Quote by 31 per DiVincenzo, Villanova campione

La finale 2018 della March Madness è durata 15 minuti, poi Villanova ha preso le distanze da Michigan e non si è più voltata indietro. Trainati da Donte DiVincenzo, i Wildcats hanno vinto di 17 punti (79-62) una partita che i Wolverines hanno giocato a testa alta, credendoci fin dalla palla a due. Uno sforzo però non sufficiente, visto che il dominio di Villanova sul Torneo è stato totale.

Un uomo solo al comando

La sicurezza con la quale Donte DiVincenzo ha preso i tiri che hanno ucciso le ultime resistenze di Michigan ha dell’incredibile. Il sophomore è stato giustamente votato “Most Outstanding Player” della Final Four, grazie al suo career high (bel momento per registrarlo) di 31 punti con 10/15 dal campo. La guardia di Villanova è diventato così il giocatore che nella storia ha segnato più punti venendo dalla panchina in una finale. E comunque per ritrovare una gara con 31 punti a referto bisogna tornare indietro al 1988, quando un certo Danny Manning ne realizzò appunto 31 con Kansas in finale contro Oklahoma. L’energia che ha portato il “Michael Jordan del Delaware” (uno dei suoi soprannomi) è riassumibile in due momenti della gara, vicini tra loro. Il primo, difensivo, è la stoppata su Charles Matthews

 

…il secondo è quello che lo ha incoronato MOP. Quando Michigan si è rifatta sotto (-12) con il leader della squadra Jalen Brunson in panchina con 4 falli, DiVincenzo ha deciso che era il suo momento.

 

Una squadra disarmante

DiVincenzo è l’unico che merita un discorso a parte, perché per il resto Villanova è stata Villanova, cioè una squadra fatta di tante individualità i cui sforzi convergono senza far prevalere i singoli. Un programma che negli ultimi 4 anni ha fatto quello che nessun altro college aveva mai fatto (136 vittorie, più della Duke 1997-2001). Dal 1985 in poi, cioè dall’introduzione del tabellone a 68 squadre, solo Florida, Kentucky e Duke erano riuscite a vincere 2 titoli in 3 anni. E solo Michigan State, Duke e North Carolina avevano condotto un torneo vincendo tutte le gare con uno scarto in doppia cifra. Lo ripetiamo, dominanti.

Solo North Carolina ha vinto un Torneo con uno scarto medio superiore

Jalen Brunson ha segnato i primi 4 punti dei Wildcats, dando coraggio alla squadra ma poi finendo senza brillare (anche per problemi di falli), Omari Spellman non ha segnato triple (0/2) ma è stato utilissimo e presente a rimbalzo (11) e in difesa su Mo Wagner, mentre Mikal Bridges ha fatto la sua solita partita silenziosa con 19 punti e 7/12 dal campo quasi senza farsi notare. Ottimo contributo, sempre dalla panchina, anche per il freshman Collin Gillespie, 4 punti, 5 rimbalzi e 1 assist in 16 minuti.

Sconfitti a testa alta

L’appuntamento con il titolo per John Beilein è rimandato, ma è chiaro che il coach ha qualcosa di speciale nel tirare fuori il meglio dai suoi giocatori. I Wolverines sono partiti forte, con la faccia giusta e tanta energia difensiva. Michigan ha però pagato una serata-no dall’arco (3/23), va detto con molto merito della difesa di Villanova, che non ha concesso troppi tiri aperti. Anzi, quasi nessuno. E al contrario di Villanova ha avuto pochissimo dalla panchina: 3 punti del freshman Jordan Poole (che però è stato confusionario e a tratti controproducente) ma soprattutto zero da Duncan Robinson (0/3 da 3 punti). E la statistica era chiara: nelle precedenti 7 sconfitte stagionali dei Wolverines, l’elemento comune erano i pochi punti (massimo 5) segnati da Robinson.

Losing effort

A vedere il tabellino di Mo Wagner (16 punti con 6/11 al tiro e 7 rimbalzi) verrebbe da dire che il tedesco abbia giocato un’onesta partita, ma in realtà il lungo di Michigan è partito a razzo (11 punti in 9 minuti) per poi sostanzialmente bloccarsi.

 

Alla domanda sul “come mai?”, Wagner a fine gara ha risposto: “Sono stati bravi loro a fare adattamenti”. Tutto vero, e Villanova negli aggiustamenti in corsa è storicamente efficace, ma resta la sensazione che Wagner sia stato un po’ un’incompiuta. Il vero losing effort è arrivato da Muhammad-Ali Abdur-Rahkman (23 punti con 8/13 dal campo), unico a sembrare veramente in palla dei Wolverines, mentre Charles Matthews ha steccato (6 punti, 5 falli, 3 perse) la partita più importante dell’anno.