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Sweet 16/2 – Arizona e Michigan eliminate

Autore: Raffaele Fante
Data: 24 Mar, 2017

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Difficile aspettarsi di meglio: partite punto a punto, grandi giocate, favole che finiscono e favole che continuano. Le prime 4 partite delle Sweet 16 sono iniziate nel migliore dei modi e con una grande sorpresa: la #11 Xavier prosegue la sua meravigliosa corsa a spese di Arizona, con coach Sean Miller che anche quest’anno non andrà alla sua prima Final Four. E’ questo un traguardo che può raggiungere ancora Mark Few con la sua Gonzaga che è venuta a capo di una partita difficilissima contro la zona press di West Virginia. Finisce invece l’avventura di Michigan, l’altra Cinderella del tabellone, perchè il tiro finale di Derrick Walton finisce sul ferro e Oregon vince di un punto. Unica gara senza dramma e con poche emozioni è quella di Kansas che vince facile contro Purdue.

Vediamo come sono andate le partite nel dettaglio e in fondo i promossi e bocciati

Xavier-Arizona 73-71

  • Signore e signori, habemus Cinderella. Dopo un contest durato 3 turni Xavier si è aggiudicata la palma di “squadra sfavorita dal pronostico per cui simpatizzare”. La partita contro Arizona (giocata davanti a Steve Kerr, ex Wildcats) è stata combattuta per 40 minuti, con parziali da una parte e dall’altra, giocate spettacolari, ma anche tanto bel basket.
  • E parliamo allora di basket visto che Chris Mack ha impartito una lezione all’amico e mentore Sean Miller. Xavier ha giocato quasi 40 minuti di flex offense, pick&roll fintati con il lungo a sprintare verso il canestro, tagli a ricciolo e continui movimenti senza palla. Dopodiché con sola difesa a uomo Arizona avrebbe vinto facile, ma i Musketeers hanno il loro marchio di fabbrica, una zona piena di adattamenti che ha imbrigliato l’attacco dei Wildcats.
  • È vero che la guardia Allonzo Trier ha propiziato un parziale di 10-0 a 6 minuti dalla fine che sembrava aver steso Xavier. Poi però non ha mollato più il pallone. Inspiegabile come una squadra che aveva dominato il primo tempo sotto canestro (Dusan Ristic 17 punti, l’ultima volta era stata contro Colorado a inizio gennaio) non ha dato palla ai suoi lunghi per quasi tutto il secondo tempo. Il fenomeno Lauri Markkanen non ha “toccato” il pallone (non tirato, semplicemente “toccato”) per quasi tutti gli ultimi 10 minuti.
  •  Dovessimo scegliere un mvp per Xavier sarebbe un casino, classico caso in cui hanno tutti contribuito in maniera significativa. A tal punto che il vero mvp, e torniamo al primo punto, lo assegneremmo all’allenatore.

 

Gonzaga-West Virginia 61-58

  • Ci vuole un’immagine per chiarire la fatica fatta da Gonzaga per battere West Virginia e questa di Sisifo rende bene l’idea
  • Amanti del basket Nba con gran schiacciate e contropiedi in campo aperto astenersi dal leggere e dal vedere: questa è stata una meravigliosa partita di college basketball con la difesa più divertente, varia e fastidiosa che ci sia in grado di bloccare un attacco da 84 punti a partita e portarlo a un passo dall’eliminazione.
  • Peccato per West Virginia che Gonzaga non sappia solo attaccare ma anche difendere. Per la precisione, è la quinta della nazione per punti presi (61) e la prima per punti subiti (86.6) sui 100 possessi. A parte Jevon Carter, nessun Mountaineers è arrivato in doppia cifra.
  • Mark Few adesso vede davvero la possibilità di arrivare per la prima volta alle Final Four: Gonzaga ha vinto nonostante la partita difficilissima del suo leader, Nigel Williams-Goss, e nel complesso solo Jordan Mathews tra le sue guardie ha fatto il suo, compreso il canestro decisivo da 3 per il sorpasso.
  • Per capirci, West Virginia ha tirato con il 26% e ha perso di 3, sprecando tre palloni nei 30 secondi finali per il pareggio: due i tiri sbagliati da 3 di Carter, autore comunque di una partita strepitosa, mentre Daxter Miles non è riuscito neanche a tirare prima della sirena. Strepitosa la difesa dei Mountaineers per tutta la partita, decisiva quella degli Zags nell’ultimo possesso.
  • Se West Virginia ha avuto tre chances di pareggiare è perché fino all’ultimo secondo è andata benissimo a rimbalzo offensivo: 20 alla fine per la squadra di Bob Huggins, solo uno in meno di quelli presi sotto il suo tabellone.

Oregon-Michigan 69-68

  • Partita entusiasmante, ricca di colpi di scena, con continue variazioni nel punteggio, triple e giocate spettacolari. Insomma Oregon-Michigan non ha deluso le aspettative, ma ha messo fine alla favola dei Wolverines, che hanno perso lucidità proprio nei possessi finali, mancando l’allungo decisivo per le Elite 8.
  • Il finale? Presto detto: Derrick Walton fin lì molto concreto ha scelto di mettersi in proprio senza troppo costrutto, DJ Wilson ha sbagliato la tripla più decisiva dell’anno, mentre per Oregon Jordan Bell e Tyler Dorsey (alias “mister March”) in un minuto hanno rispettivamente il primo preso l’ennesimo rimbalzo in attacco e il secondo fatto una magata in mezzo all’area per il sorpasso.
  •   Per Michigan più tiri da 3 che da 2 (31 a 27), e non è una novità, ma nel finale sono uscite tutte quelle che dovevano entrare (e non di poco) e in generale la partita è stata troppo perimetrale (solo 7 liberi tentati). Viceversa Oregon ha vinto la battaglia a rimbalzo 36-31 (sull’energia la gara tra le due squadre non inizia nemmeno), ma ha anche tirato meglio (8/17 dall’arco). I Wolverines avevano in campo anche il gemello scarso di quel Moritz Wagner che aveva fatto a fette Louisville.
  • Se non vi esaltate vedendo giocare il trio Dorsey-Bell più Dillon Brooks di Oregonprobabilmente non abbiamo voglia di conoscervi.

Kansas-Purdue 98-66

  • Partita straordinaria da parte dei Jayhawks che continuano il loro viaggio verso le Final Four: 54% dal campo e ben il 53%  da 3 con 15/28.
  • Purdue aveva iniziato molto bene, vedendo una vasca da bagno al posto del canestro e arrivando fino a a 7 punti di vantaggio in un primo tempo controllato fino al parziale di 22-7 preso negli ultimi 5 minuti.
  • La coppia di guardie dei Jayhawks Devonte Graham-Frank Mason è stata praticamente inarrestabile e non è quindi servita una versione extralusso offensiva di Josh Jackson, dato che i suoi compiti erano prettamente difensivi perchè Bill Self aveva affidato a lui la marcatura di Caleb Swanigan nei momenti che Purdue giocava con le Twin Tower. Anche il lavoro di Landen Lucas è stato prettamente difensivo, marcando discretamente Isaac Haas e Swanigan.
  • Anche Swanigan si è perso in un secondo tempo dominato da Kansas (51-26) che ha limitato i Boilermakers a 12 punti in 15 minuti, chiudendo la pratica con un 11-0 che ha spento definitivamente la squadra di Matt Painter.
  • Self può ritenersi soddisfatto di questa sua nuova e innovativa Kansas: è riuscito a mettere al centro della squadra Jackson abbassando il quintetto e di conseguenza ha sprigionato tutto il potenziale offensivo che aveva la squadra. Qui la dimostrazione con Lagerald Vick

 

Promossi e Bocciati

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