Quote by Nba draft – L’analisi del primo giro

Il draft 2017 è già passato e come ogni anno se alcune scelte erano ampiamente prevedibili (soprattutto nelle prime posizioni) altre sono risultate sorprendenti, voci di possibili trade si sono susseguite per diverse ore e in alcuni casi sono anche divenute realtà. Di seguito, qualche opinione su come si sono mosse le varie squadre.

 

Tatum

Jayson Tatum, scelto alla #3 dai Boston Celtics

 

1) Philadelphia 76ers: Markelle Fultz. Sulla carta, il miglior prospetto a disposizione e il giocatore che meglio si adatta al roster attuale dei 76ers. Si sono consumati litri di inchiostro su Fultz e non c’è molto da aggiungere. Philly aveva bisogno di un altro creatore di gioco e con lui e Ben Simmons l’attacco dovrebbe girare a meraviglia. Se non ci saranno problemi futuri di infortuni, la base composta da Fultz, Simmons ed Embiid fa paura.

2) Los Angeles Lakers: Lonzo Ball. Poteva davvero esserci un altro risultato possibile? Lonzo era destinato a L.A., e la possibilità di lavorare con Luke Walton e Magic Johnson non potrà che renderlo migliore. Il sistema di gioco di Walton, peraltro, dovrebbe adattarsi bene alle sue capacità.

3) Boston Celtics: Jayson Tatum. La prima, grande sorpresa del draft, nonostante le voci che lo volessero ai Celtics circolassero da giorni. Ainge ha detto in conferenza stampa che i Celtics avrebbero scelto Tatum alla #1, anche senza lo scambio con Philadelphia consumato nello scorso weekend. Probabilmente Boston ha un’opinione più alta di lui della maggioranza degli esperti, e lo considera una versione moderna di Paul Pierce. La risposta arriverà tra qualche anno.

Jackson

Josh Jackson, scelto alla #4 dai Phoenix Suns

 

4) Phoenix Suns: Josh Jackson. Giocatore che i Suns volevano fortemente, nonostante le voci di potenziali trade che li avrebbero coinvolti (tra le altre, i New York Knicks avrebbero proposto Kristaps Porzingis in cambio di Devin Booker e la #4). L’ultimo giocatore in grado di difendere ad alto livello per i Suns fu Shawn Marion, quindi Jackson copre una necessità, ma è una squadra così giovane da risultare ingiudicabile almeno per altri due o tre anni.

5) Sacramento Kings: De’Aaron Fox. Primo indizio che per i Kings sarebbe stata un’ottima serata. Non capita spesso che un giocatore desideri far parte di questa squadra, e questo è già positivo. Se si aggiunge che Fox è un cittadino modello e un gran lavoratore, le cose non potevano andare meglio. Ci sono ancora dubbi sul tiro, e il reale valore di Fox dipenderà da quanto riuscirà a migliorare in questo fondamentale.

6) Orlando Magic: Jonathan Isaac. Orlando è in fase di ricostruzione per il millesimo anno consecutivo, con una dirigenza nuova di zecca. La scelta di Isaac ha senso, lui e Aaron Gordon nelle due posizioni di ala potrebbero essere terrificanti per gli avversari, ma la sensazione è che manchi un vero giocatore-franchigia e che Isaac non abbia il carattere per diventarlo.

7) Chicago Bulls: Lauri Markkanen. Chicago ha ottenuto questa scelta nella trade che ha portato Jimmy Butler e la #16 a Minnesota. In cambio i Bulls hanno ricevuto la #7, Kris Dunn e Zach Lavine. Di tutti i giocatori acquisiti dai Bulls durante il draft 2017, il migliore è Jordan Bell (#38), ceduto prontamente ai Golden State Warriors per 3.5M. E questo dovrebbe bastare.

8) New York Knicks: Frank Ntilikina. Si è ripetuto fino alla nausea che Frank era una guardia perfetta per giocare nella Triple Post Offense e i Knicks, che seguivano il ragazzo da tempo, hanno fatto quello che tutti pensavano. Restano solo due domande: 1) quanto tempo sarà necessario a Phil Jackson per alienare anche Ntilikina, oltre a Anthony e Porzingis? 2) riusciranno i Knicks a giocare con un sistema di gioco adatto alla Nba moderna? Ai posteri l’ardua sentenza.

Smith

Dennis Smith Jr., a Dallas con la #9

 

9) Dallas Mavericks: Dennis Smith Jr. Ci sono solo due possibilità: 1) Smith Jr. finirà con l’esasperare coach Rick Carlisle, che sarà condannato per omicidio; o 2) Smith Jr. sarà uno dei maggiori candidati a vincere il premio di Rookie of the Year la prossima primavera. Non ci sono vie di mezzo.

10) Portland Trail Blazers: Zach Collins. I Sacramento Kings hanno accettato la proposta di Portland, scambiando la #10 per le selte #15 e #20. Zach Collins era uno dei prospetti migliori per chi si basa su modelli statistici avanzati, ma ci sono dubbi sulla sua capacità di giocare insieme a Jusuf Nurkic, centro titolare per i Trail Blazers. Forse Portland non vuole farsi cogliere impreparata, nel caso Nurkic riceva offerte più alte di quanto non sia disposta a pagare la prossima estate, quando sarà un Restricted Free Agent, ma Collins non copre il grande bisogno della squadra nel ruolo di power forward.

11) Charlotte Hornets: Malik Monk. Per quanto si prevedesse Monk in una posizione più alta della #11, gli Hornets sono l’ideale. Avrà spazio e minuti come primo giocatore in uscita dalla panchina e gli verrà chiesto di segnare tanti punti e allargare il campo. La difesa resta un incubo, ma coach Clifford e il resto della squadra sapranno coprire le sue mancanza, in attesa di miglioramenti reali. Che però potrebbero non arrivare mai.

12) Detroit Pistons: Luke Kennard. Detroit deve prendere una decisione su Kentavius Caldwell-Pope, che è Restricted Free Agent questa estate, quindi Kennard potrebbe essere un buon sostituto. Resta un pessimo difensore, e coach Stan Van Gundy non è tipo da ignorare la fase difensiva. Ma SVG ha trasformato JJ Reddick in un giocatore Nba, quindi non è il caso di trarre conclusioni affrettate.

13) Utah Jazz: Donovan Mitchell. Scelta originariamente dei Denver Nuggets, che hanno accettato una scambio che ha portato in Colorado Trey Lyles e la #24. Mitchell è un’assicurazione in caso George Hill avanzi richieste troppo onerose in free agency e Dante Exum risulti una scommessa persa. Al momento è difficile immaginare un suo ruolo nelle rotazioni dei Jazz, ma Utah dovrà prendere decisioni importanti a partire da luglio, e potrebbero aprirsi spazi inaspettati.

14) Miami Heat: Bam Adebayo. Gli Heat avevano bisogno di un centro che partisse dalla panchina, con Willie Reed in scadenza questa estate. Adebayo può giocare alle spalle di Whiteside (certamente non insieme a lui) e prenderne il posto quando sarà il momento. Gli Heat sono una delle squadre migliori quando si tratta di sviluppare i giocatori, e Adebayo è nella situazione ideale per avere una lunga carriera Nba.

Justin Jackson, scelto dai Sacramento Kings alla #15

 

15) Sacramento Kings: Justin Jackson. Altra scelta molto intelligente dei Kings: un giocatore che viene da un programma vincente e che si prospetta come una guardia-ala sul lato difensivo del campo e come un ottimo tiratore sugli scarichi in attacco. Il prototipo di giocatore che serve mettere intorno a De’Aaron Fox.

16) Minnesota Timberwolves: Justin Patton. Scelta che sicuramente lascia perplessi, ma non per mancanze di Patton. Il talento c’è, nascosto da qualche parte e ancora molto grezzo, e difficilmente il ragazzo vedrà il campo per qualche anno. Vista la trade per Butler, forse era meglio pensare a qualcuno che potesse essere d’aiuto nell’immediato e non tra tre o quattro anni.

17) Milwaukee Bucks: D. J. Wilson. Un giocatore versatile, con braccia lunghissime, che può giocare da “4” o da “5” in difesa e da “3” in attacco. Ma le posizioni in campo sono sempre un concetto relativo per i Bucks. Ha tutte le caratteristiche per essere un’immensa delusione. Ma si è detto lo stesso di Giannis Antetokounmpo e Thon Maker, quindi sarà un altro giocatore franchigia. Forse.

18) Indiana Pacers: T.J. Leaf. Saremmo tentati di chiedere il perché di questa scelta e non offrire risposta, perché in fondo risposta non c’è. Ma pare che Larry Bird avesse una grande opinione di Leaf, e in fondo Bird scelse Tyler Hansbrough con la 13esima selta nel 2009 e ha recentemente firmato Al Jefferson con un contratto più alto del prezzo di mercato nel tentativo di velocizzare il gioco della squadra e renderlo più moderno. Ah, c’è anche la questione Paul George. Va tutto bene a Indianapolis.

19) Atlanta Hawks: John Collins. Gli Hawks si sono appena liberati di Dwight Howard e l’unico altro centro a loro disposizione (Mike Muscala) sarà free agent. La scelta sembra sensata, soprattutto perché John Collins potrebbe essere meglio di Muscala (non è difficile) e del Dwight Howard di oggi. Buttare Collins nella mischia da titolare da subito potrebbe essere un problema, ma il lavoro di coach Bud e del suo staff dovrebbero essere una garanzia per il futuro.

Harry GIles, prossimo giocatore dei Sacramento Kings

 

20) Sacramento Kings: Harry Giles. Altra buona scelta per i Kings, che prendono un rischio controllato su un giocatore che potrebbe essere finito a causa delle tante operazioni al ginocchio, ma che potrebbe essere utile anche al 50% di quello che sarebbe potuto essere.

21) Oklahoma City Thunder: Terrance Ferguson. OKC ha un bisogno disperato di tiratori, e Ferguson è esattamente questo. Incredibilmente acerbo e troppo “leggero” per reggere la Nba, ma il potenziale per una buona carriera da role player c’è tutto. Ma dall’avere il potenziale al realizzarlo passerà diverso tempo. Si vedranno lampi (forse) ma non avrà un impatto immediato.

22) Brooklyn Nets: Jarrett Allen. Dopo aver perso Brook Lopez e aver ricevuto in cambio Timofej Mozgov, Allen avrà tutto il tempo per farsi le ossa uscendo dalla panchina. Primo obiettivo, rubare il posto da titolare al russo. Magari già dal secondo anno.

23) Toronto Raptors: O.G. Anunoby. Molte squadre hanno mostrato perplessità sulla riabilitazione di Anunoby dopo l’infortunio al ginocchio, ma i Raptors hanno il tempo di aspettarlo. Molti i dubbi sul suo gioco offensivo, ma se dovesse recuperare pienamente dalla rottura del crociato, potrebbe essere in grado di marcare 5 ruoli diversi, cosa che lo renderebbe molto prezioso per qualsiasi squadra.

24) Denver Nuggets: Tyler Lydon. Si parla molto bene di Lydon, che era in odore di draft già lo scorso anno, ma non siamo del tutto convinti che possa essere una buona scelta. Si presenta come un giocatore di 210cm con un buon tiro e buone capacità difensive, ma è raro che da Syracuse escano giocatori in grado di fare carriera in Nba (almeno per la maggior parte dei giocatori che non si chiamano Carmelo Anthony).

Hart

Josh Hart, ai Lakers con l’ultima scelta del primo giro.

 

25) Philadelphia 76ers: Anzejs Pasecniks. In realtà il suo nome si pronuncia Draft And Stash, ma potremmo sbagliarci. Avere un altro centro sopra i 210 quando a roster si può già contare su Joel Embiid, Jahlil Okafor, Richaun Holmes, Ben Simmons e Dario Saric può avere un forse senso, ma non riusciamo a capire quale.

26) Portland Trail Blazers: Caleb Swanigan. Altro giocatore che difficilmente potrà giocare con Jusuf Nurkic (o con Zach Collins). Pessimo difensore, si prospetta una carriera da stretch-five in uscita dalla panchina. Il draft dei Trail Blazers lascia molte perplessità.

27) Los Angeles Lakers: Kyle Kuzma. Nome molto chiacchierato in fase di avvicinamento al draft e che alcuni vedevano a fine primo giro. Giocatore moderno, di oltre 210cm, buon tiratore che può e deve migliorare la visione di gioco e la fase difensiva, ma nel complesso, un’ottima aggiunta per Luke Walton e il suo stile di gioco. Se dovesse funzionare, potrebbe anche rendere Julius Randle sacrificabile.

28) Utah Jazz: Tony Bradley. Scelta discutibile. Il ragazzo ha giocato poco a North Carolina e sembra ancora molto acerbo. La presenza di Rudy Gobert garantisce un numero limitato di minuti ed è facile prevedere tanta G League. Forse i Jazz potevano fare meglio con questa scelta.

29) San Antonio Spurs: Derrick White. Senior da Colorado il cui nome era emerso come una possibile scelta a fine primo giro negli ultimi giorni. Ovviamente è stato scelto dagli Spurs, quindi fra un paio d’anni sarà decisivo in una gara di playoff.

30) Los Angeles Lakers: Josh Hart. I Lakers hanno bisogno di qualcuno in grado di difendere e di portare un pò di grinta in campo. E hanno trovato il giocatore perfetto con l’ultima scelta del primo giro.

 

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