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Da Iowa State alla ACC, sorprese e delusioni di metà stagione

Iowa State
Autore: Raffaele Fante
Data: 25 Dic, 2021

Quasi due mesi di college basket e centinaia di partite sono sufficienti per fare un primo bilancio della stagione e per fare il punto su squadre e giocatori che hanno finora sorpreso. Come al solito, l’Ncaa di certezze ne ha sempre poche e anche quest’anno sono arrivate nel ranking università che nessuno aveva previsto e ci sono nei mock draft nomi che nessuno aveva inserito. Ma ci sono anche clamorose delusioni, senior di esperienza che dovevano puntare dritto al titolo o freshman di talento destinati a spaccare subito il mondo.

Facciamo quindi un primo punto su quanto c’è stato finora di insolito e inatteso nella Division I, sia in positivo che in negativo.

La squadra

Sorpresa – Iowa State

Stagione 2020/21 chiusa con un record di 2-22 e zero vittorie in conference (0-18). Stagione 2021/22 iniziata con un record di 12-0 e ingresso nella top ten del ranking per la prima volta dal 2015. Chi aveva previsto tutto questo? Nessuno. Enorme merito al nuovo giovane coach T.J. Otzelberger che ha fatto funzionare subito un roster rivoluzionato con 9 facce nuove, compreso Tyrese Hunter, cioè un freshman come PG titolare. E ad Ames l’anno con meno vittorie dal 1920 è già un lontano ricordo.

Delusione – Virginia

Non avevamo grosse aspettative – eravamo fra i pochi a non metterla in Preseason Top 25 – ma non ci aspettavamo nemmeno un mezzo disastro. Un po’ di figuracce fatte (le sconfitte con Navy, JMU e il -17 con Clemson) o sfiorate (vittoria rocambolesca con una Pitt non proprio irresistibile) e della difesa di Tony Bennett c’è solo un fantasma. Il suo non è un sistema adatto ad accogliere transfer e, come se non bastasse, le reclute degli ultimi anni non hanno minimamente tenuto testa ai propri predecessori (Beekman, Shedrick e Milicic possono forse invertire la tendenza, ma va dato loro un altro anno). Fin qui, gran brutto modo di capitalizzare il titolo del 2019.

Il giocatore

Sorpresa – Johnny Davis (Wisconsin) e Ben Mathurin (Arizona)

Ci hanno così colpito che abbiamo dedicato a entrambi un focus in questo inizio di stagione. Johnny Davis (qui il suo approfondimento) aveva mostrato intraprendenza nel suo anno da freshman, ma nessuno si aspettava questo salto di qualità, con un tiro più fluido e preciso unito a una maggiore consapevolezza nei suoi mezzi. Oggi è il leader di Wisconsin e non gli crea problemi esserlo. Il tutto unito ai suoi mezzi fisici lo sta rendendo sempre più interessante anche in ottica draft. Ben Mathurin (qui il suo approfondimento), dal canto suo, godeva già di un po’ di credito in ottica Draft, ma si è segnalato per una crescita notevole in questo inizio di stagione – sia per produttività che per espansione del repertorio – e sembra avere tutto ciò che la NBA richiede e che Arizona può sfruttare oggi per mantenersi su livelli alti: atletismo, mezzi fisici, tiro, versatilità.

Delusione – Marcus Carr (Texas) 

Universalmente considerato il miglior transfer della preseason, il leader realizzatore visto a Minnesota è diventato un giocatore che fatica non solo a segnare, ma anche a passare la metà campo contro difensori che gli mettono pressione. Coach Chris Beard sta provando di tutto, anche a farlo partire dalla panchina, ma al momento non ha minimamente capito come adattare il suo gioco alla nuova realtà ed è l’ombra del giocatore visto nei tre anni precedenti.

Il freshman

Sorpresa – Jeremy Sochan (Baylor)

Infanzia in Inghilterra e doppia nazionalità polacco-britannica con debutto nella nazionale maggiore come più giovane giocatore di sempre con la maglia della Polonia, è l’ennesimo capolavoro da reclutatore di Scott Drew. Lungo, versatile, sempre attivo, si è inserito in un niente in un contesto super competitivo dando il suo contributo sui due lati del campo e guadagnandosi in fretta la fiducia di tutti. Compresi gli scout Nba che stanno iniziando ad accorgersi di lui.

 

Delusione – Emoni Bates (Memphis)

Complicata la vita da predestinato, anche se la tua carta di identità dice anni 17. Complicata soprattutto se non si finisce dal coach giusto, e Penny Hardaway finora non ha proprio dimostrato di esserlo. Talento ce n’è senz’altro, ma il resto è tutto da costruire: 6 palle perse e 5 canestri (su 23 tiri) nelle ultime tre partite, per un 25.8% dal campo in stagione che dà l’esatta dimensione delle sue pessime scelte. E va bene il basket positionless, ma lui non si è proprio capito dove metterlo e a fare cosa.

Il transfer

Sorpresa – Oscar Tshiebwe (Kentucky)

I tempi da talento inesploso a West Virginia sembrano così lontani adesso. Da lui ci aspettavamo un qualche riscatto, ma da qui a fare il frantumatore di record ce ne passa. Il congolese ha trovato una dimensione ideale per fungere da pilastro in una squadra di alto livello. La quantità di rimbalzi che sta tirando giù a Kentucky è semplicemente paurosa: 15.5 di media, primo in tutta la Division I per percentuale di carambole prese sia in attacco che in difesa. Nella sua ultima gara con Western Kentucky, ne ha tirate giù 28, più di tutte quelle raccolte dalla squadra avversaria. Lui non vuole essere chiamato “macchina”, ma un termine migliore è difficile trovarlo.

 

Delusione – Caleb Mills (Florida State) 

Due anni fa era la star di Houston, candidato a miglior giocatore della American Athletic Conference. Poi (complice anche una pausa per infortunio) ha deciso di cambiare e approdare a Florida State e finora è risultato totalmente irrilevante. Non batte più l’uomo dal palleggio, incostante al tiro, spesso cerca soluzioni complesse e altre volte invece rifiuta tiri apertissimi. Il pessimo inizio di stagione dei Seminoles non è colpa sua, ma diciamo che rileggere oggi i pronostici che si facevano a inizio stagione sul suo apporto fa sorridere.

Il coach

Sorpresa – Tommy Lloyd (Arizona)

L’adagio vuole che gli esordi siano sempre difficili: ma si può parlare davvero d’esordio per un coach che per 20 anni ha fatto il braccio destro in uno dei migliori programmi in circolazione (cioè Gonzaga), oltretutto battendo strade pioneristiche nel recruiting? Per noi, è un “non proprio”, tant’è che in Arizona credevamo già in preseason. Ma Lloyd ha superato anche le nostre aspettative, oltre a sbalordire pure i più scettici. La sua mano sulla squadra ha tratti davvero molto distinti: si corre da pazzi, si segna tanto, si difende altrettanto e gli egoismi stanno assolutamente a zero.

Delusione – Chris Mack (Louisville)

Quarto anno in panchina per coach Chris Mack e quindi tempo di primi bilanci. Finisce dietro la lavagna nel mix tra dentro e fuori dal campo. Partiamo dalla gestione esterna della squadra, dalle liti con l’ex assistente Dino Gaudio, fino all’aver rivoluzionato lo staff degli allenatori che è sembrata a molti una sorta di scusa per i mancati risultati. Tutto questo unito al campo, dove Mack non sembra proprio avere il polso della squadra. Nelle prime gare senza di lui in panchina (è stato sospeso dalla Ncaa per le prime 6 partite): record 5-1. Dal suo ritorno la squadra è 2-3.

La conference

Sorpresa – Pac-12

Rispetto allo scorso anno, sembra confermare e rilanciare. Due formazioni col pedigree da superpotenza (Arizona e UCLA) e una squadra ancora imbattuta che potrebbe non schiodare mai dalla Top 25 (USC). Già le cose vanno a gonfie vele per la conference, se poi se Oregon, Washington State e Arizona State non avessero balbettato, parleremmo d’inizio di stagione da record, e almeno per le prime due c’è più di una speranza che le cose si rimettano sui binari giusti prossimamente. Tanta qualità in vetta e la sensazione che la Pac-12 possa portare ancora una squadra alle Final Four.

Delusione – ACC

Partiamo dai numeri. Per quanto si tratti di una valutazione complessa, Kenpom stila un power ranking delle conference con l’assegnazione di un punteggio. Ecco, bisogna tornare al 2013 per trovare una ACC con un punteggio più basso. Al momento è quinta tra le Power 6 perchè sostanzialmente dietro Duke c’è il nulla, con solo North Carolina a sembrare vagamente competitiva. Le altre, a partire da Virginia e Florida State, sono ai minimi da anni a questa parte.

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