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Renè D’Amelio a caccia del torneo, ‘è il nostro sogno’

Renè D'Amelio - Cal Baptist
Autore: Paolo Mutarelli
Data: 13 Feb, 2026

Da sogno a realtà in pochi mesi. L’effetto dell’America e del college basketball è proprio questo: trasformare le idee estive in reali opportunità una volta che la stagione inizia. C’è voluto un mese prima di vedere Renè D’Amelio esordire in NCAA. Un po’ per l’infortunio al ginocchio che gli ha tolto la gioia di vincere sul campo l’europeo Under 20 con i suoi compagni e amici di sempre, un po’ per adattarsi ad una realtà diversa da quella di Borgomanero. Si è preso il suo tempo per tornare in campo come si deve e ora è uno dei pochi italiani con chance concrete di andare alla March Madness.

Abbiamo nuovamente intervistato Renè D’Amelio – dopo la chiacchierata di questa estate –  e ci ha raccontato le sue impressioni sulla stagione che sta disputando, su come sta cambiando il suo gioco e sulle sfide che attendono Cal Baptist.

Partiamo dall’inizio dell’anno: il tuo esordio è arrivato il 4 dicembre contro la BYU di AJ Dybantsa, ovvero un mese dopo l’inizio di stagione. C’erano dubbi sul ginocchio oppure è stato un normale periodo di adattamento?

Diciamo entrambe le cose, all’inizio c’erano dei dubbi sulla mia forma fisica iniziale. Le prime settimane in America sono state un po’ difficili per me, avevo problemi anche fuori dal basket, non è stato un ambientamento molto facile. Mi sono dato da fare però, mi sono ripreso bene. Ero un po’ da solo, dovevo trovare degli amici ma è stato solo un inizio lento. Ora sto bene, è tutto a posto

Su Dybantsa ci torniamo più tardi, partiamo da te. In estate ci parlavi della volontà di trasformarti da lungo ad esterno, come sta andando questo processo?

Tutto passa dal tiro, ci sto lavorando tanto. Sento la fiducia del coaching staff e dei miei compagni, che mi spronano tantissimo a tirare quando sono libero. Mi manca un po’ di fiducia in me e di continuità per tirare meglio. Mi permetterebbe di giocare più da esterno.

René D'Amelio

René D’Amelio

Nonostante il tuo atletismo, è stato difficile l’impatto con la pallacanestro americana?

L’atletismo mi ha aiutato molto credo, però mi ha stupito la fisicità, specialmente perché comunque gioco molti minuti da lungo e incontro gente più grossa di me. Sto rientrando nella mia forma fisica, lavorando tanto per cercare di essere più robusto, anche più grosso. A Cal Baptist sapevano del mio infortunio quando sono arrivato e non hanno forzato il mio rientro in campo, sempre di supporto, in aiuto per cercare di rendermi pronto al momento giusto. Sento che da quando è iniziata la conference, le mie performance stanno migliorando, sempre più in alto, sono più costante e ormai sono nelle rotazioni a pieno titolo.

Facci un bilancio della tua stagione: cosa sta andando bene e cosa ti manca per avere qualche minuto in più?

Offensivamente il coach mi chiede di facilitare il gioco, abbiamo alcuni giocatori in squadra che sono i nostri terminali offensivi, prendono tanti tiri. Ma allo stesso tempo mi chiede di essere pericoloso in attacco, una minaccia offensiva. In difesa invece mi chiede di essere un muro, sa che sono versatile, ha tanta fiducia in me. Credo che questo mi abbia aiutato ad avere da subito minuti in campo. Mi manca il tiro, come vi dicevo, però in attacco so come rendermi utile. A livello di squadra, cerchiamo di essere aggressivi su entrambi i lati del campo, senza avere un momento di relax e attaccare il canestro. Corriamo tanto, tanto movimento senza palla, mi trovo bene anche perché taglio molto.

In squadra avete uno dei giocatori più divertenti e prolifici del mondo mid major, Dominique Daniels. Com’è giocare con lui?

E’ davvero fantastico, non ho mai visto un giocatore così fenomenale. Con la sua statura (è alto 178 cm) passa ovunque. Vederlo e giocarci insieme è una cosa incredibile, surreale. Come persona è davvero una buona persona, ti dà sempre consigli, è simpatico, sta lì anche con dei freshman, anche se è all’ultimo anno.

Al momento la stagione sta andando bene, siete in testa alla Wac lottando con Utah Valley e UT Arlington, cui cui avete sia vinto che perso. Come finirà?

Ci stiamo giocando la testa della classifica, eravamo partiti 0-3 con tre sconfitte fuori casa. Un brutto colpo, ma la realtà è che è una conference in cui lotti sempre, a prescindere dalla posizione delle squadre in classifica. Sono squadre toste, aggressive e dobbiamo portare rispetto. La WAC me l’aspettavo così, aggressiva e fisica, senza un attimo per rilassarti o non essere concentrato. Per me non è stato un shock, sapevo fosse così. L’ho affrontata senza avere paura. Siamo in lotta ed è molto aperta, sappiamo di star lottando per un posto alla March Madness. Era il nostro obiettivo da inizio anno, abbiamo tutte le caratteristiche per farcela. Sento che stiamo vivendo questa chance senza tanta pressione, anche perché manca tanto. Sarebbe un sogno giocarci, stiamo lavorando per andarci.

Hai esordito in concomitanza della settimana più tosta dell’anno quando avete affrontato di fila Colorado, BYU e Utah. Parlaci del tuo esordio contro BYU e di AJ Dybantsa.

Per me è stato un esordio tosto in un campo incredibile, ma credo di aver dimostrato di esser pronto. Ho giocato con fiducia, prendendo i tiri giusti, subendo anche falli sul tiro. Il coach era molto contento del mio impatto sulla partita, anche i compagni, anche se è stato difficile. Avrei voluto marcare Dybantsa, ma era in panchina nei momenti in cui ero in campo. Era un sogno perché avevo visto tantissime cose di lui, quando era all’High School.

Contro Utah e Colorado, in trasferta, avete giocato due gran partite, mostrando di non essere troppo lontano dal livello della Big 12. Cosa vi è mancato per vincere?

Credo che l’unica cosa che ci mancava era la chimica nel giocarsi le partite punto a punto, cosa che ora invece abbiamo trovato con l’andare della stagione. Rimanere calmi, non forzare i tiri. Contro Utah eravamo veramente vicini all’upset, credo ci sia mancato solamente quello. Infatti abbiamo perso all’ultimo minuto.

Qual è l’aspetto di gioco su cui state lavorando maggiormente in allenamento?

Stiamo spingendo tanto sulla difesa in post, più che altro perché spesso affrontiamo lunghi di due metri e dieci e non sappiamo come fermarli. Ma in realtà facciamo anche tanto video per capire quali scelte giuste fare durante i finali caldi.

Invece tu su cosa stai lavorando individualmente? 

Non c’è tanto tempo, una volta che inizia anche la scuola. Poi io, studiando nutrizione, ho un programma impegnativo con tante ore di lezione. Ma il tempo lo trovi comunque, la mattina prima della scuola abbiamo sempre degli assistenti in campo che ci danno una mano, come a me sul tiro. Abbiamo tempo per riguardare le partite con i coach, mi aiuta molto a migliorare il gioco.

René D'Amelio

René D’Amelio

Che posto è Cal Baptist? 

Un posto magnifico, è proprio la California. Sole, palme, c’è sempre tanta felicità nell’aria, il sole anche a dicembre e gennaio. Esci in maglietta e stai bene. É diverso rispetto a Borgomanero, il campus è grande, è proprio una città con tanti alloggi e tante persone. Non siamo distanti dal mare.

La March Madness è l’obiettivo di Cal Baptist, tu cosa speri di aver raggiunto alla fine di questa stagione? 

Sì esatto, questo è il nostro obiettivo, il nostro sogno, ma l’obiettivo personale a fine stagione è di aumentare la mia forza fisica ed essere una minaccia sul tiro dall’arco.

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