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Week 17, le pagelle – La zampata di St Mary’s e la follia di Baker Mazara

chad baker mazara
Autore: Raffaele Fante
Data: 2 Mar, 2026

Si stanno per chiudere le conference e ci sono già i primi verdetti in attesa che la follia di marzo abbia inizio. Florida si prende la Sec e torna a essere una seria candidata per la vittoria finale, Saint Mary’s e Gonzaga si dividono il trono della Wcc, Arizona è la regina della Big 12 mentre Uconn demolisce St. Johns’ nella Big East. Duke vince facile la Acc mentre Purdue è la grande assente nella lotta per la Big Ten, vinta da Michigan.

Tra le squadre nella bubble, fa ancora notizia Usc che perde il suo miglior giocatore. In fondo alla classifica capirete perchè. Ecco le pagelle della week 17

Saint Mary’s – Mikey Lewis ha indicato la via ma tutti i suoi compagni lo hanno seguito e così i Gaels hanno rimontato Gonzaga e si sono presi il titolo della WCC in coabitazione con i Bulldogs. Con una quantità sempre limitata di talento, in un palazzo tanto piccolo e brutto quanto caldo, coach Randy Bennett da 25 anni riesce ogni anno a mettere questo piccolo college cattolico lasalliano tra le squadre che contano del college basket. Sono 8 le vittorie di fila per chiudere nel modo migliore la conference e per chiarire che anche quest’anno meritano un posto alla Big Dance.

Florida – Ok, abbiamo sbagliato anche noi a darli troppo presto in difficoltà e fuori dalle candidate per il titolo. Merito di Todd Golden che ha trovato anche quest’anno la chimica giusta per vincere quanto meno la Sec con due partite di anticipo dopo aver distrutto una squadra da ranking come Arkansas con 7 giocatori in doppia cifra, il 57% complessivo dal campo e un eloquente 51-31 a rimbalzo. Nessuno come i Gators in questa statistica anche perchè non c’è nessuno come Rueben Chinyelu (11.7 i suoi rimbalzi a partita) e ora non c’è dubbio che il bis sia tutt’altro che impossibile.

Miami Ohio – Non parliamo certo di una squadra come Indiana, che registrò la stagione perfetta nel 1975-1976, però quella di Miami Ohio è davvero una di quelle storie da college basket che amiamo. È rimasta l’unica squadra imbattuta in stagione (come accadde a Wichita State nel 2014, a Kentucky nel 2015 e a Gonzaga nel 2021) e le chance di chiudere senza sconfitte prima del Torneo ormai sono più che concrete.

Texas Tech – Non c’è JT Toppin, ossia il miglior giocatore della squadra e uno dei giocatori migliori dell’intera stagione di college basket? Nessun problema, Texas Tech continua a correre: siamo a tre vittorie consecutive, compresa l’ultima impressionante in casa di Iowa State. Le triple di Donovan Atwell sono risultate alla fine indigeste per i Cyclones e chi ha dato per morti i Red Raiders è meglio che cambi in fretta opinione.

John Mobley (Ohio State) – Purdue se lo dimentica spesso dall’arco, incapace di stare appresso ad una guardia che fa tantissima attività lontana dalla palla. Il risultato sono state 5 triple, 21 punti e un upset che certifica la deludente stagione dei Boilermakers e – forse – salva la panchina a coach Jake Diebler mandando Ohio State al torneo. I Buckeyes possono essere pericolosi se, oltre al solito Thornton, c’è anche lo sparatutto Mobley

Missouri – Una settimana per prendersi il torneo: prima una vittoria di misura contro Tennessee grazie lal’esplosione inaspettata della guardia Sophomore T.O Barrett, 28 punti per lui con il 70%, poi una scorpacciata in trasferta contro Mississippi State con cinque giocatori in doppia cifra e un primo tempo concluso sul +21. Quota 20 vittorie centrata e in lizza per un bye al torneo della Sec.

Kansas – I fan dei Jayhawks stanno chiaramente vivendo una stagione particolare in cui difficilmente sanno in anticipo come giocherà la loro squadra perchè una ne vincono e una ne perdono, e vai a sapere poi se Darryn Peterson gioca o meno. Netta e importante la vittoria in casa contro Houston, ben più netta e un po’ preoccupante la sconfitta sul campo di Arizona, con i lunghi assenti non giustificati con un eloquente 48-26 a rimbalzo per i Wildcats. La Big 12 è andata, chissà quanta strada faranno al Torneo.

Auburn – È riuscita nell’impresa di perdere nel derby tra squadre in crisi contro Mississippi. Una sconfitta in casa che fa malissimo e che sostanzialmente sa anche di verdetto finale: il primo anno di Steven Pearl alla guida dei Tigers è da dimenticare. La Sec, per carità, è una conference di livello altissimo, ma la Auburn attuale non ha una vera identità né un vero leader. E così anche il secondo anno di Tahaad Pettiford è diventato un argomento trascurabile.

Seton Hall – Un testa a testa interessante contro UConn con un difesa capace di sporcare per tre quarti della partita le triple degli Huskies e un AJ Staton Mc-Cray quasi imprendibile. Poi i Pirates hanno segnato quattro degli ultimi sedici tiri e Braylon Mullins e Alex Karaban hanno iniziato a trovare la retina ed ecco sfumare un upset che li avrebbe messi senza se e senza ma nel torneo. E invece c’è ancora qualcosina da fare.

St John’s – Una delle peggiori prestazioni offensive dell’anno di tutta la Division I arriva in realtà da una squadra reduce da 13 vittorie che si pensava potesse dar fastidio anche a una big come Uconn sul suo campo. Sbagliato: 20% tondo al tiro, 40 punti finali di cui 14 messi a referto nel secondo tempo ma già nel primo i Johnnies avevano dato l’impressione di aver bevuto tanto, con palle perse ridicole e ferri su ferri presi a ripetizione. Premio spadellatore della serata a Bryce Hopkins che chiude con 3/14 imitato comunque da tutti i suoi compagni.

Louisville – Coach Pat Kelsey alla fine delle partite ormai ripete sempre la stessa storia: sono stati migliori di noi, sono stati più aggressivi, hanno giocato meglio. Adesso il problema è davvero fare invertire la marcia alla squadra che difensivamente fatica contro chiunque e che anche offensivamente si arena in fretta se le cose non funzionano. Fuori casa i Cardinals attuali rischiano contro chiunque.

Purdue – Se ne vanno i sogni di gloria in Big Ten dopo due sconfitte che ridimensionano non poco la numero 1 di inizio stagione che ha perso però non poche certezze. Michigan State è stata la quarta squadra a sbancare la Mackey Arena quest’anno, Ohio State si è confermata la bestia nera dei Boilermakers battendoli per la terza volta di fila. Il problema di Matt Painter sono gli alti e bassi all’interno delle partite di una squadra in realtà super esperta, che sta soffrendo soprattutto sotto canestro dove Oscar Cluff si sta dimostrando un innesto non all’altezza delle ambizioni.

BYU – Dura la vita senza il tuo leader, e se tutti gli altri non fanno un passo avanti, le velleità di Final Four dei Cougars possono già finire nella pattumiera. Già la Big 12 non fa sconti, figuriamoci il torneo ma la sostanza è che senza Richie Saunders la squadra di Kevin Young è 8-8 nella conference dopo una settimana tragica con due sconfitte dovute al pessimo approccio alle partite: netta la ripassata presa in casa di UCF che si è divertita segnando 97 in una serata stellare al tiro, sanguinosissima la sconfitta in casa contro West Virginia dovuta anche qui a un primo tempo soporifero di AJ Dybantsa e compagni.

Chad Baker Mazara (USC) – Ma che ci fa un giocatore in canottiera e pantaloncini in mezzo ai tifosi? Difficile capire cosa sia passato per la testa di questo megasenior di 26 anni alla sua quinta squadra di college ma fatto sta che, dopo esser caduto male all’inizio del secondo tempo contro Nebraska, è tornato nello spogliatoio ma poi è ricomparso non per sedersi con i suoi compagni, bensì sugli spalti. Così. Meravigliosa la spiegazione di coach Eric Musselman (“non c’erano abbastanza sedie in panchina”), ma l’università non l’ha presa benissimo e ha deciso di mettere fuori squadra il suo miglior giocatore da 18.5 punti a partita. Che ha quindi deciso di chiudere in maniera piuttosto bizzarra la sua carriera universitaria.

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