Quote by Aleksej Pokusevski, scommessa alla Porzingis nel Draft 2020

“Nessuno vuole perdersi il nuovo Doncic o il nuovo Jokic”. Con queste parole Giorgios Mpartzokas, capo allenatore dell’Olympiakos, ha giustificato l’interesse attorno ad Aleksej Pokusevski da parte degli Scout NBA. Continue presenze alle partite e agli allenamenti, richieste di informazioni e telefonate assidue dagli Stati Uniti ad Atene: l’hype intorno al classe 2001 – nato il 26 dicembre – è altissimo.

Cosa porta tanti front office NBA ad interessarsi ad un ragazzo serbo appena maggiorenne? Semplice: Pokusevski è un giocatore potenzialmente unico, con un mix di caratteristiche fisiche e tecniche davvero raro. Nato a Novi Sad da una famiglia di profughi della guerra del Kosovo, Aleksej entra a far parte dell’accademia del club del Pireo a 14 anni e oggi milita nella seconda squadra in A2 Ethniki.

L’esperienza con L’Oly

Di fatto, però, si tratta della principale compagine dell’Olympiakos in ambito nazionale, dato che in seguito al caos dello scorso anno – quando in contestazione con la classe arbitrale l’Oly si è ripetutamente rifiutato di scendere in campo nei derby contro il Panathinaikos – la società è stata retrocessa a tavolino. La scelta, dunque, è stata quella di utilizzare la prima squadra esclusivamente per l’Eurolega, lasciando campo ai giovani sui parquet greci.

Questo ha permesso a Pokusevski di accumulare minuti ed esperienze importanti, seppur in una lega di livello modesto, mettendo insieme 7.9 rimbalzi, 3 assist e 10.8 punti di media a partita.

Un fisico tutto da costruire

Il fisico del serbo è particolare: 213 centimetri di statura (e addirittura 220 di apertura alare) per 93 chili. Un corpo snello, estremamente verticale ma al momento poco robusto. La mancanza di tono muscolare e la leggerezza nel tenere i contatti sono però peccati capitali da sistemare al più presto in vista di un eventuale salto oltreoceano.

In ogni caso, questa struttura fisica così singolare presenta anche dei vantaggi: identificato col ruolo di power forward, il serbo è in realtà capace di interpretare quasi ogni posizione, fornendo estrema versatilità su entrambe le metà campo. All’Olympiakos “di serie B” spesso era proprio lui a guidare la transizione offensiva, impostando l’azione con la palla in mano.

Le capacità di ball handling sono notevoli per un giocatore della sua stazza, accompagnate da una mobilità e da una rapidità nei movimenti che lo avvantaggiano notevolmente quando può attaccare dal palleggio i lunghi avversari. Inoltre, Pokusevski brilla per le sue doti di passatore: dal post alto come fuori dall’arco, la sua capacità di trovare i compagni è già sviluppata. Il mix delle sue qualità lo rende sicuramente una minaccia non indifferente: attaccando in penetrazione è in grado di alzarsi oltre la testa di quasi tutti gli avversari, e la sua capacità di trovare soluzioni nell’uno-contro-uno costringe spesso le squadre avversarie a difenderlo andandolo a raddoppiare sistematicamente. A questo punto, però, il serbo è in grado di trovare con continuità i compagni liberi sulla linea del tiro da tre.

 

Il punto debole del suo attacco è sicuramente il tiro: la meccanica è – a essere gentili – rivedibile, e le percentuali sono tutt’altro che adatte ad uno stretch-four. Considerato il poco peso specifico quando c’è da fare a sportellate sotto i tabelloni, è indubbio che la sua pericolosità offensiva passi dalla costruzione di un tiro credibile, soprattutto da tre.

La struttura fisica come detto è da irrobustire, altrimenti in NBA potrebbe diventare un problema non solo difendere contro i centri avversari, ma anche resistere, nell’arco di una partita, ai contatti con le ali grandi.

Un nuovo Porzingis o un signor nessuno?

Insomma, il futuro di un giocatore come Pokusevski è alquanto enigmatico: potenzialmente, con un tiro solido e una fisicità diversa, potremmo essere davanti al nuovo Porzingis. Dinamico, completo, capace di tirare in testa a chiunque. Al contrario, però, se lo staff della sua squadra NBA non riuscisse a smussarne gli angoli, il serbo farebbe fatica a trovare un ruolo ben definito all’interno di un roster, finendo schiacciato dalla pressione della lega più competitiva del mondo.I mock draft lo posizionano verso la fine del primo giro, attorno alla pick numero 25: chi se lo dovesse portare a casa potrebbe così limitare il rischio dell’investimento, candidandosi però a una possibile steal of the draft del 2020.