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Azzi Fudd, ovvero la prossima stella Ncaa

Azzi Fudd
Autore: Isabella Agostinelli
Data: 31 Mag, 2021

Azzi Fudd è già una stella: prima della sua recruiting class, prima freshman a vincere il Gatorade Player of the Year e prima quattordicenne a vestire la maglia della nazionale. In molti pensano che sia un prospetto migliore persino di Paige Bueckers, sua migliore amica e sua più grande rivale. Il prossimo anno vestiranno entrambe la maglia di UConn, e coach Geno Auriemma non vede l’ora di vedere cosa combineranno insieme. Conosciamo meglio l’astro nascente del basket femminile.

Il Championship Center è un edificio di mattoni rossi che accoglie i campi di allenamento, la sala pesi e gli uffici dei coach di UConn. Per arrivare a quello di Auriemma, si deve camminare lungo una rampa di scale sulle cui mura svettano le “Pillars of the Program”, le foto di tutte le ex Huskies che hanno fatto la storia del programma: Sue Bird, Diana Turasi, Maya Moore e Breanna Stewart tanto per citarne qualcuna.

Ogni giocatrice che ha intenzione di giocare per UConn, deve passare davanti a queste stelle del basket americano. Un rito d’iniziazione che le prepara anche a vivere e giocare secondo le aspettative di una squadra che, dal 1995, è una delle superpotenze del college basket femminile.

Anche Azzi Fudd lo ha percorso. E ora, per quattro anni dovrà misurarsi tutti i giorni con quei nomi e con le aspettative di un programma che ha tanta fame di tornare in alto. Il titolo manca da Storrs ormai dal 2016, quando si è chiusa la storica striscia di 4 vittorie consecutive alla March Madness.

Ma questo era il suo destino. Sin dalla nascita.

Azzi Fudd - UConn

Azzi Fudd – UConn

Il destino di un nome

Che il basket diventasse parte della vita di Azzi era scritto nel suo DNA e persino nel nome. I suoi genitori Tim Fudd e Katie Smrcka-Duffy sono infatti due ex stelle della NCAA e ora allenatori di una Elite Academy. Tanto per rendere l’idea di quanto il basket scorra nel loro sangue, basti pensare che si sono sposati dentro la palestra della St. Joseph’s Catholic School con ai piedi un paio di Nike.

Ma il legame di Azzi con il basket va ben oltre i geni. Porta infatti il nome – o meglio il cognome – di Jennifer Azzi, stella della WNBA e della nazionale Americana. “La ammiravo non solo per il suo gioco – spiega Katie – ma soprattutto per il suo carattere, la sua motivazione ed etica. Quando Azzi è nata, ho pensato che dandole quel nome le avrei trasmesso questi valori. Ma non pensavo che sarebbe diventata una giocatrice di basket”.

Infatti, avere come genitori due allenatori non è certo garanzia di voler fare un determinato sport. Naturalmente Tim e Katie sognavano che la figlia scegliesse il basket, ma Azzi non ne voleva veramente sapere. “Il problema era che non voleva fare nessuno sport. Aveva il fisico, sì, ma non le piaceva competere e aveva paura delle cose nuove. La prima volta che ha giocato una partita di basket, ha preso la palla e l’ha offerta all’avversaria come se fosse un regalo di Natale. Quando l’altra lo ha preso e velocemente se ne è andata a canestro, Azzi ci è rimasta male dato che non l’aveva neppure ringraziata” ricorda la madre sospirando.

Tale madre, tale figlia

Katie ha sicuramente avuto un impatto molto grande sulla vita e sulla scelta della figlia di giocare a basket. Hall of Famer, due volte leading scorer della Big East, nel 2001 viene scelta dalle Sacramento Monarch al secondo turno per poi essere tagliata prima dell’inizio della stagione. Due anni dopo, mentre si stava allenando per il ritorno sui campi con Azzi al suo fianco, un brutto infortunio alla gamba le ha precluso la carriera nei pro.

Ha così iniziato ad allenare la figlia. “Ho lo stesso tiro di mia madre” ammette la futura stella delle Huskies “é il risultato di tante, tante e tante ripetizioni”.

Azzi Fudd e Katie Smrcka-Duffy

Azzi Fudd e Katie Smrcka-Duffy : tale madre, tale figlia

E non solo il tiro le accumuna. Nel 2019 durante un ritiro con la nazionale U18 3×3, Azzi subisce un infortunio molto grave: doppia rottura dei legamenti, crociato anteriore e collaterale mediale. “Quando l’ho vista cadere, sapevo già cosa era successo – ricorda Katie con gli occhi umidi –e sapevo perfettamente come si sentiva. Per questo le ho detto: piangi pure per un giorno, al massimo due. Ma poi devi rialzarti e iniziare a lavorare. Non può andare peggio di così e quindi è ora di rendere le cose migliori”. E la giovane atleta lo fa a suon di ripetizioni e fisioterapia. “La mia paura più grande era che non sarei mai più tornata al livello di prima. Ho dovuto insegnare al mio corpo a fare tutto daccapo. Ma è durante un infortunio che capisci la persona che sei e cosa vuoi fare della tua vita. E io l’ho capito”.

Un recruitment lungo 6 anni

Azzi è stata sempre una grande lavoratrice, ma il suo carattere si è formato con il tempo. Nel corso della sua giovane carriera, tante sono state infatti le incertezze. A partire dal suo recruitment.

La prima offerta le arriva all’età di 12 anni. Azzi stava partecipando al Maryland Elite Camp nel quale si stava confrontando con ragazzi e ragazze tutti più grandi di lei. Ma coach Brenda Frese ne rimane così colpita che le offre una borsa di studio per giocare con le Terps. Tra cinque anni la vorrebbe con lei. Azzi la guarda e risponde “Grazie!” e poi torna a mangiare il suo pranzo ignara di quello che era appena successo. Nel viaggio verso casa, i genitori le spiegano il valore di quell’offerta: “ma se ti fermi, se non ti alleni, la borsa di studio se ne andrà”, le dice Tim.

Nel corso degli anni, ce ne sarebbero stati tanti altri di viaggi e di incontri con allenatori: Notre Dame, South Carolina, Louisville, Vanderbilt, Stanford, Tennessee. E naturalmente UConn. Geno Auriemma era persino andato a vederla in un “open gym”, ma Azzi non era affatto sicura di quale università scegliere.

Ci sono voluti sei anni, tanti dibattiti con i genitori, una lista dei pro e dei contro di ciascuna università e le parole della sua migliore amica Paige Bueckers per convincerla che UConn sarebbe stata la scelta migliore per lei. “Se verrai qui, potremmo giocare contro tutti i giorni e migliorarci a vicenda continuamente” le ha detto Paige in un messaggio video “ma se vai da un’altra parte, ci sfideremo solo una volta, una e basta”. E se ciò non fosse stato abbastanza, a convincerla è stata anche la possibilità di avere i genitori sempre sugli spalti per tutte le partite. E la famiglia è troppo importante per lei per non tenere conto di questo aspetto.

Un jump shot da manuale

Ma come mai tutti volevano Azzi nella propria squadra?

Guardia di 1.80 cm, a 15 anni viene invitata al Stephen Curry Select Camp, una delle prime ragazze e la più giovane a essere convocata. Nella gara del tiro da tre, non vince contro la stella dei Golden State, ma batte davanti agli occhi di tutti Jalen Green, il top recruit del 2020 e stella della Unicorn Farm. A colpire maggiormente è il suo jump shot che lo stesso Curry definisce “da manuale. Un gesto tecnico bellissimo come solo Ray Allen o Klay Thompson riescono a fare”.

Azzi Fudd al Selected Camp di Curry

Azzi Fudd al Select Camp di Curry

Nel suo secondo anno con la maglia del St. John’s College High School, con una media di 28.1 punti, 6.1 rimbalzi, 2.5 assist e 55% dal campo, viene nominata Gatorade National Girl Basketball Player of the Year, la prima sophomore a vincerlo. A consegnarle il premio, direttamente a scuola è Elena Delle Donne.

Ad appena 14 anni viene chiamata a vestire la maglia della nazionale U16, la più giovane ad indossarla e a vincere l’oro ai Mondiali di Buenos Aires nel 2017.

Azzi Fudd in nazionale

Azzi Fudd in nazionale

Nelle conversazioni tra gli addetti ai lavori, il nome di Azzi Fudd stava diventando sempre più frequente. In molti la vedevano infatti come un prodotto completo, una giocatrice capace di difendere, di attaccare e soprattutto di segnare da tutte le parti del campo. Sia che si tratti di attaccare il canestro in uscita da un blocco o dal palleggio, sia di fare un passo indietro e tirare da tre, sia prendersi un jump shot dalla media distanza, la giovane giocatrice sapeva già fare tutto.

Non per niente, in molti pensano che sia un prospetto anche migliore di Bueckers.

Neppure l’infortunio e il Covid le hanno impedito di vincere l’High School Player of the Year e di essere inserita al primo posto della recruiting class del 2021. Quando le palestre erano tutte chiuse, la madre, armata di spray, ha disegnato sul vialetto di casa le strisce del tiro da tre per farla allenare. E per riprendere confidenza durante la riabilitazione, si è allenata alla Mamba Academy in compagnia di Kobe Bryant e della piccola Gigi. Kobe era rimasto così colpito da Azzi che l’aveva definita un vero cecchino dalla lunga distanza. E dopo la tragedia dell’anno scorso, Azzi ha scritto questa lettera per ricordarli.

Make your rival your fuel

Ma più di ogni altra cosa, a spingerla a migliorarsi è stata la sana rivalità con Bueckers, che ha un anno di più e la sua stessa fame. “Paige è la mia migliore amica, ma litighiamo spesso. Con lei qualsiasi cosa si trasforma in una sfida: una passeggiata, un video su Tik Tok, una gita in kayak. Tutto.” rivela Azzi “Ama il trash talking e spesso con lei diventa un gioco mentale dato che spesso le sue parole si insinuano nella mia testa e devo stare attenta a non farmi buttare giù. Ho sempre misurato il mio livello di gioco sul suo. E questo mi spinge a migliorarmi sempre”.

Paige è dello stesso avviso: “La voglio battere. Sempre. Quando giochiamo contro, la storia della migliore amica va a farsi friggere. E questo dà ad entrambe una grande motivazione a fare meglio. Dall’altro canto però abbiamo la stessa etica e la stessa mentalità: è bello poter parlare e confrontarsi con qualcuna che ti capisce davvero”.

 

E pensare che la prima volta che Azzi ha incontrato Paige ai trials della nazionale U16, non aveva avuto una buona impressione della futura fuoriclasse. Si è resa conto di chi aveva davvero davanti quando se l’è ritrovata in squadra insieme. Ed è stato proprio grazie alla nazionale, durante il viaggio di ritorno dai mondiali in Argentina del 2017, che è nata l’amicizia.

Le due si conosco benissimo: entrambe sanno quali sono i punti di forza e di debolezza dell’altra e, quando giocano insieme, esaltano l’una il gioco della compagna. Auriemma si è detto davvero curioso di vedere cosa verrà fuori da questa incredibile coppia. Il loro gioco si completa a vicenda. Azzi, inoltre è una giocatrice che riflette molto ed è brava a non affrettare i tempi dell’attacco in modo da poter sfruttare tutte le opzioni. Ha un grande senso del gioco e sa tirare molto bene. Sono queste le caratteristiche che amo di lei”.

Con la coppia Bueckers-Fudd, l’arrivo di Caroline Ducharme (#5) e Amari DeBerry (#15) uniti al ritorno dell’intero quintetto della scorsa stagione, UConn non può che essere considerata la favorita per il prossimo campionato.

E a questo proposito, Azzi ha già le idee chiare: “Voglio vincere 4 titoli NCAA”. Le avversarie sono avvisate.

 

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