovrebbero poter vivere almeno una volta nella vita.
Sei in contatto con le altre giocatrici italiane?
Sì, sono in contatto e naturalmente parliamo di basket o di cibo! Ma anche di come ci stiamo trovando, degli allenatori, delle partite e delle nuove amicizie. Per esempio, prima di Natale, ho giocato contro Sacramento State e ho conosciuto Elisa Leghissa. È bello poter condividere questa esperienza con persone che possono capirti e che probabilmente stanno vivendo le stesse emozioni.
Capitolo NIL. Hai già avuto qualche proposta? Stai già facendo qualcosa o ti piacerebbe fare qualcosa?
Sì, ho già ricevuto qualche proposta. Mi piacerebbe fare qualcosa di più: magari qualche spot televisivo (ride). L’opportunità che abbiamo qui negli USA in quanto atlete è una cosa incredibile e sta davvero dando una svolta al basket femminile soprattutto per noi giovani. In Italia non esiste una roba del genere.
Un messaggio a tutti i tifosi di basketball NCAA qui in Italia?
Grazie per come ci seguite, anche se da lontano: sentiamo il vostro calore e ci dà sempre tanta carica. Cerchiamo di rappresentare l’Italia nel miglior modo possibile vivendo un’esperienza incredibile che porteremo sempre con noi. E comunque ci rivedremo presto!
