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Walker Kessler domina, Villanova risorge: le Week 7 e 8

Autore: Redazione BasketballNcaa
Data: 3 Gen, 2022

Un’edizione delle pagelle settimanali a cavallo fra 2021 e 2022, con Walker Kessler che ha chiuso l’anno vecchio dominando e Villanova che ha iniziato quello nuovo col sorriso. In mezzo, c’è sempre Baylor che vince e convince. Purtroppo però c’è anche il Covid che scombina piani e calendari.

 

Walker Kessler (Auburn). L’incredibile tripla doppia messa insieme nel successo su LSU (16 punti, 10 rimbalzi, 11 stoppate) è solo l’apice di un dominio sulle due metà campo che ha contraddistinto tutta la sua seconda metà di dicembre: 15.5 punti, 8.5 rimbalzi, 6.8 stoppate nelle ultime 4 partite. L’ex North Carolina si sta rivelando un rim protector straordinariamente imponente e dal timing perfetto che intanto, nell’area avversaria, va a segno con efficienza invidiabile. E c’è pure un tiro da tre che ha rifatto capolino ultimamente (2 su 3 dall’arco nelle ultime due gare). A Chapel Hill staranno facendo scorte di maalox.

Providence. Visto che avevamo già i fatto complimenti a una delle due sorprese della Big East (ossia Creighton, che intanto continua a vincere) stavolta tocca all’altra. I Friars si sono guadagnati lo status di ranked team con un curriculum di non-conference pieno di vittorie Q1 e al momento sono ancora imbattuti nella BE dopo i successi su UConn, Seton Hall e DePaul. Certo, la buona sorte non è mancata (come l’affrontare una SHU falcidiata dal Covid), ma questa potrebbe essere la miglior Providence che Ed Cooley si sia mai ritrovato fra le mani. C’è il pieno di fisico e difesa, come al solito, e anche un tipo d’arma che le era sempre mancata, cioè un protagonista silenzioso come Noah Horchler, che sta tirando meglio e a più alto volume rispetto all’anno scorso (45.3% da tre su 3.8 tentativi) prendendo pure più rimbalzi di chiunque altro in squadra (8.3).

Villanova. Le mazzate di metà dicembre sembrano giusto un ricordo adesso, dopo aver battuto Xavier e Seton Hall, due top team della Big East più competitiva dal 2017-18, stagione in cui Nova si laureò campione nazionale e in cui la conference ebbe due teste di serie al Torneo Ncaa. Una vittoria marchiata da una difesa di alto livello, la prima, e una contrassegnata da grande impatto sui tabelloni in entrambe le metà campo, la seconda. Per i Cats, la precisione dall’arco è e sarà sempre un caposaldo, ma stanno dimostrando che possono vincere anche in altri modi, con coralità in crescita e protagonisti di giornata diversi. Un applauso a Brandon Slater, in netta difficoltà a dicembre ma poi essenziale sul campo di Seton Hall (17 punti, 7 rimbalzi).

Lauren Hansen e Hayley Frank (Missouri). Il layup di Hansen quasi sulla sirena ha fatto di lei il volto-copertina del mega upset di Mizzou contro South Carolina, numero 1 della D1 femminile che fino ad allora era sembrata una corazzata imbattibile. È giusto però dare credito a tutta la squadra, oltretutto presentatasi all’appuntamento con un roster rimaneggiato. La gran difesa delle Tigers ha permesso loro di giocarsi il possesso decisivo nell’OT e il lavoro perfetto di Hayley Frank sui blocchi ha aperto il varco per la stoccata di Hansen (21 punti a testa per loro).

Tristan Enaruna (Iowa State) e Jeremy Sochan (Baylor). Sono stati due europei i protagonisti del big match del primo dell’anno tra le due squadre imbattute della Big 12. Dopo due stagioni un po’ anonime a Kansas, l’olandese ha trovato a Iowa State la sua dimensione ideale e ha chiuso la sua solidissima partita con il career-high di 23 punti (e 8 rimbalzi). Il freshman anglo-polacco è sempre di più l’arma totale di Baylor: 12 punti con il 100% dal campo, 7 rimbalzi, 3 stoppate, 2 assist e 2 recuperi, un lusso assoluto dalla panchina.

La difesa di Texas Tech. I Red Raiders si sono concessi un fine 2021 piuttosto soft prima di gettarsi nell’inferno della loro conference, affrontando in casa Eastern Washington e Alabama State, rispettivamente numero 201 e 333 di KenPom. La difesa di TT è stata però tutt’altro che soft: i punti concessi in area nelle due gare sono stati infatti solo 12 in tutto, un record per le squadre della Big 12 negli ultimi 15 anni. È difficile che ritorni sul podio della conference, ma anche squadroni come Baylor e Kansas dovranno fare i conti con coach Mark Adams.

Kellan Grady (Kentucky). A Davidson, si sa, s’impara a tirare e, dopo quattro stagioni nel college di Steph Curry, John Calipari lo ha voluto a Kentucky apposta per questo. Dopo un periodo di ambientamento, nelle ultime 4 gare ha tirato 20 su 31 da tre, per un 50% complessivo in stagione. Al momento forma assieme a Oscar Tshiebwe una delle coppie più efficienti del college basket e, se continuano così, le ambizioni dei Wildcats possono anche essere riviste.

I botti di fine anno dei fratelli Dibba. Nello stesso giorno, il 30 dicembre, Ebrima (Coastal Carolina) ha messo insieme un career-high da 12 assist mentre il freshman Ali (Chicago State), che ha dovuto aspettare il secondo semestre per mettere piede in campo, ha bagnato il suo esordio NCAA con 21 punti e 7 rimbalzi in casa di GCU. Insomma, un fine 2021 coi fiocchi per i due esterni svedesi. L’inizio di 2022 non ha però sorriso loro altrettanto. Ebrima, di solito molto clutch, ha sbagliato un libero nel finale con Louisiana, errore risultato fatale. L’acerbo Ali, dal canto suo, ha racimolato solo 2 punti e perso 5 palloni sul campo più difficile della WAC, quello di NMSU.

Lorenzo Donadio (American). Diciamocelo: questa non è una grande annata per gli italiani in Division I. Tolto il fenomeno Paolo Banchero, ci rimane soprattutto una lista di accidenti vari e risultati deludenti. C’è però qualche piccolo segnale di speranza per la seconda metà di stagione. Per esempio, Gianmarco Arletti da un po’ di tempo parte sempre titolare (ma ha saltato l’ultima per infortunio, speriamo torni presto) e Lorenzo Donadio ha tenuto bene il campo nell’ultima gara: 10 punti, 4 rimbalzi, 2 assist, 1 recupero e nessun pallone perso in 36 minuti sul parquet nella sua seconda apparizione da starter, complici i molti forfeit fra i titolari. Peccato che la sua American abbia solo sfiorato la vittoria (63-61 Lehigh) all’esordio stagionale nella Patriot League.

Tennessee. Hanno festeggiato il natale togliendo l’imbattibilità ad Arizona, vincendo la gara praticamente due volte con un John Fulkerson in grande spolvero. Poi però Santa Claus ha portato il Covid in dono ai ragazzi di Rick Barnes che, nell’esordio nella SEC contro Alabama, non hanno potuto contare né su Fulkerson né sul loro miglior scorer, Kennedy Chandler. Partita di grande ordine offensivo e tenacia in difesa, dove hanno limitato le sfuriate dei Tide, ma il blackout è arrivato negli ultimi sei minuti con un parziale di 16-8 che ha ribaltato la gara. Passi avanti, ma manca ancora qualcosa.

Memphis. L’unica cosa che non le manca è il talento per sopperire alle assenze. Per questo è inammissibile la pessima sconfitta nell’opener dell’AAC contro Tulane. Il riscatto però c’è stato col ritorno di Jalen Duren e DeAndre Williams (Emoni Bates invece è ancora in quarantena), schiantando Wichita State grazie alla loro fisicità e attività difensiva. Grande vittoria, ma questa sembra sempre una stagione poco convincente ed eccessivamente da montagne russe per coach Penny Hardaway e compagnia.

West Virginia. Il marchio di fabbrica di coach Bob Huggins è la zona press ma, oltre a non farla quasi più, di certo i suoi giocatori non la sanno proprio attaccare. Contro Texas, 59 faticosi punti segnati e 20 palle perse in una partita di fatto mai iniziata. Che sarebbe da 4, ma concediamo un voto in più perché il covid ha tolto tre giocatori ai Mountaineers, compreso il loro leading scorer Taz Sherman, senza il quale sono proprio un’altra squadra.

Darius Days e Xavier Pinson (LSU). Inizia la stagione nella SEC e finisce la favola dell’imbattibilità dei Tigers. La squadra di Will Wade si è scontrata contro la dura realtà: Auburn ha semplicemente più talento e, per questo motivo, può più facilmente prevalere in una gara scombiccherata e arruffona. I due personaggi chiave in negativo sono stati Days e Pinson. Il super senior è il miglior tiratore da tre della squadra ma ha chiuso con 3 su 12 dalla lunga distanza, non punendo gli errori della difesa di Auburn. Il transfer da Missouri, invece, è andato in costante debito d’ossigeno contro l’aggressività degli esterni avversari.

Western Illinois. Dov’è finita la sorpresa d’inizio stagione della Summit? Nelle ultime due settimane ha racimolato una vittoria all’OT e poi ha subito tre sconfitte di fila, tra cui una contro una squadra (Omaha) la cui unica altra W era arrivata contro una non-D1. Non diamo un voto più basso perché le sconfitte in questione sono arrivate tutte fuori casa e perché in mezzo ce n’è una comprensibilissima con Iowa. I Leathernecks però possono fare di meglio e devono assolutamente ritrovare il tiro da tre, che è fondamentale per loro (16 su 85 dall’arco nelle ultime 3 gare, pari al 18.8%).

Gabe Kalscheur (Iowa State). Non è un fenomeno, ma comunque è il secondo miglior realizzatore di una delle squadre più sorprendenti in assoluto di quest’anno ed è capace di accendersi con serate da 30 punti (come ben sa Memphis). Contro Baylor ha però deciso di non presentarsi: 0 punti e 6 palle perse in 25 minuti in cui la sua squadra ha sostanzialmente giocato in 4. D’altronde era solo l’opener di conference in casa contro la #1 della nazione, perché scomodarsi per giocare decentemente?

Arkansas. AAA cazzimma cercasi. Tre sconfitte nelle ultime quattro gare, surclassati sul piano difensivo e dell’energia. Mississippi State ha fatto valere il fisico a rimbalzo e in difesa ha messo una pressione esagerata su Davonte Davis e Chris Lykes, i quali sono appunto andati in crisi. Fortunatamente che il principale creatore di gioco è il centro Jaylin Williams, ma i Razorbacks hanno perso la bussola. Coinvolgere di più il transfer da South Dakota Stanley Umude (solo 21 minuti di media) è forse la soluzione.

Covid. Caro il nostro virus, ci stai letteralmente frantumando le palle. Duke e Gonzaga sono solo le ultime big fermate dalla pandemia che ha colpito più di 100 squadre, di cui oltre 60 attualmente ancora in pausa, per oltre 130 partite cancellate. UCLA non gioca da 20 giorni, la WCC ha annullato tutte le partite del weekend, Arizona-USC è solo l’ultimo big match rinviato, Dan Hurley è l’ultimo coach finito in quarantena con tutta UConn. Anche basta, dai.

La buona stella di Houston. Assente, completamente. Poco prima di natale, i Cougars hanno perso per il resto della stagione sia Marcus Sasser che Tramon Mark, ovvero l’anima del loro backcourt (che portava quasi 28 punti a partita). La squadra di Kelvin Sampson ha reagito nel miglior modo possibile, vincendo in casa di Temple (squadra modesta, però, va detto), ma probabilmente dovranno scordarsi di potersi riaffermare come top team sul piano nazionale. Salvo miracoli.

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