Quote by Segnare per andare in Nba: le migliori guardie

Chi è il prossimo Donovan Mitchell? Ecco una domanda alla quale stanno cercando di rispondere i vari GM e scout Nba, alla ricerca della prossimo scorer capace di portare le sue doti da realizzatore anche al piano di sopra come sta facendo il numero 45 degli Utah Jazz. Chi sono i migliori 5 scorer del college basket pronti ad essere pescati al Draft? Ecco la nostra top5.

 Tyus Battle – Syracuse

(19.8pts, 2.7reb, 1.5ast, 1.8stl, 42.2%FG, 32.6%3PT)

Scorer puro. Non c’è miglior definizione per la guardia degli Orange, dategli una palla in mano e cercherà di trasformarla sempre in un canestro (per info chiedere a Florida State alla quale ha rifilato 37 punti, inclusa la tripla che ha mandato la partita all’OT). Un fisico già da pro (198cm x 93kg) unito a uno skill-set completo in attacco che va dal tiro da tre, al jumper dalla media fino alla penetrazione al ferro, lo rendono una minaccia costante per le difese avversarie. In preaseason i vari mock lo davano addirittura in lottery, con l’avanzare della stagione, però, è andato perdendo posizioni. Il motivo? È un volume scorer: ha bisogno di tanti tiri (oltre 16 conclusioni a partita) e tanti minuti ( in Ncaa per minuti giocati) e le scelte di tiro sono, per usare un eufemismo, rivedibili come attesta il 32.6% da oltre il perimetro (con 7 tentativi a partita).

Grayson Allen – Duke

(15.2pts, 3.7reb, 4.4ast, 1.6stl, 43.8%FG, 38.6%3PT)

Maturo. Al suo quarto anno a Duke Allen è diventato un killer silenzioso o come lo hanno ribattezzato negli States JAG, “just another guy” rispetto ai suoi primi tre anni di college (tranquilli è sempre il più odiato d’America). Quarto per % di possessi tra i Blue Devils (dopo i vari Bagley, Duval e Wendell-Carter) non vuol dire meno pericoloso, anzi: il senior è efficiente come non mai, come attesta il miglior offensive rating in carriera. Il suo gioco offensivo si è completamente evoluto rispetto ai suoi primi due anni quando puntava tutto su atletismo e grinta, basti pensare che in attacco le sue conclusioni al ferro sono passate dal costituire il 32% del suo gioco nel suo anno da sophomore al 18% attuale. Ha imparato ad aspettare che la partita venga naturalmente a lui, facendosi trovare sempre pronto quando bisogna mettere a segno il colpo del k.o. Uno scout Nba, recentemente, ha affermato “he’s a guy I’d want in the playoffs”. Difficile dargli torto.

 

Allonzo Trier – Arizona

(19.8pts, 3.2reb, 3.2ast, 0.7stl, 51.8%FG, 39.8%3PT)

Clutch. Va bene Ayton, va bene Alkins, ma quando i Wildcats devono vincere la partita la palla è sempre nelle mani del 35 come dimostrano le due triple decisive con le quali ha sconfitto Oregon e Oregon State nelle prime partite di conference in Pac12. Tiratore d’élite come dimostra il 67.7% di true shooting percentage (top30 in tutta l’Ncaa), quest’anno è riuscito a conciliare i grandi numeri (oltre 11 conclusioni a partita) con l’efficienza (63.5% da due, 39.8% da tre). Può punirti da qualsiasi zona del campo e se tiro dalla lunga distanza e step-back sono stati sin dal suo anno da freshman un marchio di fabbrica, quello che ha sorpreso di più è la sicurezza con la quale ha iniziato ad attaccare il ferro, sfruttando finalmente un fisico tagliato per il ruolo di SG in Nba (196cm x 93kg). C’è chi lo accusa di essere solo uno scorer, i 3.2 assist con il 17.3 di assist rate non hanno bisogno di essere commentati.

 

Trevon Bluiett – Xavier

(19.1pts, 5.5reb, 2.6ast, 0.7stl, 45.8%FG, 42.5%3PT)

Go to guy. Dei giocatori della lista è sicuramente quello più determinante per la propria squadra, oltre a essere quello più difficile da fermare quando entra “in the zone”. Se i Muskeeteers sono stati una delle rivelazioni della scorsa March Madness il merito è tutto suo (25 punti di media nei primi tre turni), se sono usciti alle Elite8 anche (3/14 dal campo vs Gonzaga). Gli 11.3 punti di media nelle tre sconfitte stagionali di Xavier sono la dimostrazione di quanto sia imprescindibile per coach Mack. La scelta di tornare al college per il suo anno da senior sta ripagando come dimostrano i vari career high: punti segnati, % da tre, offensive rating, effective field goal percentage e true shooting percentage. Giocatore nato per incendiare le retine avversarie e al quale dare la palla anche dopo una serata no come dimostra il tiro della vittoria contro ETSU in una partita nella quale stava tirando con 6/21 dal campo.

 

Aaron Holiday – UCLA

(18.8pts, 3.7reb, 5.1ast, 1.5stl, 45.9%FG, 39.6%3PT)

Leader. Ce lo aveva già anticipato Tyus Edney in un’intervista, ora non ci sono dubbi: i Bruins sono la squadra di Holiday. Gioca il 90% dei minuti disponibili ed è il miglior marcatore e assistman dei suoi. La mancanza di chili e centimetri la colma con un gioco duro e sfacciato, la mancanza di atletismo ed esplosività con la classe e le doti balistiche. Con l’inizio delle partite di conference, il suo gioco è salito ulteriormente di livello: 8 partite di Pac12 a 20.6 punti di media con un irreale 52.5% da tre (su 5 tentativi a partita). Da sesto uomo di lusso nella passata stagione a principale creatore di gioco. Coach Alford gli ha dato le chiavi della squadra e lui ha ripagato dimostrando non solo di saper fare canestro, ma mettendo in luce ottime capacità di playmaking. Unico neo? Le 3.6 perse di media. Non c’è due senza tre e, dopo i fratelli Jrue e Justin, Aaron è il prossimo Holiday pronto a sbarcare in Nba.