Quote by Duke-Kentucky, benvenuti al Williamson-Barrett show

07/11/2018

Un massacro. E uno spettacolo, anche se la partita è finita dopo 5 minuti. Ma Zion Williamson e RJ Barrett hanno mantenuto sin dalla prima palla a due della stagione tutte le promesse e hanno semplicemente scherzato contro quella che in teoria è la squadra fisicamente più in grado di contenerli. Magari un’altra volta: 118-84 il punteggio di una partita sorprendente e, ovviamente, anche un po’ deludente perché è stato uno show totale di Duke, con Kentucky spettatrice sia in attacco che, soprattutto, in difesa.

 

Un tiro da 3, per iniziare

La prima schiacciata di Zion arriva dopo 8’ e 30 secondi di college basket e il punteggio è 29-10. Prima c’è già stato molto altro, a partire dal primo canestro con la maglia dei Blue Devils: un tiro da tre, l’unico della sua partita messo subito lì per dire: ‘ecco quello che posso fare’. Perché questo è un ragazzo destinato a stupire e non ci ha impiegato molto per dimostrare che è un giocatore totale. E alla fine sono 28+7 in soli 23’.

Mancano 15 minuti alla fine della partita, Zion Williamson stoppa Nick Richards, recupera il pallone e guida il contropiede, palleggia a testa alta, vede Barrett che corre in mezzo a due difensori e lo serve: canestro, fallo, punto n.25 per il canadese e il punteggio dice 78-47.

 

Il canadese incontenibile

Lo spettacolo di Duke è esattamente questo: la combinazione di due talenti che alla loro prima partita, con quella maglia, contro quell’avversario e davanti a quel pubblico, non hanno fatto una piega che sia una: 33 e 6 assist per Barrett, incontenibile quando con la sua mano sinistra penetra, si appoggia al difensore e tira, ma pericoloso anche da 3 e dominante sia quando parte con la palla in mano sia quando la riceve in movimento.

Le altre chiavi del massacro

Tre le chiavi che hanno portato alla rapida demolizione di Kentucky: Tre Jones, Zion, Cam Reddish per due volte (22 per lui, attenzione che pure questo è davvero forte) hanno subito segnato da 3 e aperto completamente il campo, mentre i Wildcats hanno ammaccato ferri su ferri senza prenderci mai dal’arco (1/11 all’intervallo, 4/17 finale). E nel primo tempo hanno segnato la miseria di 2 punti in contropiede, grazie agli ottimi rientri difensivi dei Blue Devils che hanno bloccato una delle fonti primarie dell’attacco di Calipari. In più metteteci il conto delle palle perse: solo 4 per Duke, 15 per Kentucky. Ok Williamson e Barrett, ma ecco le altre ragioni di un massacro.

 

Lunghi dimenticati

Quindi riassumendo: con zero tiro da 3 e contropiede, cosa dovrebbe fare una squadra con il miglior (presunto) frontcourt della nazione? Dare la palla ai lunghi, ovviamente. Cosa che però le giovani guardie Wildcats si son ben guardate dal fare e così Reid Travis ha preso il primo tiro (segnato con fallo) dopo 12’: 22+7 per il transfer da Stanford, entrato però troppo tardi in partita non certo solo per colpa sua.

Keldon troppo solo

L’unico che ci ha provato davvero sin dalla palla a 2 è stato Keldon Johnson, il solo Wildcat a cercare di opporsi allo strapotere di Duke. In difesa ha fatto fatica come tutti, ma in attacco ha fatto se non altro vedere il suo grande potenziale, anche se la mano è assolutamente da arrotondare: 6/10 ai liberi e 1/3 da 3 per 23 punti finali.

 

Guardie dove siete?

E le guardie di Calipari: Ashton Hagans non pervenuto, Immanuel Quickley idem, Tyler Herro si è sbattuto (14+9+5) ma il tiro non è entrato mai (1/6 da 3) e in difesa ha pianto inseguendo i talenti di Duke. Calipari non ha vinto nulla anche dai suoi panchinari, mentre coach K ha tirato fuori quasi una doppia doppia (9+11) da Jack White, oscura aletta australiana che, dopo due anni passati a scaldare la panchina, si è preso 30’ in campo giocando benissimo.

La domanda finale è: avete scherzato vero? Duke non può essere questa e, soprattutto, Kentucky non può essere questa. A Indianapolis si è visto un abisso tra due squadre ma calma: è la prima partita della stagione e tutto può ancora succedere.