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Emmanuel Innocenti: “C’è un solo obiettivo a Gonzaga”

Emmanuel-Innocenti-Gonzaga
Autore: Paolo Mutarelli
Data: 30 Gen, 2026

Emmanuel Innocenti è un po’ lo specchio di Gonzaga. Poco appariscente, poco spettacolare, poco mediatico, ma alla fine sempre protagonista. E lo stesso vale per un programma che arriva alla March Madness da 26 anni consecutivi e spesso lo fa da seed No.1 tra le candidate alla vittoria finale. Si parla poco quest’anno di una versione dei Bulldogs che ha perso una sola partita – contro Michigan – e che si trova alla No.6 dell’AP Poll. Mancherà forse il freshman illustre, sarà che ora il leader Graham Ike è fermo ai box, o forse è il solito vecchio adagio su una WCC poco competitiva, fatto sta che a Spokane si augurano che tutti si dimentichino dei Bulldogs per far pagare questa amnesia a caro prezzo a marzo.

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“L’obiettivo che ci siamo fissati già lo sappiamo, non lo diciamo e non dobbiamo troppo focalizzarsi su quello”, ci spiega Emmanuel Innocenti, che abbiamo di nuovo contattato – dopo la nostra chiacchierata di quest’estate – per scoprire i dettagli della sua buonissima stagione da titolare a Gonzaga, la forma dei Bulldogs e tanto altro su uno dei programmi più illustri della Division I.

A giugno avevamo titolato l’intervista “Convincerò tutti che Gonzaga è il mio posto”. Arrivati a febbraio, non ci sono più dubbi sulla tua importanza nella rotazione in una contender

Si, quando avevamo parlato quest’estate era più una cosa più personale. Volevo dimostrare di poter contribuire in un modo importante nel programma. Sta andando bene, non posso lamentarmi, la squadra è 21-1. Meglio di così non può andare. Fisicamente sto bene, la situazione è tranquilla, sto bene con i miei compagni. Potrebbe andare meglio con l tiro, ma sono contento della situazione.

Partito in quintetto, poi uscito per fare spazio a chi era arrivato “tardi” come lo spagnolo Saint Supery o Tyson Grant Foster, ora rientrato: cambia il tuo impatto a seconda dell’ingresso in quintetto o meno?

No, so bene il mio ruolo, so cosa devo portare difensivamente o offensivamente alla squadra. Conta quando sono dentro, so che la squadra ha bisogno di me quando c’è bisogno di uno stop in difesa e io sono sempre nell’ottica di farmi trovare pronto quando c’è una situazione particolare in cui devo aiutare qualcuno che ha problemi di falli. Nel basket di oggi, non è importante partire o meno dal quintetto. É importante dare il proprio contributo nel modo migliore, quando vieni chiamato in causa.

Arriviamo al tuo gioco: difensivamente sei un game changer, addirittura un blog di Gonzaga ti ha definito come il miglior difensore dell’intero college basket. Sulla palla sei davvero complicato da battere: parlaci un po’ della tua difesa.

Mi sono iniziato ad interessare alla difesa verso i 15-16 anni, avevo visto un video di Kawhi Leonard con gli Spurs e sono rimasto impressionato. Mi sono detto “Voglio essere così, voglio giocare così”, da quell’età mi sono interessato. Poi mi dava anche la possibilità di dimostrare di poter fare qualcosa che gli altri non potevano o non volevano a fare. Mi sono concentrato sempre più sulla difesa, mi piace molto. Presto molto attenzione ai dettagli in difesa e cerco di migliorare ogni giorno, a portare qualcosa di nuovo. Gonzaga è una squadra che cerca di dettare il ritmo e di portare molta pressione sulla palla, forzare gli attacchi avversari a fare quello che vogliamo noi e metterli in una situazione scomoda. Siamo molto compatti difensivamente, tutti quanti sappiamo farlo. Se c’è qualcuno che sbaglia, sa che può contare sugli altri che coprono.

In Italia non sono tanti i lunghi con centimetri, quindi utilizziamo vicino a canestro giocatori fisici e molto atletici. E’ successo anche a te quando giocavi con la Stella Azzurra, mentre non succede più a Gonzaga, ma quanto di quel percorso da lungo ti sei portato in America? 

I miei anni alla Stella mi hanno aiutato moltissimo dal punto di vista difensivo. Nel mio primo anno in A2 ci mancava un lungo che giocava da 4 e sono stato impiegato al suo posto, poi ho giocato da 3, alcuni minuti da 2. Per me è stato importante perché così ho imparato praticamente a difendere dall’1 al 5, posso marcare chi vuole giocare in post perché sono abituato. Anche qui in allenamento i coach mi utilizzano a volte da 4, soprattutto ora che abbiamo alcuni infortunati, perché hanno bisogno di qualcuno di fisico che sa difendere sia sulla palla che sotto canestro. In allenamento spesso marco le guardie qui, sui giocatori che hanno bisogno di migliorare qualcosa del loro l’attacco e hanno bisogno di una mano da parte mia nel difenderli duro.

Il tuo gioco assomiglia sempre di più a quello di tantissimi role player dell’Nba: come vedi il gioco al piano di sopra e come Gonzaga ti sta aiutando.

Per me l’Nba è sempre stato il mio obiettivo, cercano tantissimi 3&D. Mi sento molto sicuro dal punto di vista difensivo, sono messo bene. Sul mio tiro invece ci devo ancora lavorare. Ho iniziato bene la stagione, ora sono in un momento un po’ di crisi, ma ci sto lavorando, ci sto tornando. Ma non solo per me, so che la squadra ne ha bisogno, specialmente ora che non abbiamo i lunghi e possiamo andare in area e penetrare di più e quindi poi scaricare sul perimetro. Devo essere pronto a segnare quei canestri. Anche in ottica Nba, se voglio essere lì un role player, devo essere in grado di segnare con buone percentuali.

Quest’estate ci parlavi proprio del tuo lavoro individuale sul tiro. Quanto è complicato ora ritagliarsi il tempo per lavorare su di sé tra università, preparazione delle partite e trasferte?

Adesso ci sono tanti impegni tra la scuola e gli allenamenti. Ora per migliorare è un lavoro che si fa più nelle situazioni di gioco, all’interno del sistema che abbiamo, capire in allenamento qual è la situazione per prendere un tiro o per andare al ferro. Individualmente, mi alleno la sera con i manager che mi aiutano sul tiro, sul leggere le situazione di gioco. É diverso, in estate hai il 100% del giorno tutto per te.

21-1 e la solita stagione dominante di Gonzaga, anche se sembra che se ne stia parlando di meno rispetto agli scorsi anni: è una nostra percezione o anche voi sentite di essere un po’ “snobbati” in America?

É una cosa che non ci interessa più di tanto, in estate ci siamo seduti tutti insieme e ci siamo chiariti i nostri obiettivi. Ci siamo promessi che qualsiasi cosa fosse successa fuori dallo spogliatoio, non avrebbe influito sul nostro gioco. Quindi quanto si parla di noi, se gli piacciamo oppure no, non influisce su di noi. Ora siamo concentrati a migliorare sia a livello personale che a livello di squadra, sappiamo quello che possiamo fare. Lavoriamo per raggiungere il nostro obiettivo.

Che squadra è questa Gonzaga?

Siamo in un momento buonissimo della stagione, non è facile essere 21-1 a questo livello. Sento che c’è tanto da migliorare e non c’è tanto tempo, marzo non è troppo lontano e dobbiamo migliorare tanti piccoli dettagli. Ora che giochiamo senza lunghi può aiutarci, cambiare formazione in base agli avversi può essere utile. Ci sono alti e bassi, ma siamo bravi a rimanere sul pezzo, ad adattarci alle situazioni che capitano. É molto importante, poi i coach sono contenti di come stiamo lavorando. Ma sappiamo che manca qualche step per arrivare al nostro obiettivo.

Preferisci giocare con due lunghi o con uno solo? Come cambia il tuo gioco in base all’assetto di squadra?

Secondo me con due lunghi è più semplice perché puoi dominare il campo in più modi, sia all’interno in area che fuori. Ma sapendo la squadra che abbiamo, possiamo giocare anche piccoli perché abbiamo tante guardie di livello e tanti giocatori che possono difendere dall’1 al 4. Ci sono tanti che non hanno avuto il giusto spazio perché coperti da giocatori più esperti e questo è il momento dell’anno in cui possono dimostrare che possono stare a questo livello.

Contro San Francisco avete giocato molto bene in difesa, ma i Dons hanno tirato il 50% da tre su quasi trenta tiri. Quanto è difficile marcare avversari in serata?

A questo livello ti devi aspettare un po’ di tutto. Anche qualsiasi squadra è pronta a dare tutto per vincere, come sei pronto tu a dare tutto per vincere. Loro erano in una grande serata da tre, Noi abbiamo fatto un buon lavoro nel primo tempo a tenerli sotto con una percentuale buona. Poi nel secondo tempo ci siamo persi su alcuni tiri da tre, in alcuni abbiamo aiutato troppo. Però, ecco, da queste partite si impara. Quando affrontiamo una squadra del genere dobbiamo cercare di forzare più penetrazioni in area e cercare di non aiutare troppo su alcuni giocatori. Giocando senza lunghi ora, è più semplice difendere sul perimetro perché siamo tutti uguali e quindi forzare le penetrazione sarà più facile. É stata una lezione importante, abbiamo giocato bene, ci siamo solo persi nel finale e sbagliato qualche decisione

Parlaci un po’ del viaggio a Las Vegas: due vittorie stupende contro Alabama e Maryland e una sonora ripassata conto Michigan. Che squadra sono i Wolverines?

É stato un viaggio importante per via del livello delle squadre affrontate, poi era inizio stagione e quindi dovevamo capire un po’ il nostro livello e quello che potevamo fare contro squadre buone. Nelle prime due partite abbiamo giocato a buon ritmo, sono state partite convincenti. Contro Michigan è andata come è andata, però è stato fondamentale per noi capire cosa non ha funzionato. Michigan è una squadra fisicamente dominante e in difesa molto compatta e molto unita. Ognuno lì dentro sa qual è il suo ruolo, erano in forma, stavano bene insieme. Nessuno forzava la giocata, mi ha stupito la loro mentalità. Erano molto duri e hanno dettato il gioco. Il fatto che è una squadra con così tanti passatori, giocatori che sanno creare per sé e per gli altri, mette in difficoltà. Hanno tirato con grandi percentuali e quindi non era facile quando devi marcare una squadra che attacca bene il ferro e e tira bene.

Prima che iniziassimo questa intervista stavamo parlando di Arizona-BYU, durante l’anno riuscite a trovare tempo per guardare e studiare squadre contro cui non giocate ma che potreste affrontare al torneo? 

Siamo molto concentrati sul nostro calendario, però capita che passiamo delle serate tra compagni a guardare le partite in Tv. Ad esempio ci siamo visti tutti insieme Arizona-BYU, anche perché spesso sono partite belle da vedere e impari cose tue, capisci il livello degli altri e ti paragoni. Arizona mi ha impressionato molto per come gioca in difesa, è una delle favorite. Anche Michigan per quello che vi ho detto è tra le favorite. Sono le due più forti.

Siete i favoriti della WCC in questa stagione, anzi tutti quanti vi danno campioni già di default: è una pressione negativa o positiva?

Rispetto a quello che si pensa, la WCC non è una conference semplice. Certo partiamo come favoriti, ma il livello è alto e tutte le squadre stanno migliorando. Poi tutti quanti contro di noi danno il 120% perché ci vogliono battere e non è semplice. Non abbiamo pressioni quest’anno, siamo molto più sereni  e concentrati

Sabato giocate contro Saint Mary’s: come sta andando la preparazione della partita?

É una partita importante, c’è una forte rivalità tra le scuole, ma alla fine la prepariamo come tutte le altre. Tanta attenzione sui loro punti forti, siamo molto concentri per vincere. In questo caso, visto che è passata una settimana dalla partita con San Francisco, è abbastanza normale come preparazione, ma spesso il tempo è poco perché giochiamo spesso. In questi casi facciamo tanto video, capire dove hai sbagliato, dove migliorare e poi hai poco tempo per farlo sul campo. Facciamo un allenamento leggero e la preparazione è più sui concetti, capire dove metterti in difesa, come difendono gli altri, capire come attaccarli. Abbiamo il nostro foglio con le assegnazioni.

Si parla già di March Madness e di quello che potete fare? 

Non ne parliamo spesso, prendiamo partita dopo partita perché l’obiettivo che ci siamo fissati già lo sappiamo, non lo diciamo e non dobbiamo troppo focalizzarsi su quello. Per noi al momento è importante vincere partite per avere il seed più alto possibile.

Ultima domanda: hai ancora una stagione di eleggibilità, ora ti sei conquistato un bel ruolo a Gonzaga ma abbiamo parlato anche di Nba. Cosa pensi di fare questa estate?

In questo momento sono molto concentrato sulla stagione, però ecco ho accanto persone come Andrea (il suo agente ndr.), che è molto competente, sa qual è il meglio per me in queste situazioni. Ma sarà una questione per la prossima estate.

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