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Nigel Hayes, la voce ‘contro’ della Ncaa

Ncaa basketball - Nigel Hayes (Wisconsin)
Autore: Raffaele Fante
Data: 28 Dic, 2016

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Per due mesi è stato ovunque, protagonista assoluto su social e media, da Twitter al New York Times. Poi è iniziata la stagione e Nigel Hayes ha fatto parlare molto poco di sè per un mese, per poi tornare a essere uno dei migliori giocatori della nazione. Ripercorriamo l’autunno particolare dell’ala di Wisconsin, leader fuori dal campo, ora anche con la divisa dei Badgers addosso.

“I’m a person, I’m black, before I’m an athlete”

Settembre è stato uno di quei mesi in cui gli Stati Uniti tornano indietro di decenni, uno di quei periodi in cui riesplodono le tensioni razziali con violenza nelle strade e dibattiti su discriminazioni e diritti negati. A Tulsa, Charlotte, San Diego uomini di colore vengono uccisi dalla polizia. Hayes cambia la foto del suo profilo Twitter che non è quasi mai quella classica del giocatore di college basketball: non un canestro, la mamma o il campus, ma il cosiddetto Ali Summit che nel 1967 riunì leggende dello sport come Bill Russell, Kareem Abdul-Jabbar e Jim Brown a Cleveland per sostenere il rifiuto di Muhammad Ali di andare a combattere in Vietnam. Fu  una conferenza stampa che fece la storia del movimento per i diritti civili degli afro americani e, a 50 anni di distanza, resta un simbolo anche per le nuove generazioni.

Ali Summit

“The Most Interesting Man in College Basketball” è il titolo di un articolo pubblicato l’anno scorso da Sports Illustrated su Hayes e la definizione resta tuttora valida. Il combinato talento in campo – uso del cervello fuori dal campo lo rende infatti unico nel panorama del college basketball: non solo è uno dei migliori giocatori della nazione, ma è anche uno dei pochissimi con la testa e il coraggio di far sentire la sua voce su qualsiasi tema lo appassioni.

Per questo si parla spesso di lui, prima ancora che la stagione inizi. Perché spesso il senior di Wisconsin parla di argomenti che hanno poco a che fare con il basket giocato. O con lo sport in generale. La foto dell’Ali Summit non è solo un bello sfondo per il suo profilo da 85mila follower, ma la linea guida dei suoi tweet: dopo le uccisioni di due ragazzi di colore da parte delle forze dell’ordine, passa una sera sui social a scrivere post come questo

O come questo

per concludere con questo

Vi ricorda qualcuno? Forse loro

 

“I’m a person, I’m black, before I’m an athlete. So I have to stand up and speak on race issues the way things are going, not only for me personally, but for my people”, ha spiegato in un’intervista concessa a The Undefeated uno dei siti più interessanti degli Stati Uniti. Dove quelle frasi che su Twitter sembrano solo degli slogan diventano ragionamenti più lunghi e completi.

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A broke college athlete

Non solo questioni razziali. College GameDay è uno programma che ESPN organizza ogni domenica in un posto diverso, in occasione di una partita importante di college football. Il 15 ottobre è la volta di Madison, sede della Wisconsin University, e Nigel Hayes si presenta a sorpresa con questo cartello:

Ncaa basketball - Nigel Hayes (Wisconsin)

Hayes con il suo cartello di protesta

Come spesso accade, in un tweet la sua spiegazione

Facciamo una breve lista degli stipendi di WU:

  • Football head coach Paul Chryst – $2.7 milioni
  •  Basketball head coach Greg Gard – $1.75 milioni
  • Athletics director Barry Alvarez – $1.1 milioni

E aggiungiamoci qualche altro numero:

  • Athletic board operating budget 2016/17 – quasi $122 milioni
  • Diritti televisivi – $40 milioni all’anno
  • Contratto con Under Armour – quasi $10 milioni all’anno

Esiste uno studio pubblicato l’anno scorso dal Journal of Sports Economics e scritto da un professore di Economia della University of South Florida che quantifica il profitto generato alle università dai migliori giocatori di basket. Lo potete leggere qui e le conclusioni sono chiare: per un 4 star recruit, lo stipendio annuo corretto dovrebbe essere di 166mila dollari, che salgono a 613mila dollari annui per un 5 star recruit.

E’ l’eterno dibattito sullo status amatoriale dei giocatori di college, ‘pagati’ con borse di studio, istruzione, facilities di ogni tipo per allenarsi e null’altro. Uno status destinato a rimanere tale dopo che la Corte Suprema ha respinto l’appello presentato da Ed O’Bannon, l’ex giocatore di Ucla che si era ritrovato a sua insaputa protagonista di un videogioco. E a poco è servita anche la denuncia di Ben Simmons nel documentario One and Done:

 

Nigel Hayes è un senior, qualsiasi conquista economica che i giocatori di college basketball riusciranno mai ad ottenere non lo riguarderà. Ma non importa. Alza la voce, o meglio il cartello, e si fa sentire.

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Un cappio per Wisconsin

Sabato 29 ottobre, le elezioni presidenziali si avvicinano. I Badgers affrontano Nebraska in casa, al Camp Randall Stadium. Parliamo di football, perchè la stagione del college basketball non è ancora iniziata. Nel corso del primo tempo, un tifoso con la maschera di Donald Trump ‘impicca’ un altro tifoso con una doppia maschera, da una parte di Barack Obama dall’altra di Hillary Clinton.

Apriti Nigel, che infatti twitta subito arrabbiato

Ambigua e debole la risposta dell’università e dell’UW-Madison Police Dept: non gradiamo una scena del genere, gli stewart hanno fatto rimuovere il cappio ma “this is a form of free speech”. E quindi i due tifosi non sono stati allontanati dallo stadio. La responsabile della polizia del campus, Sue Riseling, ha spiegato infatti che i fans stavano esercitando i loro diritti previsti dal primo emendamento “anche se con cattivo gusto”.

Sebbene “repugnant” e contrario ai valori dell’università e del suo athletic department, anche un comunicato di UW pubblicato il giorno dopo lo ha definito “an exercise of the individual’s right to free speech“.

Altro che tweet, questa volta ci vuole qualcosa di più. Ed ecco che Hayes scrive un vero e proprio appello

Migliaia di like e di retweet. L’university chancellor Rebecca Blank davanti al senato accademico si scusa con tutti i membri di UW scontenti per la risposta data dall’università: “Un cappio è il simbolo della peggior forma di odio razziale, avremmo dovuto comunicare meglio questo concetto sin da subito”. E ai due autori della pagliacciata viene tolto l’abbonamento stagionale.

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Inizia la stagione, finalmente si torna a giocare. Prima partita dei Badgers di Greg Gard contro Central Arkansas. Tutti pronti, via con l’inno nazionale. Ma ci sono due giocatori non in linea con gli altri, gesto che ha sempre un solo significato:

Il quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick è da settembre che si inginocchia o si siede durante l’inno americano per protestare contro le discriminazioni razziali ancora presenti negli Stati Uniti.

Colin Kaepernick (con Eric Reid) inginocchiato durante l’inno nazionale.

“Se faccio come lui, mi fanno male le ginocchia. Quindi faccio un passo indietro, ma i motivi sono gli stessi di Kaepernick”, spiega Hayes.

Il leader non c’è

Dopo la prima palla a due, però, il personaggio che per due mesi ha fatto parlare di sè diventa un giocatore di cui nessuno parla. Prime sei partite e tanti dubbi su di lui e sui Badgers. Ma più su di lui, a dire il vero, anche se da una squadra identica a quella dell’anno scorso ci si poteva aspettare complessivamente una partenza migliore. Non che il record iniziale di 4-2 sia da buttare, però i Badgers perdono le uniche due partite giocate contro squadre del ranking, cioè Creighton e North Carolina nella finale del Maui.

Greg Gard pensava di avere due leader solidi ed esperti e in effetti due ne ha sin da subito. Solo che, oltre a Bronson Koenig, le cose migliori per i Badgers le fa Ethan Happ, mentre Hayes passa le prime sei partite a sparacchiare dall’arco, tirando più da 3 che da 2 in ben tre occasioni: 9/31 il totale, con 5 triple abbondanti a partita per un misero 29% e 10.6 punti segnati di media. Proprio nella partita contro North Carolina, chiusa con 1/7 da 3, sorge più di un dubbio che il ragazzo abbia passato l’estate a guardare video di Stephen Curry, vista l’insistenza con cui prende una tripla dietro l’altra come se fosse il più affidabile dei tiratori. E invece, anche con metri di spazio, non la mette mai:

 

 Il leader è tornato

Fine novembre, dopo la passeggiata contro PV A&M, i Badgers affrontano un’altra squadra del ranking, l’allora #22 Syracuse. Hayes mette insieme 9 punti con 4/11 al tiro, ma è l’assoluto dominatore della partita perchè dal post alto serve il suo career high di 10 assist a cui aggiunge 11 rimbalzi. E’ il ritorno del leader, del giocatore che fa le cose giuste che servono alla squadra, dell’attaccante che smette di tirare a ripetizione da fuori e si avvicina al canestro. Cosa che sa fare in molti modi, sia partendo da vicino

 

che da lontano

 

e, con 3.4 assist a partita, passa come nessun altro dei Badgers

 

Da 9/31 da 3 delle prime sei partite, passa a 4/6 nelle successive sette. Da 21 liberi tirati passa a 53. E da 10.6 punti realizzati sale a 17.6. E non a caso Wisconsin non perde più: 7-0 per un record complessivo di 11-2 che porta Hayes e compagni a essere di nuovo quella squadra che nessuno vuole mai incontrare.

Il 16 dicembre ha compiuto 22 anni e i Badgers (con un giorno di ritardo) lo hanno celebrato così

Ma a noi piace molto di più questa faccia, a commento della reazione actor’s studio di Khadeem Lattin

E restiamo in attesa che torni a far sentire la sua voce anche fuori dal campo.

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