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Chris Paul, il professore senza laurea di Phoenix

Chris Paul
Autore: Michele Damiani
Data: 26 Gen, 2021

I giocatori come Chris Paul sono il classico esempio di come nella Nba l’anello non certifichi la forza di un giocatore. Ancor di meno, nel caso di CP3, non certificano la capacità di lasciare un segno nella storia della lega. Cosa che il Playmaker da Wake Forest ha già fatto (e gli auguriamo possa farlo ancor di più in futuro). Playmaker con la P maiuscola si, come ce ne sono rimasti pochi nella lega, in direzione ostinata e contraria. Passatore tra i migliori della storia, capacità di fare le scelte giuste e di tirare, quando serve, ma soprattutto di giocare con altre stelle.

I Phoenix Suns sono la squadra di Devin Booker, ma sono dieci anni che non arrivano ai playoff (seconda striscia più lunga dell’intera Nba). Ad Orlando avevano impressionato chiunque, ma nonostante ciò, per arrivare a Paul, hanno volutosmontare il loro punto di forza, ovvero il quintetto, cedendo due pezzi importanti come Ricky Rubio e Kelly Oubre e una prima scelta 2022. Il risultato è stato creare un quintetto ancora più forte con responsabilità distribuite (Top 5 nella lega per Ast% e Assist Ratio), grazie ad un floor general di livello superiore rispetto allo spagnolo, e una panchina profonda in grado di impattare sulla partita.

Le Finals, nella carriera di Paul, non sono nemmeno state mai sfiorate e da almeno due anni la sua stella brilla su bande di ragazzini dal futuro assicurato, che da lui imparano tanto. Magari non vincerà il titolo a Phoenix. Magari lo vinceranno Booker e Ayton una volta maturati e noi tutti ci ricorderemo dell’impatto che ha avuto Paul sulla loro crescita. Come un professore, anche se (ancora) senza laurea.

Chris Paul, il terzo, è Mister Basketball

Se pensate che il soprannome di Chris Paul dipenda dal suo numero di maglia, vi sbagliate. Anzi, è esattamente l’opposto. Già in famiglia, il play dei Suns veniva chiamato CP3 essendo figlio di Charles Paul (CP1) e fratello minore di CJ Paul (CP2). Ai tempi delle High School, veniva chiamato anche Mister Basketball, come denominato dal giornale locale Charlotte Observer nella stagione in cui tenne medie di 30.8 punti, 8 assist, 5 rimbalzi e 6 palle rubate. Agli anni in West Forsyth è legato uno dei momenti più emblematici della vita di CP3: molto vicino al nonno, nella partita successiva alla sua morte (ucciso nel corso di una rapina), Paul segnò 61 punti, tanti quanti erano gli anni del nonno defunto, andando anche a sbagliare appositamente il tiro libero che avrebbe cambiato il proprio score personale.

Chris Paul alla High School

Lakers? No Clippers. Anello? No, infortuni

Dopo aver vinto il rookie dell’anno e aver passato delle ottime stagioni a New Orleans, Chris Paul si preparava a spiccare il volo dicembre del 2011, essendo in procinto di andare ai Lakers di Kobe. Sappiamo come è andata; la franchigia era in mano alla lega e David Stern decise di non procedere allo scambio. L’arrivo ai Clippers aveva comunque portato Cp3 in una contender, ma prima lo scandalo Sterling e poi l’incredibile rimonta subita dai Rockets nel 2015 hanno precluso l’accesso alle Finals per il play da Wake Forest.

Nel 2014, in pieno scandalo Sterling, nella serie in cui con un suo errore condannò praticamente alla sconfitta i Clippers, Chris Paul marcò per diversi minuti Kevin Durant, un uomo di almeno 30 centimetri più altro, con anche buoni risultati

Proprio Houston lo ha poi portato più vicino alle Finals di quanto mai fatto in carriera, ma anche li l’ormai famoso infortunio in gara 5 gli ha chiuso la strada. Quindi, l’anello non lo ha vinto, è vero. Non è neanche mai arrivato alle Finals, ok. Di certo, non ha mai avuto la squadra favorita per la corsa all’anello. Anzi, partendo da sfavorito è arrivato vicino al grande traguardo, spesso tradito dagli infortuni. Regalandoci sia giocate magiche che decisive.

 

Passata un’ottima stagione a Okc l’anno scorso, si ritrova ora a Phoenix, nella parte di saggio di un gruppo di giovani molto interessante. L’inizio sprint aveva illuso un po’ tutti sulla certezza della post season per i Suns, che invece sarà da sudare e non poco. Ayton e Bridges sembrano già aver guadagnato qualcosa dalla sua presenza e la capacità di incidere nei finali rimane sempre la stessa.

Un americano, un europeo e un anello

Guardando le ambizioni delle squadre in cui è finito nelle ultime due stagioni, e visti i 35 anni d’età, la strada per l’anello sembra ormai lontana per Chris Paul. Il suo pare stia diventando sempre più un ruolo da chioccia, bloccato anche da un super contratto da oltre 40 milioni che lo allontana da squadre di vertice, non più disposte a spendere cifre simili per lui.

Il contratto, tuttavia, scade alla fine della prossima stagione e viste le caratteristiche, non sarebbe da stupirsi a ritrovarsi Paul ancora in campo a 38-39 anni. Nel 2011, uno dei più famosi play americani della storia della lega, anch’egli un po’ anzianotto, insieme ad un europeo riuscì a vincere il suo primo anello. Era Jason Kidd, aveva 39 anni e l’europeo era Dirk Nowitzki. Anche adesso nella lega c’è un europeo, già Mvp, che sembra aver giurato amore eterno a una piazza non troppo abituata a vincere e che fatica a trovare la strada delle Finals. Forse, ad Antetokoumpo manca un Jason Kidd. Un professore. Un Chris Paul.

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