Quote by Villanova conquista il torneo dell’upset

La Battle 4 Atlantis edizione 2017 ha avuto una sola parola d’ordine: upset, con buona pace di chi si aspettava una finale tra Arizona e Villanova. È stato un torneo dove è successo tutto e il contrario di tutto. L’unica invariabile? I Wildcats di coach Wright che hanno battuto Northern Iowa in finale.

Il tempo perfetto

Per capire la vittoria di Villanova bisogna partire, però, dal secondo tempo della semifinale contro Tennessee. Andati all’intervallo sul -12 i Wildcats hanno piazzato un parziale di 23-2 in avvio di ripresa, chiudendo il secondo tempo 50-31. La ricetta? Difesa asfissiante e contropiede.

 

Stesso atteggiamento nei primi minuti della finale contro i Panthers e gara sostanzialmente in controllo, nonostante una UNI rognosa che ha costretto i Wildcats a stare sempre sull’attenti. Se la difesa è stata la chiave del successo di Nova, l’attacco è stato una costante.

Il trio delle meraviglie

Jalen Brunson ha chiuso il torneo a quasi 20 punti di media, tirando con il 61% dal campo (!). In due parole: leader chirurgico.

Mikal Bridges ha dimostrato perché è il miglior 3&D del prossimo Draft: 42% da tre e oltre due rubate a partita. Gioca ogni possesso come se fosse l’ultimo, difficile non amarlo: onnipresente.

“Big Ragù” al secolo Donte DiVincenzo (nonostante Dick Vitale lo chiami con il nome di vari tipi di pasta) ha risolto il quarto di finale contro Western Kentucky con 12 punti nel secondo tempo, dando la scossa necessaria ai Wildcats. Il miglior sesto uomo del college basket.

Tutto oro ciò che luccica? No! Omari Spellman è ancora troppo acerbo e spaesato in campo. Bocciato con riserva visto il talento a disposizione.

UNI: bianchi, brutti e cattivi

I Panthers sono stati la grande rivelazione del torneo. Rognosi, non mollano un centimetro difendendo in maniera aggressiva. In attacco sanno quello che fanno grazie alla guida di Juwan McCloud e all’ottima dimensione di gioco dentro-fuori con il duo Haldeman-Pickford a colpire dall’arco e Carlson a giocare sporco in area. La stella? Bennett Koch, centro old school che non spara triple ma in compenso difende il ferro, prende rimbalzi e da lezioni di gioco in post: prendere nota per l’Europa. Prima SMU poi North Carolina State ne hanno fatto le spese.

La nuova North Carolina State

Il torneo ci ha mostrato la nuova versione dei Wolfpack targata coach Kevin Keatts. Press a tutto campo e uno stile up-tempo in attacco i nuovi dogmi che hanno mandato Arizona in totale confusione insieme a un Braxton Beverly da 20 punti che ha giustificato il perché dell’hype che circonda questo piccolo nano razzente in versione white. Le migliori notizie per NC State arrivano però da Omer Yurtseven, il lungo turco ha disputato un ottimo torneo (12pts+9reb di media) mettendo in mostra quel potenziale da stretch-five con il quale era arrivato a Raleigh un anno fa.

Black friday

No, non parliamo di incredibili offerte ma della partita del venerdì che ha chiuso il torneo tra Arizona e Purdue. Finale? Si, ma per il 7°/8° posto. I Boilermakers hanno vinto la sfida tra le grandi deluse ritrovando ciò che gli era mancato nelle prime due: il trio Carsen Edwards-Vince Edwards-Dakota Mathias. Terza sconfitta in altrettante partite per Zona (non accadeva dal 2010) che ha dimostrato di non avere né un sistema difensivo né una soluzione alternativa che non si chiami Allonzo Trier (3/10 dal campo vs Purdue) o DeAndre Ayton (l’unica nota positiva grazie al suo incredibile talento) quando l’attacco si inceppa (2/17 da tre vs NC State e 20 palle perse vs SMU). È ora di svegliarsi come ha ben sintetizzato Rawle Alkins (in attesa del suo ritorno).

L’uomo simbolo

Grant Williams e Tennessee sono stati una perfetta simbiosi cestistica. Hanno messo ogni partita sul piano fisico, andando forte a rimbalzo d’attacco e trovando molti punti da seconde opportunità. La prima a farne le spese è stata Purdue che ha sofferto la fisicità dei Volunteers senza trovare la soluzione al rebus Williams che con 8 punti nel supplementare ha deciso la partita. Per il sophomore torneo da oltre 18 punti e 7 rimbalzi di media. Occhio a questa power forward che lotta in area, la mette da tre e ha grande visione di gioco (soprattutto dal post).

 

Bicchiere mezzo pieno, bicchiere mezzo vuoto

Western Kentucky, guidata dal senior Darius Thompson, torna a casa con 2 vittorie e 1 sconfitta confermando di essere un programma in ascesa che non dovrebbe avere troppi problemi nella C-Usa candidandosi poi a possibile cenerentola a marzo come dimostrano le vittorie contro Purdue e SMU.

Proprio i Mustangs vanno via dalle Bahamas con qualche dubbio in più. 2 sconfitte su 3 partite, una sola vittoria ma di livello quella contro Arizona grazie a un Ben Emelogu da 20 punti che ha indossato i panni da leader vista l’assenza ingiustificata di Shake Milton. Il junior ha tirato tanto e male lungo tutto il torneo, arrivato con grandi aspettative ha deluso: una perfetta sintesi di tutto ciò che è stata la Battle 4 Atlantis versione 2017.