Quote by Da Morant a Wilkes, 10 nomi da primo giro

Oltre ai soliti noti Zion Williamson, Cam Reddish e Kevin Porter Jr., abbiamo parlato poco di una serie di giocatori pronti ad una chiamata al primo giro del draft, e già in orbita NBA per alcuni punti di vista. Alcuni hanno un potenziale da superstar (Ja Morant), altri potrebbero diventare mirati specialisti in determinati aspetti del gioco (Daniel Gafford).

Ja Morant

Morant è un playmaker esplosivo, in grado di arrivare al ferro facilmente e di coinvolgere i compagni azione dopo azione con la giocata giusta. In questo inizio di stagione mantiene medie di 23 punti e 9 assist, produzione incredibile per il playmaker di Murray State. Non ha grandissime percentuali al tiro, ma gli istinti di gioco non gli mancano e ha tempo per migliorare in questo fondamentale.

De’Andre Hunter

Dopo un primo anno con qualche pausa ma anche lampi di talento, Hunter sembra aver trovato la sua dimensione a Virginia. 14.5 punti di media con il 42% da tre punti sono soltanto la punta dell’iceberg, considerato che il sophomore si classifica come difensore d’elite grazie alle sue grandissime doti atletiche. Esaltato dal sistema ordinato di Tony Bennett, sta piano piano guadagnandosi responsabilità in una squadra di ottimo livello come i Cavaliers.

De'Andre Hunter (Virginia)

Kris Wilkes

È uno scorer letale, in grado di spaziarsi benissimo. Non solo arriva al ferro con facilità, ma sa giocare anche dal mid-range, dote ormai poco sviluppata tra i giocatori. 17.5 punti di media e una buona dose di leadership sono il suo biglietto da visita. Ora che UCLA ha cambiato allenatore, dovrà essere bravo a salvare il salvabile della difficile stagione della squadra in questo 2019.

Jarrett Culver

Dopo un primo anno ottimo in cui Texas Tech è arrivata alle Elite Eight, gli addii di Zhaire Smith e di Keenan Evans hanno permesso a Culver di prendere in mano i Red Raiders. 20 punti di media sono la dimostrazione di come è in grado di prendersi la squadra sulle spalle a suon di canestri, nonostante la sua abilità principale sia la versatilità. Le sue quotazioni salgono, un all-around come lui potrebbe fare comodo a molte squadre con una scelta in lottery.

Tre Jones

Il fratello di Tyus è stato accolto benissimo a Duke, e non poteva essere altrimenti. È una delle guardie difensivamente migliori della lega, in grado di strappare palloni dal palleggio agli avversari, ma anche di leggere le situazioni adattandosi al meglio. Pochi riflettori addosso a causa del resto del recruiting dei Blue Devils, potrebbe essere interessante da vedere tra i professionisti.

Bruno Fernando

Lontano da essere un giocatore NBA Ready, l’originario dell’Angola verrà chiamato al primo turno solo da una squadra interessata a fare una scommessa. Ha poco tiro, perde palloni e fa troppi falli, ma conosce il suo ruolo in campo e si occupa della maggior parte del lavoro sporco. Se cercate rimbalzi, schiacciate, blocchi e lotta sotto canestro trovate tutto quanto con Bruno Fernando.

Naz Reid

La sua stagione con LSU oscilla tra buonissime prestazioni e partite da rivedere. È uno dei lunghi che passa meglio la palla, sa palleggiare e gestire il pallone per uno della sua stazza, ma deve imparare a prendere decisioni migliori. In post è un ottimo giocatore, con un ampio pacchetto di soluzioni, ma deve ancora lavorare sulla rapidità laterale e sullo scatto nel breve.

Eric Paschall

Forse non è ancora pronto per una chiamata al primo giro, ma il modo in cui si è caricato Villanova sulle spalle dopo gli addii di Bridges, Brunson, Spellman e Di Vincenzo è notevole. Se Villanova è ancora li a giocarsi le proprie chances, c’è tanto merito per il numero 4. È un giocatore consapevole del suo ruolo, difficile da fermare in attacco. Nella stagione da senior, infatti, è ai suoi massimi per percentuali dalla lunga distanza.

Daniel Gafford

La verticalità è il suo punto di forza. Atleticamente un mostro, sotto canestro rimbalzi e stoppate sono all’ordine del giorno. Non ha mai preso un tiro da tre in due anni ad Arkansas, ma difensivamente è solidissimo e in NBA potrebbe ritagliarsi un suo spazio come specialista. Dopo la decisione sorprendente di non dichiararsi lo scorso anno ci si aspetta che quest’anno entri nel draft sperando in una chiamata in lottery.

Brandon Clarke

Dopo il canonico anno di pausa da transfer, Clarke è riuscito a inserirsi perfettamente nella squadra di Mark Few. La sua produzione in termini di punti è simile a quella che aveva a San Jose State (17 circa a partita), nonostante a Gonzaga abbia compagni di grande qualità. Ha un potenziale enorme e lo ha dimostrato con giocate di puro istinto.