Quote by Cam Reddish, il lavoratore infaticabile

Una mattina qualunque di un giorno qualunque, scegliete voi. Già dalle 6 potrete trovare Cam Reddish con le cuffie nelle orecchie (ultimamente ascolta Lil Uzi Vert) che tira a canestro. Non vuole sentire né passi in palestra né la retina che si muove: il basket è il suo “heartbeat”. Il figlio di Zanthia e Robert, nato a Norristown (Pennsylvania) l’1 settembre del 1999, ha iniziato ad amare il gioco quando aveva 2 anni e da allora non ha mai smesso. Allenarsi è la sua religione. “Non c’è nulla che potrà fermarmi, tranne me stesso, cerco di tenere la stessa mentalità tutti i giorni”.

Cam Reddish ai tempi di Wesstown

Reddish ha mosso i primi passi alla Haverford School e il suo allenatore ha capito immediatamente il potenziale. L’obiettivo è stato fin da subito fargli gestire tutte le fasi del gioco, dandogli il pallone in mano e, di conseguenza, affidandogli le chiavi della squadra. Successivamente Cam si trasferisce a Westtown, un’altra scuola della Pennsylvania, dove gioca con Mohamed Bamba, scelto all’ultimo draft dagli Orlando Magic. Sotto la guida di Seth Berger, allenatore esperto della scuola nella contea di Chester, il miglioramento di Reddish è esponenziale.

L’apice lo raggiunge nei due match consecutivi in cui totalizza 87 punti, di cui 53 soltanto contro Georgetown Prep. Berger non ci può quasi credere, non vede limiti per il ragazzo. E la cosa pazzesca è che nonostante sia un fenomeno, non smette di lavorare. “Il suo talento è pari alla sua etica del lavoro. Per essere cosi talentuoso, è il giocatore che lavora più duro che io abbia mai visto”, dice il coach. “Penso che potrebbe diventare uno dei più forti di sempre”.

 

Diverso dagli altri

Non abbiamo ancora parlato del ruolo, perché non è facilissimo definirlo. Cam si affaccia alla Ncaa come giocatore atipico. Il talento è certo, ma le sue caratteristiche non sono comuni: alto 206 cm per 93 kg, è considerato un’ala piccola vista la sua altezza, ma preferisce giocare gestendo ritmi e pallone da point forward. L’obiettivo di Coach K e dello stesso Reddish sarà proprio trovare un punto d’equilibrio tra mezzi fisici e abilità di playmaking. Abilità che peraltro, nonostante fossero già ben presenti nel ragazzo, sono state sviluppate negli ultimi anni. Nel 2013 infatti Reddish ha iniziato a lavorare con Eric Pooh Evans, fratello maggiore di Tyreke, sotto contratto con gli Indiana Pacers e Pooh ha pensato che lavorare su tiro, footwork e ball handling sarebbe stato fondamentale, nonostante (come è successo) fosse prevedibile che Cam sarebbe diventato ancora più alto.

La sfida con Jaylen Brown

Reddish era di sicuro un fenomeno fin da piccolo, ma c’è chi gli ha fatto abbassare le orecchie. E lui non se l’è dimenticato. Era alla sua prima convocazione con la maglia del Team USA, anno 2014. Primo scrimmage della squadra e negli uno-contro-uno riceve l’avversario più ostico di tutti, un senior in uscita da Wheeler (Georgia) di nome Jaylen Brown. Che lo distrugge. Letteralmente. “Non potevo fare nulla, non sapevo come difendermi”, ricorda Reddish su quella sfida.

 

Poi però i riconoscimenti sono arrivati. McDonald’s All-America, USA Today All-USA First Team, oro ai Mondiali U17 nel 2016 e bronzo ai Mondiali U19 nel 2017 sono alcuni dei traguardi raggiunti da Reddish. L’unico rimpianto è forse il bronzo ai Mondiali U19, e la sconfitta in semifinale arrivata contro il Canada di R.J. Barrett. Quel Barrett che ora sarà suo compagno di squadra.

Da Duke alla NBA

UCLA, Kentucky, Villanova, Connecticut. Ci hanno sperato e provato tutte fino all’ultimo, ma Reddish ha scelto di giocare per i Blue Devils di Duke. Le altre squadre erano tutte opzioni validissime, ma giocare per Coach K insieme agli altri due migliori prospetti della nazione, Zion Williamson e R.J. Barrett, era un’opportunità troppo ghiotta per non essere sfruttata.

Cam Reddish in mezzo a Zion Williamson (a destra nella foto) e R.J. Barrett

Fra i tre, peraltro, il ragazzo dalla Pennsylvania è quello meno sotto i riflettori. Lui è un ragazzo tranquillo, che non ama uscire e a cui piace stare a casa con gli amici a giocare alla playstation. Williamson e le sue schiacciate invece girano in rete da anni, mentre Barrett è il miglior prospetto canadese dai tempi di Andrew Wiggins. E così l’esperienza a Duke al fianco di questi due campioni, anche mediatici, probabilmente sarà uno sprone per Reddish. Molti scout NBA sono certi che il ragazzo sia destinato a una lottery pick. Di sicuro, il lavoro che dovrà fare per diventare un professionista non lo spaventa.

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