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Tradizione e pressione Villanova cerca repeat

Autore: Stefano Russillo
Data: 30 Nov, 2016

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Tradizione e pressione. Due concetti che non fanno soltanto rima, ma servono a descrivere perfettamente la stagione di Villanova.

28 ottobre 2016: durante la Hoops Mania (la Midnight Madness dei Wildcats) sul soffitto del Pavilion, di fronte al banner del titolo vinto da Nova nel 1985, che in termini cestistici vuol dire un’era fa, quando non esisteva né la linea da tre nel college basketball né il ruolo dello stretch-four (Kris Jenkins vi dice qualcosa?), viene issato il nuovo banner dei campioni in carica. È da questo momento che parte la rincorsa al repeat dei Wildcats, un’impresa che, esclusa la dinastia di UCLA capace di vincere 7 titoli di fila tra il 1967 e il 1973, è riuscita soltanto a due squadre: Duke (1991/1992) e Florida (2006/2007).

Basketball Ncaa - Villanova banner

 

La tradizione è rappresentata da coach Rollie Massimino, il condottiero dei campioni del 1985 e colui che ha dato per primo a Jay Wright il privilegio di sedere sulla panchina dei Wildcats scegliendolo come suo assistente nel 1987. Un Massimino che, emozionato, durante la cerimonia di ottobre riceve anche lui l’anello di campione Ncaa dalle mani del suo figlio prediletto.

La pressione la mette Ryan Arcidiacono che entra nel Pavilion con il trofeo vinto a Houston e, tra il boato dei tifosi Wildcats, esclama al microfono: “I’m telling you we’re going back to back, I’m putting the pressure on right now”.

La tradizione è anche una squadra che per filosofia di gioco mette sempre il gruppo prima del singolo, che scende in campo con quell’attitude che ti porta a lottare e a buttarti su ogni pallone. Concetti ben sintetizzati dalle parole con cui coach Wright presenta la nuova stagione: “Staying humble and hungry”. La pressione di dover giocare per una città che vive di basket: Philadelphia, anche conosciuta come “city of basketball love”, con la consapevolezza di avere tutte le carte in regola per puntare al repeat.

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La pressione di essere il migliore

Essere selezionato a inizio stagione come preaseason Player of the Year della Big East e nel preseason All-American team, nonché tra i principali candidati al Wooden Award Trophy, richiede spalle larghe e grande fiducia nei propri mezzi per mantenere le aspettative e sopportare il peso della pressione. Non è certo un problema se le spalle in questione sono quelle del senior Josh Hart. Perché è il miglior giocatore di Nova e forse non solo. Ve lo spiega direttamente il suo coach: Quello che ha sempre fatto di lui un giocatore di successo è che fa tutto quello che si può fare per vincere una partita. Sa tirare da tre. Sa guidare la squadra. Sa arrivare al ferro. Sa come procurarsi facilmente tiri liberi. Sa passare la palla. È in grado di stoppare. Sa andare a rimbalzo. Può rubare la palla. Non sa soltanto fare canestro. Non cambierei mai un prospetto da Nba, un All-American, con tutto il suo hype per lui, perché è davvero un giocatore unico”.

Le parole di coach Wright in immagini

 

Alla parola unicità, noi aggiungiamo la parola versatilità, perché forse non esiste giocatore più completo nel college basketball di Hart. Sa sempre fare la scelta giusta sul parquet, con un grande IQ cestistico che gli permette di leggere perfettamente l’andamento della partita. Incarna perfettamente il giocatore tipo di Villanova: non un top recruit ma un prospetto che, grazie allo sforzo, alla passione per il gioco e alla capacità di migliorarsi nel tempo, ottiene i propri risultati. Miglioramenti che si possono vedere dalle sue statistiche, anno dopo anno, fino alla definitiva consacrazione di questo inizio di stagione in cui è arrivato anche il career high da 30 punti contro Wake Forest.

Per Game Table
SeasonSchoolGMPFGFGAFG%2P%3P%FT%TRBASTSTLBLKTOVPTS
2013-14Villanova3421.42.65.1.500.670.313.6774.40.90.60.30.67.8
2014-15Villanova3625.53.46.7.515.558.464.6704.51.51.10.41.110.1
2015-16Villanova4031.45.811.2.513.595.357.7526.81.91.20.31.715.5
2016-17Villanova632.76.511.3.574.659.444.7045.82.01.70.01.718.2

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La pressione di sostituire Arcidiacono

Se Nova vuole aspirare seriamente al repeat, dovrà riuscire a sostituire due giocatori come Ryan Arcidiacono e Daniel Ochefu, l’asse play-centro che la scorsa stagione ha fatto le fortune dei Wildcats. Prima che nella metà campo offensiva, il duo faceva la differenza in quella difensiva, come ha ben sintetizzato coach Wright quando ha ammesso di aver perso il “best perimeter guy and the best inside guy”. Quest’anno la squadra difensivamente non sta esprimendo il suo miglior basket, sia a causa della mancanza dei due giocatori appena citati sia per la carenza di comunicazione in difesa, come ha ammesso lo stesso Jalen Brunson. Il sophomore è uno dei principali indiziati, arrivato in Pennsylvania come un top recruit, rarità da queste parti, è chiamato ad essere l’erede naturale di Arcidiacono, dopo un anno di apprendistato alla corte del Philly-guy.

La fase offensiva non si discute con un tiro affidabile e la sua capacità di mettere in ritmo i compagni, specialmente quando va dritto al ferro, aprendo il campo per l’attacco 4-out offense di Nova, con 4 giocatori perimetrali pronti a ricevere gli scarichi del numero 1. Quest’anno è arrivato anche quel passo in più in termini di leadership, dimostrandosi molto più sicuro dei propri mezzi e assumendosi responsabilità quando la palla scotta, mettendo da parte la timidezza mostrata la scorsa stagione. I problemi sono la fin troppo facile inclinazione alle palle perse, dato invariato rispetto la scorsa stagione (1.8), e la difesa, dove non riesce ancora a mettere quell’attitude tanto cara alla tradizione di Nova.

Dite che il ragazzo a messo da parte la timidezza?

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La pressione di sostituire Ochefu

Il reparto dove, però, i Wildcats stanno facendo maggior fatica è il frontcourt, nel quale l’assenza di Ochefu pesa molto di più di quella di Arcidiacono. A Nova manca un vero e proprio rim protector, come attestano i dati Kenpom che la vedono fuori dalla top150 per percentuale di stoppate e al 273esimo posto per efficienza del tiro da due concesso agli avversari. Il sostituto naturale del nuovo giocatore dei Washington Wizards doveva essere Omari Spellman, n.19 della 2016 recruitng class di ESPN, che per problemi di eleggibilità non sarà disponibile quest’anno. Ecco allora che il piano B di coach Wright prevede Darryl Reynolds e il transfer da Fordham, Eric Paschall a contendersi i minuti da centro, un 2.06 e un 2.01 non esattamente il vostro prototipo di rim protector. Il secondo, però, sta sorprendendo grazie ad ottime prestazioni, come i 17 punti con 3/6 dall’arco contro Western Michigan, e alla sua versatilità.

Eric Paschall (Villanova)

Eric Paschall

Paschall può, infatti, occupare tutti gli spot dal 2 al 5. Nel suo anno in maglia Rams, nel quale è stato premiato come Freshman of the Year della Atlantic 10, ha giocato, infatti, principalmente da guardia. Ma grazie a un una massa muscolare da centro piuttosto che da esterno, coach Wright ha deciso di reinventarlo stretch-five, nel tentativo di costruire un Jenkins 2.0. Grazie al suo fisico, infatti, costruisce sempre interessanti mismatch contro gli avversari: può portare i suoi marcatori più piccoli di lui in post oppure, grazie al suo range di tiro, portare i centri avversari a seguirlo fin oltre la linea da tre (7 triple a segno in stagione). Pecca ancora di inefficienza e non si trova totalmente a suo agio nel sistema di gioco dei Wildcats, ma dategli il tempo di ambientarsi e coach Wright farà di lui l’ennesimo prodotto dell’equazione novaniana: talento+pazienza+lavoro=successo.

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Il giocatore fatto tradizione

Chi incarna perfettamente lo spirito Wildcats è Mikal Bridges, uno che ha dichiarato “Villanova is a part of me”, giocatore che sta vivendo la sua breakout season, candidandosi al ruolo di miglior sesto uomo della nazione. Arrivato nel 2014 a Nova, coach Wright gli ha concesso un anno da redshirt per mettere su i chili necessari a trasformarlo in uno dei migliori difensori della Division I. Mikal non ha battuto ciglio, nessuna protesta e così si è presentato pronto la scorsa stagione per il suo anno da freshman, dove si è fatto apprezzare come specialista difensivo, capace di neutralizzare i migliori attaccanti avversari, risultando decisivo nei momenti clutch della stagione (per informazioni chiedere a Buddy Hield che, in semifinale alle Final Four, è stato limitato a soli 9 punti).

Quest’anno, però, oltre a mettere la solita energia in difesa uscendo dalla panchina, è chiamato a dare il suo contributo anche in attacco, e al momento sta ripagando con 11 punti a partita (raddoppiato il fatturato dell’anno scorso con soli 9 minuti in più di media) e risultando una pedina fondamentale nel set offensivo di Nova. Valore attestato dai numeri con l’offensive rating più alto di tutti in casa Wildcats (149.3 secondo KenPom) e il 39esimo di tutta la Division 1.

Atletismo ne abbiamo?

 

Il suo fisico, l’apertura alare e le doti difensive gli permettono, poi, di andare forte a rimbalzo (5.3 di media) e di giocare qualche minuto anche da 5, come ha fatto nella finale del Charleston Classic marcando il giocatore più alto dell’Ncaa: Tacko Fall. I mock draft del 2018 lo danno già tra le prime venti chiamate del primo giro grazie ad un potenziale da 3&D che tanto piace ai gm dell’Nba. Aggiungeteci una gran visione di gioco (3.2 assist a partita) e i costanti miglioramenti delle percentuali dall’arco e capirete il perché di tutto l’hype che lo circonda.

Il prossimo Hart? Non bisogna reclutarlo, Nova ce l’ha già in casa.

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La tradizione dei numeri

Se volete però sapere da dove passano, ancora una volta, le possibilità di repeat di Nova non soffermatevi sui singoli giocatori, ma vedeteli sempre nel loro contesto di squadra perché, al di là degli uomini, la forza dei Wildcats risiede nel collettivo. Se volete vedere il concetto di gioco di squadra elevato alla sua massima espressione, non potete non guardare una loro partita. Uno dei basket più bilanciati che possiate osservare, con il giusto mix in attacco, lo giocano i ragazzi di coach Wright, con la palla che non si ferma mai, sempre alla ricerca del passaggio per il tiro a maggior percentuale di successo. Nova è, infatti, la seconda squadra della nazione per efficienza offensiva, con 119.6 punti segnati su 100 possessi, a dispetto dell’essere la 330esima per ritmo di gioco, proprio a causa della ricerca costante del miglior tiro che rallenta i tempi d’attacco. E in ogni caso, nonostante i problemi in fase difensiva nel pitturato di cui abbiamo parlato, Villanova resta sempre nella top10 delle squadre con miglior efficienza difensiva con 91.3 punti concessi agli avversari su 100 possessi.

Alla strenght of the numbers, aggiungeteci l’esperienza del collettivo con i giocatori che fanno parte del quintetto titolare che l’anno scorso hanno disputato tutte le 40 partite del cammino che ha portato i Wildcats al trionfo di Houston. Da “The Shot Man” Kris Jenkins, che si è presentato, dopo l’offseason, con 15 kg in meno e che continua a essere il giocatore più pericoloso dall’arco per Nova, a Phil Booth che, dopo la career night proprio in occasione della finale contro UNC, è diventato la guardia tiratrice titolare, senza dimenticare il nuovo Philly-guy Donte DiVincenzo, guardia bianca con faccia tosta e un perfetto jumper (vi ricorda qualcuno?)

Si, perché a Villanova è sempre questione di tradizione: da Arcidiacono a DiVincenzo, da Hart a Bridges, da Jenkins a Paschall, da Massimino a Wright, il tutto senza sentire il peso della pressione. E quindi c’è chi è pronto a scommettere che non passeranno altri trentuno anni prima di alzare un nuovo banner al Pavilion.

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