Quote by Tutti alle spalle di Villanova e Marquette

Villanova, Marquette e poi tutte le altre: gli equilibri nella Big East sono chiarissimi al momento guardando il campo, la classifica della conference o la AP Top 25. In quest’ultima, per esempio, Golden Eagles (#10) e Wildcats (#14) sono le uniche presenti: tutte le altre non hanno ricevuto nemmeno un misero voto. Non c’è da stupirsi visto che, incredibile ma vero, le altre otto hanno tutti record sotto al .500 nella conference.

Le buone vecchie abitudini di Villanova

La vittoria schiacciante contro Seton Hall ha avuto proprio il sapore di Wildcats dominanti, proprio nella stessa misura in cui lo erano stati negli anni più recenti: 80-52 in un match rimasto in equilibrio giusto per dieci minuti. Se vi schierate contro i trend moderni nella dilagante polemica sui “troppi tiri da tre”, allora state alla larga dalla squadra di Philadelphia (ma fareste male, ve lo diciamo): questa versione di Nova tira dall’arco a più non posso – anche più rispetto alla stagione scorsa – e contro i Pirates ha preso addirittura 42 triple su 58 tiri dal campo, segnandone il 40.5%.

Sin da quella onorevole sconfitta in casa di Kansas, la squadra di Jay Wright non ha sbagliato un colpo: i margini di miglioramento nell’arco di quest’annata non saranno enormi ma finché ci sono Phil Booth ed Eric Paschal a indicare la via (41.9 punti di media in coppia nelle 7 partite nella Big East), c’è di che essere ottimisti da quelle parti.

La pazienza di Marquette

Se serviva un’ulteriore prova di maturità, i Golden Eagles ne hanno fornita una nel loro ultimo match. Su un campo sempre tosto come quello di Xavier, la squadra di Milwaukee ha passato buonissima parte dei primi 36 minuti all’inseguimento, anche stando sotto di 11. Eppure c’era sempre la sensazione che avrebbero svoltato l’incontro da un momento all’altro. Così è stato. Markus Howard (31 punti) e i fratelli Hauser (21 per Joey e 20 per Sam) hanno finito per buttare giù la difesa dei Musketeers con una dimostrazione pratica di pericolosità perimetrale abbastanza allucinante: 14/25 da tre di squadra che, tolti i tentativi di Anim e Bailey, diventa un 13/22 (59.1%) messo a segno dal trio in questione.

I tre sono le punte di diamante di Marquette, non si discute, ma i successi di questa squadra vanno ricondotti a tutto il collettivo. Ognuno porta il proprio mattoncino. Prendete Matt Heldt, per esempio, uno che da junior aveva minuti da titolare e che adesso deve guardare le partite perlopiù dalla panchina (e che certe volte non entra nemmeno in campo). I problemi di falli di Theo John lo hanno tenuto in campo molto più del solito: il lungo non ha messo insieme chissà quali numeri ma ha risposto “presente” con una partita intelligente, da gregario perfetto, e impreziosita dall’assist per il canestro del sorpasso di Marquette a poco meno di 4′ dalla fine. La sua dedizione ha perfino commosso Coach Woj fino alle lacrime: “Quel che ha fatto oggi è una delle cose più belle che io abbia mai visto”.

 

McClung decolla, Georgetown vince

Dobbiamo dire addio al Mac McClung spadellatore d’inizio stagione? Sembra proprio di sì, perché il gioiello di Georgetown pare in palla come non mai da quando è rientrato dall’infortunio che lo aveva tenuto out nella prima metà di gennaio. Le sue prove balistiche non sono ancora perfettamente continue ma, da questo e da altri punti di vista, il freshman appare davvero in rampa di lancio.

La sua partita coi rivali di St. John’s è stata stupenda (25 punti, 5 rimbalzi, 5 assist) e ha fatto saltare dalla sedia Gus Johnson a più riprese (l’unica cosa più divertente del guardare Mac, è farlo ascoltando il mitico telecronista della Fox). Giocate pesanti e spettacolari, grande leadership e spirito combattivo. Risultato: il Garden è caduto ai suoi piedi in una gara che sa di incoronazione. Ogni formazione alle spalle di Villanova e Marquette cerca quel qualcosa in più che possa innalzarla dal polverone a otto squadre della Big East: può McClung essere il quid degli Hoyas?