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March Madness 2026 – Michigan per tornare in alto, UConn per la storia

March Madness 2026
Autore: Paolo Mutarelli
Data: 6 Apr, 2026

Tra Michigan e UConn si incontrano per la prima volta alla March Madness e in palio non c’è solo un titolo nazionale. Da una parte, c’è un nuovo gradino nella scalata nell’empireo per UConn e Dan Hurley e un posto nella storia al fianco di Kareem Abdul Jabbar per Alex Karaban. Dall’altra, c’è l’ultimo tassello per un programma glorioso, abituato però a perdere le finali sfuggite sia ai Fab Five che a John Beilein, che può confermare l’enorme talento di un astro nascente come coach Dusty May.

La finale della March Madness 2026 avrà inizio alle 2.50 di questa notte. Ecco cosa ci aspetta.

Perché vince Michigan 

Perché è la squadra più forte e potremmo chiuderla qui. Mai nessun team nella storia della Madness aveva segnato almeno 90 punti in cinque gare consecutive del torneo, men che meno dominando Elite Eight e semifinale in questa maniera. Sulla carta Arizona aveva il personale giusto per limitare la fisicità dei Wolverines, e la partita era pure andata subito nel verso giusto con i problemi di falli di Yaxel Lendeborg, ma il risultato è stato una dimostrazione della leggerezza mentale che Dusty May ha impresso su questo team, feroce in difesa nel chiudere il ferro e rubare palloni e scintillante in attacco nel trovare la giocata giusta da tanti interpreti diversi. L’esempio perfetto è la strategia utilizzata dal coaching staff per bypassare la rim protection di Arizona: coach May ha suggerito a Elliot Cadeau di utilizzare il tabellone – simulando un tiro – per passare la palla a Mara. Una creatività sconfinata per un team che è già pieno di risorse.

Arizona ha vinto e convinto mantenendo un livello di gioco ad alta efficienza per tutta la stagione fino a che non ha trovato un peso massimo con più chili di lei. Michigan in questo momento è al picco della sua forma – proprio come nella settimana magica di Las Vegas – ma è più soggetta a passaggi a vuoto. Un attacco che vive di connessioni e gioca un sistema libero e fatto di letture diventa non arginabile quando tutti sono connessi (qui un gran articolo di Espn a riguardo), ma tende ad essere una fucina di palle perse quando sale la tensione. Ma è dalla difesa che passano le chance di secondo titolo: come visto contro Illinois, UConn è in grado di trasformare i suoi attacchi in orologi perfetti per trovare il tiro giusto, senza forzare o perdere palloni.

Se i Wolverines non dovessero forzare palle rubate o rendere troppo comodo l’ingresso in post per Tarris Reed, la partita potrebbe trasformarsi in un replay della finale di Big Ten contro Purdue, un altro attacco dai meccanismi certosini che ha trovato nella gestione perfetta di Braden Smith e nella serata prolifica di Trey Kaufmann Renn il modo per battere Michigan. La difesa poi per i Wolverines è il primo tassello per volare in attacco: nessuno attacca la transizione meglio di Elliot Cadeau e la fisicità degli esterni di UConn – altro cruccio da risolvere – può essere bypassata con le tanti soluzioni in campo aperto. Avere Yaxel Lendeborg in campo in una condizione decente dopo i problemi alla caviglia in semifinale aiuterebbe anche nelle situazioni di gioco rotto. Sono la squadra più forte ma molto meno abituati a vincere. L’ultimo e unico titolo risale al 1989, UConn ne ha vinto giusto qualcuno in più.

Perché vince UConn

Il vero problema di Michigan si chiama Dan Hurley, ovvero l’allenatore più forte che c’è in Division I, l’unico capace di mettere il suo nome accanto a quello di John Wooden e centrare la terza finale negli ultimi quattro anni. 19-1 nelle ultime quattro March Madness alla guida di un programma imbattuto nelle finali nazionali (6-0), che ha vinto le ultime diciannove partite giocate nel secondo weekend ed è 13-1 nelle Final Four, di gran lunga il record migliore di tutti. Seppur con un’iniezione di talento non indifferente dal portal, la costruzione di questo roster si basa ancora sul modello classico ormai in estinzione del college basketball: Alex Karaban è alla sua terza finale con la maglia degli Huskies, Solo Ball (in forse per domani), Jayden Ross, Jaylin Stewart erano dei freshmen nello storico titolo del 2024 e stanotte sono tutti chiamati ad essere l’ago della bilancia di una squadra dura a morire e capace di trovare ogni tipo di soluzione per vincere le partite, compresi buzzer beater che diventeranno immortali.

Facile indicare il tiro da tre come arma principale per una vittoria che sarebbe sorprendente, nonostante le 34 vittorie degli Huskies e il curriculum di cui sopra. Rispetto ai roster dei due titoli precedenti di Hurley, questa squadra ha una batteria di tiratori ben più profonda, ma anche altalenante. Il 5/23 contro Duke non è stato decisivo perchè hanno funzionato transizione e seconde opportunità, mentre il 12/33 conto Illinois è stato fondamentale per colmare la difficoltà nell’entrare in area degli esterni di UConn, difficoltà che potrebbero incontrare nuovamente stanotte contro il frontcourt migliore della D-I. Braylon Mullins sarà l’osservato speciale, così come Alex Karaban ma molto passerà dalle mani di Silas Demary Jr.

Il formidabile attacco di coach Dan Hurley vive di spazi e di movimenti precisi, il transfer di Georgia dovrà rallentare il gioco e gestire accuratamente il pallone cercando di isolare Tarris Reed sotto canestro e pescare i tagli che UConn fa arrivare dal lato debole. Un attacco ragionato è la miglior difesa contro la transizione mortifera di Michigan, sostanzialmente imbattibile quando la trova. Duke e Purdue sono riuscite a rallentarla e a farla ragionare a metà campo dove UConn ha l’atletismo per mettere in crisi Cadeau e rallentare un acciaccato Lendeborg. Un po’ meno per arginare Aday Mara e Morez Johnson.