Quote by Il sogno americano di Mattia Acunzo

Nell’ondata italiana che popola il college basket, la maggior parte dei giocatori compie il salto una volta ottenuta la maturità nel proprio paese, ma ci sono anche diversi ragazzi che si trasferiscono prima, frequentando le high school americane: fra questi, oggi, c’è anche Mattia Acunzo.

Nato a Caserta e cresciuto in Sardegna, poi passato fra le fila di PMS Moncalieri e Mens Sana Siena, Acunzo è un junior che deve ancora compiere 18 anni e che si sta distinguendo positivamente a Kennedy Catholic, high school di Hermitage, cittadina dell’ovest della Pennsylvania, all’incirca a metà strada fra Pittsburgh e Cleveland.

“Non c’è un motivo particolare del perché io sia andato via dall’Italia – ci racconta – E’ nato tutto dopo che l’estate scorsa ho partecipato a una serie di tornei in giro per l’America. In questo periodo ho maturato l’idea di venire qui”. Farsi notare non è stato un problema per lui: già in estate gli è stata proposta una scholarship da Canisius, squadra che sta andando alla grande nella MAAC. Da allora, la lista di college interessati (e che potrebbero avanzare un’offerta ufficiale) non ha smesso di allungarsi, fino ad annoverare nomi di spicco come Wisconsin e Maryland.

OfferteCanisiusMAAC
InteresseDuquesneAtlantic 10
MarylandBig Ten
WisconsinBig Ten
Wright StateHorizon League
Youngstown StateHorizon League
AkronMAC
BuffaloMAC
Mount St. Mary’sNEC
Robert MorrisNEC
Appalachian StateSun Belt

Ala che ormai supera abbondantemente i 2 metri d’altezza, Acunzo è un work in progress che merita d’essere tenuto d’occhio. Il suo fisico adesso si sta facendo via via più adulto e la sua evoluzione tecnica è aperta a possibilità diverse. Tom Droney, fra i suoi coach sia a Kennedy Catholic che con Bridge City (squadra con la quale ha disputato i tornei AAU), descrive così la sua versatilità: “Può fare un po’ di tutto. Sa tirare da tre, mettere la palla a terra e attaccare il ferro, è molto bravo a rimbalzo ed è tosto. La cosa che impressiona di più è la sua visione di gioco, la sua abilità nel passare il pallone. Gioca con molta passione e creatività”.

 

Il tiro in sospensione è effettivamente una delle sue armi migliori: ha range piuttosto elevato, velocità d’esecuzione in catch-and-shoot e sa mettersi in ritmo in arresto e tiro dalla media di distanza.

 

In Italia era impiegato principalmente da 3-4, ma a Kennedy Catholic puntano in maniera particolare sulle sue qualità da esterno: “Qui gioco da ala piccola, ma mi stanno facendo lavorare per provare a spostarmi da guardia, in futuro, per il livello fisico e tecnico del college”. Per quanto riguarda gli aspetti da migliorare, Acunzo è sostanzialmente d’accordo con quanto riferitoci dal suo coach, e ce lo spiega andando un po’ più nel dettaglio: “I punti su cui devo lavorare sono sicuramente tanti, non si smette mai di imparare, ma sicuramente il fisico, la rapidità di piedi e il post basso offensivo sono le mie pecche”.

D’altro canto, il contesto per lavorare bene non sembra mancare: “Il campionato è di buon livello e le differenze sono soprattutto a livello fisico. Qui rispetto al nostro basket si gioca molto più liberi, si cerca di sfruttare molto il talento offensivo dei singoli giocatori”.

Acunzo viaggia a 10.8 punti di media, terzo marcatore di una high school piccola per dimensioni ma non per ambizioni e talento della sua squadra di pallacanestro: “La nostra stagione sta andando molto bene, abbiamo un ottimo 21-4 come record. Ora ci prepariamo per i playoff per provare a vincere il titolo statale. Sarebbe il terzo consecutivo per la mia scuola”.

La student section di Kennedy Catholic

I Golden Eagles dominano nella propria zona e sono guidati da un trio di junior composto appunto dall’italiano, dal congolese Oscar Tschiebwe (lungo che viaggia a 21.1 punti di media) e dal prodotto locale Maceo Austin (guardia da 18.2 punti a partita). Questi ultimi due, e specialmente il primo, stanno ricevendo offerte da diverse high-major: “Oscar è un giocatore dal potenziale fisico straordinario. Quando riceve palla dentro l’area, finisce quasi sempre con una schiacciata. Per me è come un fratello, viviamo assieme nella stessa famiglia e passiamo le giornate insieme. Maceo è anche lui un ottimo giocatore, ha un buon tiro ed fortissimo in penetrazione. Con entrambi mi trovo molto bene sia in campo che fuori, ma anche con tutto il resto della squadra. Stiamo insieme dall’ingresso a scuola fino al termine dell’allenamento, ci separiamo solo la sera tardi”.

A suo agio in campo e fuori, l’ambiente di Kennedy Catholic non fa mancare il suo sostegno, accogliendolo a braccia aperte: “L’unico problema è stato con la lingua, ma ora tutto prosegue nel migliore dei modi. Per questo voglio ringraziare la famiglia che mi ospita, e la mia squadra: il loro aiuto è stato fondamentale”.

A Hermitage sono abituati a vincere e questi due anni potrebbero essere molto ricchi di soddisfazioni per Acunzo. Ancora più importante, sembra proprio che il meglio del suo futuro prossimo non debba esaurirsi con questo biennio in high school.