Quote by Thunder bocciati, vincitori e vinti post trade

24/06/2019

Tempo di draft vuol dire tempo di trade, ecco i nostri giudizi: qualche dubbio sui Suns, positiva Atlanta, malino i Thunder e ottimo lavoro di New Orleans. Negli ultimi dieci anni abbiamo visto numerosi giocatori di livello cambiare squadra in concomitanza con la chiamata dei futuri rookie NBA: Shaquille O’Neal, Richard Jefferson e, più recentemente, Luka Doncic sono solo alcuni dei nomi che nella notte del Draft sono stati dirottati per altre mete. Anche quest’anno i nomi in circolazione sono stati tanti (si parlava di un probabile addio del trio dei Thunder Adams – Schoreder – Robertson o di Andrew Wiggins e anche di Frank Ntilikina) e gli scambi effettuati pochi. Tanti scambi di scelte e pochi, effettivamente, che hanno visto giocatori già attivi andare altrove.

Ecco l’elenco dei movimenti effettuati nei giorni subito antecedenti al Draft.

  1. Mike Conley riparte da Utah. Lo scambio che da Febbraio attendeva di essere finalizzato. Conley vola a Salt Lake City assieme alla scelta numero 23 (Darius Bazely, girato poi ai Thunder), mentre a Memphis arrivano Jae Crowder, Grayson Allen e Kyle Korver. Un innesto importantissimo per Quin Snyder e per Donovan Mitchell, che saranno sempre più una mina vagante nella Western Conference. Memphis è invece già diventato il team di Ja Morant.
  1. Tony Snell ai Pistons. Snell vola in Michigan assieme alla 30ma scelta (poi Kevin Porter jr., girato ai Cavs), sgravando i Bucks del suo contratto da 12 milioni di dollari per il prossimo anno, in cambio di Jon Leuer (che ha contratto da 9). Una trade che ha portato 3 milioni di risparmio che potrebbero aiutare Milwaukee negli importanti rinnovi che attendono la dirigenza.

Di seguito, invece, le trade avvenute durante la notte del Draft. (Qui i nostri commenti sulle scelte)

  1. Addio alla 4°, New Orleans riesce a cederla. La chiusura del capolavoro messo in piedi da David Griffin nel mese di giugno. La quarta scelta, ottenuta nell’affare Davis, è stata dirottata agli Hawks assieme ai 13 milioni di contratto di Solomon Hill in cambio della 8 (poi diventata Jaxson Hayes), della 17 (Nickel Alexander Walker) e della 35 (Marcus Louszada Silva). Il risultato? Una squadra con uno scheletro definito e quasi 31 milioni di dollari da investire per poterla ulteriormente arricchire. A New Orleans si parte ufficialmente con un nuovo ciclo. Citando il nuovo arrivato Williamson: Let’s dance!
  1. Saric, destinazione Suns. Continua il viaggio di Dario Saric per la NBA. Dopo essere arrivato a novembre a Minneapolis nell’affare Jimmy Butler, lascia ora il Minnesota per accasarsi in Arizona. Mossa che serviva ai Timberwolves per ottenere la sesta scelta (poi tramutatasi in Jarrett Culver), ma lascia più di qualche dubbio sulla nuova dirigenza di Phoenix. Non che sia una novità. I Suns hanno un buco enorme a roster nel ruolo di 4, ma il croato sarà Restricted Free Agent la prossima estate e non ha certo impressionato in questo inizio di carriera. Buon difensore e tiratore, ma non il tipo di giocatore che vale un’operazione del genere.
  1. TJ Warren ad Indiana. Cash considerations ai Suns per il sostituto di Tyreke Evans ai Pacers. TJ Warren ha tre anni di contratto, 10 milioni per il 2019 – 2020. Tiratore da 18 punti di media e quasi il 43% dal campo (45.7% da tre), ma con una pericolosa tendenza a prendere brutti tiri dalla media in isolamento. Ai Pacers serviva comunque un sostituto per Tyreke Evans, squalificato dalla Lega per droga per i prossimi due anni. Inoltre, visto il ritorno di solo cash, questa trade può intendersi come una firma in free agency a 35 milioni in 3 anni e l’acquisto di una seconda scelta. Oltre ad avere una buona alternativa nel caso in cui Bojan Bogdanovic o più probabilmente Thaddeus Young dovessero lasciare i Pacers dopo il 30 giugno. E permette, soprattutto, di investire in un playmaker (Ricky Rubio molto papabile), necessario viste le incertezze sul ritorno di Victor Oladipo.
  1. Addio Baynes, Boston lo cede ai Suns. Boston libera spazio salariale cedendo Aron Baynes (che aveva esercitato la player option per restare nel contratto con i Celtics) e con questa mossa porta il suo salary cap a quasi 26 milioni di dollari di spazio. Con gli addii di Horford e di Irving quasi sicuri, quei soldi potrebbero diventare un assegno intestato a Nikola Vucevic, visto come target dei biancoverdi qualora i Magic non accontentassero le sue richieste. L’arrivo dell’australiano Baynes a Phoenix porta un buon centro di backup per DeAndre Ayton, capace sia di giocare sottocanestro sia di allargare il campo. Suns molto presenti in queste trade del Draft, ma nessuna delle operazioni ispira fiducia. Cameron Johnson alla #11, scelto solo perché è un pallino del vicepresidente Jeff Bower sin dai tempi di Pittsburgh, è la ciliegina sulla torta di una serata rivedibile. Johnson potrebbe diventare un buon giocatore, ma a fine lottery si poteva fare meglio. Se invece l’obiettivo era l’ex UNC, si poteva cedere la scelta e acquisire altri pezzi. Johnson sarebbe stato sicuramente a disposizione.
  1. Jonathon Simmons vola a Washington: Philadelphia voleva sgravare il salary cap per dedicarsi ai rinnovi di Jimmy Butler e Tobias Harris. Ed ecco che i Sixers cedono via trade Simmons (arrivato alla deadline di febbraio come controparte di Fultz) e la scelta 47 in cambio di cash considerations. Washington dovrà poi decidere cosa fare dell’ex protagonista di G – League con gli Austin Toros: il suo contratto è infatti di 1 milione garantito se viene tagliato entro l’1 luglio, altrimenti si sale a quasi 6 milioni.

VINCITORI DELLA SERATA – Impossibile fare previsioni certe, ma Hawks e Pelicans (scelta scontata di Zion esclusa) hanno fatto molto bene, almeno sulla carta. Tuttavia, non si parla solo di loro: bene i Timberwolves con Culver e i Celtics che trovano giocatori adatti al sistema di Stevens e riciclano una delle scelte al 2020. Includiamo anche Cleveland, se non altro perché Kevin Porter Jr. alla #30 rischia di essere un furto, anche se è stato pagato caro (5 milioni cash e 4 seconde scelte).

SCONFITTI DELLA SERATA – Gli Oklahoma City Thunder. Volevano scaricare uno dei tre contratti pesanti a libro paga (Adams chiede quasi 26 milioni, Schroeder 15,5 e Robertson quasi 11, contando che non gioca da quasi due anni), e invece chiudono la serata del Draft esattamente con gli stessi uomini. E con lo stesso margine di manovra: praticamente nullo.

SPUNTI FUTURI – Alla luce di questa notte di Draft, appare chiaro che i piccoli mercati abbiano, sulla carta, buone chance di muoversi nella free agency: roster futuribili (Pelicans) e spazio salariale potranno essere delle buone carte da giocare per questi team. Anche Boston si trova in una posizione vantaggiosa e le mosse del gm Danny Ainge sono spesso a sorpresa. Ma si tratta ovviamente di idee di partenza: avremo certezze a partire dal 30 giugno.