Quote by Nova, Duke e Purdue, attacchi perfetti

Si dice che siano le difese a vincere i campionati ma, in questa stagione di college basket, ci sono tre squadre che potrebbero andare fino in fondo nella March Madness puntando sulla propria capacità di segnare a raffica: Duke, Villanova e Purdue sono le tre formazioni che più d’ogni altra si sono distinte per efficienza e continuità in fase d’attacco. Ognuna fa leva su punti di forza diversi, molto spesso sono sembrate incontrastabili ma, per quanto ben oliate, queste tre macchine offensive non sono perfette.

 

Duke

Nessuna formazione intimorisce nella metà campo offensiva quanto i Blue Devils, detentori del secondo AdjOE della Division I (123.4). Squadra tutto sommato poco perimetrale (si difende comunque con un buon 38% da tre) ma che ripone gran parte della propria forza in dosi di centimetri e atletismo ineguagliate quest’anno e che le permettono di primeggiare nei rimbalzi offensivi (39.4 di OR%, miglior dato della nazione). Fra i non molti errori commessi e la gran quantità di seconde opportunità, Duke è capace di sfuriate che possono travolgere qualunque avversario.

In questo senso, Marvin Bagley (20.7 punti, 11.2 rimbalzi) e Wendell Carter (14.1 + 9.5) sono assolutamente dominanti e rappresentano un grattacapo costante per i lunghi avversari, specialmente il primo, grazie al suo mix di velocità, mobilità ed esplosività fuori dal comune che lo rendono incontenibile anche in campo aperto, situazione cercata con grande insistenza da Duke tutta, squadra con pochi eguali in contropiede (1.145 punti per possesso in transizione).

 

In un collettivo tanto talentuoso quanto inesperto, Grayson Allen può essere la chiave per andare lontano nella March Madness, ma da parte sua occorre più continuità di quanta mostrata finora. Mai come ora, questo compito è necessario, visti il rendimento in picchiata di Trevon Duval e le rotazioni cortissime fra gli esterni. La questione nonè però semplice: pur essendo il secondo marcatore della squadra (15.5), quest’anno il “flow” di Allen non ha mai del tutto combaciato con quello dei compagni.

Altro campanello d’allarme, i due giocatori maggiormente deputati a colpire dall’arco – Allen e Gary Trent – stanno vivendo un periodo di secca nel tiro dalla distanza: nelle ultime quattro partite, 27.9% per il primo e 22.2% per il secondo.

 

Villanova

Numeri alla mano, non c’è attacco più produttivo di quello dei Wildcats: 59.7 di eFG% (miglior percentuale della nazione) e 126.9 punti segnati ogni 100 possessi: quest’ultimo non è solo il miglior dato di quest’anno ma anche uno dei migliori mai rilevati da Ken Pomeroy dal 2002 a oggi, secondo solo alla Wisconsin del 2014-15.

Tutto parte da Jalen Brunson, leader sia per punti segnati (19 a partita) che per assist serviti (4.8): col suo playmaking d’alto livello, è il primo a commettere pochissimi errori in una squadra che eccelle nel leggere la difesa, far circolare il pallone e limitare le perse (14.5 di TO%), anche quando preme sull’acceleratore.

“Share the ball” è un mantra sentito in lungo e in largo presso gli allenatori del college basket: poche squadre sanno però metterlo in pratica per davvero e nessuna sa farlo come Nova, che conta ben sei elementi in doppia cifra realizzativa di media. Sei è anche il numero di giocatori che tirano dall’arco con percentuali intorno al 40%: la squadra di Jay Wright ha dominato tante partite grazie al tiro da tre, anche quelle in cui ha pagato dazio in difesa.

 

La maggiore risorsa offensiva di Villanova è però anche una fonte di debolezza: è vero che allargare il campo permette di sfruttare i tagli a canestro (Bridges eccelle in questo) ma, oltre a ciò, le altre armi dei Wildcats a volte risultano un po’ spuntate. Pochi viaggi in lunetta (327a in Division I per punti realizzati ai liberi) e uno spirito d’abnegazione che, per quanto alto, non riesce a sopperire alla mancanza di centimetri per lottare sotto i tabelloni e strappare seconde occasioni: se il tiro dalla distanza non entra, Villanova può trovarsi in seria difficoltà.

 

Purdue

Se parliamo di varietà di soluzioni e interpreti, i Boilermakers non hanno niente da invidiare a nessuno. Squadra con altissima percentuale di canestri assistiti (59.3%) e seconda in Ncaa nel tiro da tre (42%), la pericolosità offensiva di Purdue va ben oltre quella perimetrale grazie a un roster che permette incastri di quintetti con caratteristiche diverse.

Fra gli attori in campo, quattro sono quelli principali: innanzitutto, Isaac Haas (14.9 punti di media), un centrone alto 2.18 metri implacabile in area grazie a grandi fondamentali e un tocco morbidissimo. Accanto a lui c’è Vince Edwards (14.5 punti), un’ala grande versatile, capace di crearsi il proprio tiro e che simboleggia perfettamente l’alternanza fra dimensione interna ed esterna della squadra.

Poi c’è Carsen Edwards, top scorer (18.5) e talento più puro del roster: il play di Purdue è un attaccante di razza, esplosivo, dotato di una gran mano (41.2% da tre) e imprendibile tanto sui pick and roll che in contropiede. Ultimo, ma non meno importante, la guardia Dakota Mathias (12.4 punti): giocatore di grande carattere e leader (non troppo) silenzioso, dotato d’un tiro mortifero (46.4% dall’arco) e assistman principale della squadra (4.1).

 

Per larghi tratti della stagione, sembrava che non ci fossero contromisure per arginare l’attacco di Purdue: così non è, anche se non si può dire che esista un vero e proprio canovaccio da utilizzare contro di loro. Michigan State l’ha battuta controllando il perimetro e scommettendo sulle percentuali di Haas (rischiando moltissimo). Più recentemente, Michigan ha fatto anche di meglio, limitandola fortemente nel tiro da tre e dominando a rimbalzo in entrambe le metà campo – la presenza sotto i tabelloni è una pecca ricorrente dei Boilermakers, nonostante i centimetri di Haas e Haarms.