Quote by Virginia-Texas Tech, i temi della finale

Se siete fan di squadre da corsa e difese permissive, potreste essere tentati dal restare a dormire, ma molto probabilmente finireste per avere torto. Virginia e Texas Tech si giocheranno il titolo NCAA alle 3:20 italiane di stanotte in una gara che sarà di certo dominata dalle difese, ma che promette tanta adrenalina e che sarà resa intrigante dalle mosse e contromosse di due coach d’élite come Tony Bennett e Chris Beard.

Comunque vada, sarà una prima volta. Cavaliers e Red Raiders sono alla prima finale della loro storia e, su entrambe le sponde, ci sono due nostri connazionali, Davide Moretti e Francesco Badocchi. Comunque vada, ci sarà il primo italiano di sempre ad alzare il trofeo.

Quest’anno è davvero difficile provare a confutare il vecchio adagio secondo il quale sono le difese a vincere i campionati. Virginia ha plasmato la propria identità nel corso delle stagioni tramite la sua Pack Line e quest’anno è la 5a miglior squadra della Division I per Adjusted Defense (88.7). Restando in tema di cifre snocciolate dal sito KenPom, nessuna formazione ha mai messo insieme un AdjDE efficiente quanto quello di Texas Tech (83.3), la cui difesa ha concetti chiari, innovativi (qui sotto, un estratto dell’ottimo video di Tifo Basketball) e si fregia di un’esecuzione tanto lucida sul piano mentale quanto aggressiva su quello fisico. Il risultato finale è una pressione che copre la metà campo come un tappeto.

 

Gli Hoos quest’anno hanno però anche una macchina offensiva molto ben oliata (122.6 di AdjOE, terzo miglior dato in assoluto) e, in questa March Madness, la partita contro Oregon è stata l’unica nella quale non sono riusciti ad andare oltre il punto per possesso. Contro la squadra di Lubbock, troveranno pane per i propri denti e, mai come stavolta, dovranno lavorare sodo per aprirsi spazi. Texas Tech infatti eccelle nel difendere i blocchi sulla palla ma i suoi automatismi e la sua comunicazione fra le parti sono una costante in tutti gli aspetti della difesa. Insomma, la versatilità di Virginia è stata spesso un fattore in questa stagione ma trovarsi davanti un avversario realmente capace di cambiare su ogni uomo rappresenta una sfida sostanzialmente inedita.

Il fatto che queste siano due squadre basate sul collettivo non impedisce di avere match-up individuali di estremo interesse. Quello fra due lottery pick annunciate come De’Andre Hunter e Jarrett Culver è di sicuro il più intrigante perché qui non mancano né il talento né l’avere qualcosa da dimostrare.

Hunter è un difensore eccezionale, molto probabilmente il migliore nel suo ruolo quest’anno ma, nella metà campo offensiva, il suo Torneo non ha convinto completamente. La produzione non è mancata del tutto, ma il giocatore di Virginia non è apparso totalmente a proprio agio e quello visto contro Purdue nelle Elite Eight è stato finora il suo unico guizzo da leader in questa March Madness.

 

Culver, dal canto suo, ha il peso dell’attacco di Texas Tech sulle proprie spalle pur essendo circondato da compagni affidabili come Moretti e Mooney. In sostanza non può fallire e difficilmente la sua squadra potrà permettersi un suo primo tempo da 1 punto segnato come accaduto con Michigan State. Mantenere buoni livelli di efficienza contro una formazione quadratissima come Virginia sarà la più grande sfida della sua carriera universitaria.

 

Le condizioni di Tariq Owens rappresentano un’incognita importante. L’ex St. John’s aveva dovuto lasciare il campo nel bel mezzo della partita con Michigan State a causa di una storta alla caviglia destra. La sua presenza è certa, ma non si sa esattamente in quale misura. Un suo utilizzo limitato nel minutaggio o nella capacità di prestazione sarebbe un gran danno per Texas Tech, visto quanto è elevato l’impatto difensivo di Owens nella protezione del ferro e nei cambi di marcatura.

 

Norense Odiase, anche nella sua giornata migliore, non può garantire da solo quel tipo di fisicità nel frontcourt che, fin qui, ha fatto la differenza per i texani e che rappresenta un problema per qualsiasi squadra, Virginia compresa. Bennett pesca poco dalla panchina in questo Torneo (difficilmente vedremo una rotazione “vera” che superi i sei uomini) ma ciò non vuol dire che non abbia opzioni. Gettare Jack Salt nella mischia per tratti prolungati della gara potrebbe tornare molto utile in presenza di un Owens a mezzo servizio.

 

In definitiva, Virginia appare leggermente favorita grazie al suo maggior equilibrio fra le due metà campo, ma tutto lascia presumere che questa sarà una partita giocata punto a punto e in cui tutti gli errori peseranno tanto – occhio ai tiri liberi, perché nessuna delle due squadre eccelle particolarmente da questo punto di vista.

Non ci resta che aspettare e goderci una finale fra due squadre che hanno indubbiamente meritato di arrivare fin qui grazie alla loro squisita organizzazione e alla durezza mentale dei rispettivi interpreti.