Quote by Il flop di Kentucky e la resurrezione di USC

C’è una sola squadra che continua tranquilla il suo cammino senza mostrare problemi di nessun tipo, ed è Villanova. Tutte le altre big fanno fatica, da West Virginia che ha perso 3 delle ultime 4 partite, a Kentucky finita addirittura fuori dal ranking dopo 68 settimane di presenza consecutiva nella Top25.

Vediamo tutto quello che è successo in una settimana piena di partite interessanti.

Addio ranking

Come perdere il controllo della partita? Basta fare 11 possessi di fila con 4 perse, 0/6 e un solo punto. Come perdere del tutto la partita? Basta tirare due triple quando sei sotto di 4 a 90 secondi dalla fine con 2/13 da 3. Esegue Kentucky contro Florida, con la complicità di un addormentato John Calipari per la seconda sconfitta di fila dei Wildcats, battuti anche da South Carolina. E con i rientri di Quade Greene e Jarred Vanderbilt, per UK non regge più neanche la scusa delle assenze. Meritato addio al ranking.

Oltre a Kentucky, hanno perso tutte le squadre della Top25 nella Sec, conference che si conferma forte e molto complicata. Auburn non è più imbattuta, Missouri ha sorpreso Tennessee e, zitti zitti, in testa alla conference sono tornati i Gators di Mike White, rientrati nel ranking alla #20.

Sta tornando in forma Florida ed è in crescita anche Alabama, che pure ha giocato le ultime due senza l’infortunato Collin Sexton. Ci ha pensato un altro freshman, John Petty, con 27 punti e 8/13 da tre, a chiudere la striscia di 14 vittorie consecutive dei Tigers, mentre Braxton Key ha evitato il suicidio perfetto contro Mississippi State, rientrata in partita dopo esser stata sotto di 19 all’intervallo. Ma alla fine è arrivata la quarta vittoria di fila nella Sec per i Crimson Tide.

Nella WCC resta imbattuta solo Saint Mary’s, che vince sul campo di Gonzaga una gara fondamentale in ottica Torneo. Traditi da Josh Perkins (1/9), gli Zags non hanno avuto risposte contro Jock Landale, che ha chiuso con 26+12, compresi ovviamente i due canestri decisivi

 

Xavier e Cincinnati sempre più in alto

Mentre Villanova si prende una vacanza dalla Big East per andare a bombardare UConn (81-61 con 40 triple tentate su 68 tiri), Xavier conferma lo status di seconda potenza della conference strappando la vittoria sul campo di Seton Hall (73-64) al termine d’una partita passata quasi sempre a rincorrere, fra deficit a rimbalzo e mira storta ai liberi. JP Macura ha fatto molto per rimediare a questi problemi nella ripresa, e anche qualcosa di più: 27 punti (8/14 dal campo, 8/10 ai liberi), fame e furbizia infinite, un fiume in piena capace di zittire l’ostile pubblico di casa, per la gioia di Chris Mack e anche quella di Bill Murray.

 

Dopo che abbiamo incensato le prestazioni di Rob Gray, la guardia di Houston, probabilmente galvanizzata dalle belle parole, ha pensato di segnare 24 punti con 8/14 dal campo e 4 assist contro Wichita State, con annessa vittoria per i Cougars. Che continuano a sognare un posto al Torneo.

A proposito, gli Shockers sono alla seconda sconfitta consecutiva e iniziano a capire cosa significa cambiare conference. Wichita State sta patendo il fatto di affrontare avversari mediamente molto più forti di quelli della Missouri Valley. L’anno scorso la squadra ha chiuso la conference con un DefRtg di 91.7. Quest’anno, sostanzialmente con gli stessi giocatori, il dato è 97.

Chi sorride è Cincinnati, ancora imbattuta, che sta sciorinando una difesa sempre più impressionante (concedono 0.82 punti per possesso) e che si gode un Gary Clark in versione top player. Il lungo atletico di 201 centimetri è il primo rimbalzista della conference (10.2) e porta in dote quasi 13 punti a gara.

Se dovesse vincere anche la gara di giovedì contro Michigan, oltre allo sweep ai danni dei Wolverines, Purdue metterebbe probabilmente una seria ipoteca sulla stagione regolare della Big Ten. La squadra è in striscia positiva da 15 partite e ha vinto le ultime tre gare con un margine medio di 28 punti. Al momento, il duo formato da Carsen e Vincent Edwards è il più letale della Ncaa.

L’unica squadra che al momento potrebbe impensierire i Boilermakers è Ohio State (9-0 in conference), la vera sorpresa della Big Ten, che ha superato anche l’ostacolo Nebraska. A proposito, i Cornhuskers sono molto (troppo) sottovalutati. Difendono come matti e hanno in James Palmer un attaccante quasi impossibile da fermare.

PS. Qualcuno porti i Terrapins a Lourdes. Nell’ultima gara dopo i lunghi Justin Jackson e Ivan Bender, Maryland infatti ha perso anche il centro Bruno Fernando (caviglia). Peccato, perché la stagione con il roster completo poteva essere molto diversa.

La riscossa di Louisville

Quarta W consecutiva per Louisville che batte Boston College ed occupa la seconda piazza della competitiva ACC (la proiezione del Bracket di Bleacher Report dà 8 squadre al torneo, forse 9). Seconda doppia-doppia nelle ultime 3 gare per l’australiano Deng Adel. Per lui 18+10 rimbalzi e diverse giocate determinanti nella vittoria ai danni degli Eagles.

 

Nonostante lo scandalo Fbi che ha investito nello scorso autunno l’università, i Cardinals grazie soprattutto all’apporto di Adel (top-scorer con 15.8 punti) sembrano proprio lanciati a chiudere un’altra stagione da 20+ vittorie. Gliene mancano solo 5.

Una delle sorprese di questa stagione è Clemson, per la quarta settimana consecutiva inserita nell’AP top 25. Sabato sera nonostante l’infortunio del senior Donte Grantham che ha concluso in brutto modo la sua stagione e la carriera universitaria, i Tigers hanno battuto Notre Dame 67-58. Il sogno continua, anche se dovranno fare a meno del fenomeno Zion Williamson.

Quella tra Virginia Tech e Florida State è stata una partita da record personali. A vincerla sono stati i Seminoles 91-82 grazie al massimo in carriera della guardia M.J. Walker che uscendo dalla panchina ha realizzato 24 punti con 4/7 da 3. A Virginia Tech non è bastato il career-high di Justin Robinson da 26 punti, anche lui con 4/7 al tiro pesante.

Nella Missouri Valley Conference cade ancora la favorita Missouri State, adesso terza con un record di 5-3. Per i Bears si tratta di un mal di trasferta, visto che le sconfitte sono arrivate tutte lontano dalla JQH Arena. Nell’ultima gara contro la sorpresa Drake (6-2), ci ha messo del suo anche la stella Alize Johnson che ha concluso con soli 2 punti (0/9 dal campo) e 11 rimbalzi.

Il match della settimana in Pac12 è stato quello tra le due teste di serie: Arizona e Stanford. Partita bellissima decisa negli ultimi 6:20, dopo che i Wildcats con un parziale di 11-0 avevano riacciuffato i Cardinals andati sul +11 a 9 dalla fine. Chi l’ha decisa? Rawle Alkins con un layup a 38 secondi dalla fine. 13 punti, 7 rimbalzi e 5 assist per il sophomore, vero ago della bilancia per le sorti di ‘Zona.

 

Le fatiche di UCLA e Arizona State

A proposito di x-factor Arizona State va dove la porta Tra Holder. I Sun Devils stanno deludendo: penultimi nella Pac12 (3-4), in settimana una sconfitta vs Stanford e una vittoria poco convincente contro California, la peggiore della conference. I numeri del senior nelle ultime 5 partite sono preoccupanti: 10.2 punti di media con il 26.3% dal campo.

Settimana da dimenticare per UCLA che ha dovuto affrontare prima Oregon State, la miglior difesa per efficienza e punti concessi di tutta la Pac12, e poi Oregon, la miglior difesa per percentuale concessa agli avversari della conference. Due triple clutch del duo Tinkle-Thompson Jr. per i Beavers, il talento di Payton Pritchard (25 punti) e del duo freshmen Brown Jr-Bailey per i Ducks hanno fatto il resto. Risultato? Due sconfitte.

 

Tutt’altro l’esito della gita in Oregon per l’altra losangelina USC che torna a mettere in mostra il talento e la profondità che ne fanno (sulla carta) una squadra da Final Four. Guidati da Jordan McLaughlin i Trojans hanno prima sconfitto i Ducks grazie a 9 punti nei 5 minuti finali del senior e poi OSU con un parziale di 28-9 a metà del secondo tempo. Ora sono a 4 W consecutive e stanno (finalmente) tornando.

Tutti gli occhi della MWC erano puntati sul match al vertice tra Nevada e Boise State. La partita ha giustificato l’hype: dieci lead changes, grande intensità e la sfida nella sfida tra i due migliori giocatori della conference Caleb Martin e Chandler Hutchison (del quale vi abbiamo già parlato). 28 punti per il primo, 27 per il secondo, assoluti protagonisti nei 4 minuti finali. Il vero MVP? Jordan Caroline: 22+13 rimbalzi e vittoria per i Wolf Pack che rimangono così imbattuti.

 

Rhode Island sale, Texas Tech scende

Potere alle guardie! Sembrerebbe lo slogan di una serie poliziesca di dubbio gusto, ma in realtà è il riassunto preciso della settimana di Rhode Island, che conquista lo spot #24. Mercoledi contro Umass, gli esterni di coach Bob Hurley hanno segnato 56 punti su 73 totali, meglio ancora sabato contro Dayton, 75 su 88. Reminder: Dayton ne fatti 74…

Folle la settimana in Big 12. Quattro gli upset su sette partite, cadono Oklahoma (nonostante 48 di Young che ormai non fanno più scalpore), TCU, che esce dal ranking, e Texas Tech (due volte). Chi ne esce favorita è la solita Kansas che ha battuto in volata Baylor ed è come al solito al primo posto (6-1). Da segnalare l’infortunio al ginocchio che probabilmente costerà la stagione a Jaylen Fischer, PG e uno dei migliori di TCU.

Texas Tech resta la delusione della settimana. Dopo l’upset contro West Virginia, ci si aspettava tutt’altra tempra dai ragazzi di Chris Beard, che si sono si sciolti in attacco contro Texas (settima difesa della nazione) e Iowa State (132esima difesa della nazione), toccando i minimi stagionali, prima 58 poi 52.

Kansas State è invece la sorpresa. Contro Oklahoma ha forzato Trae Young alla peggior prestazione in termini sia di percentuali da tre, 20% con dieci tentativi, sia di palle perse, 12. Contro TCU i Wildcats hanno invece sfruttato il vuoto lasciato dall’infortunio di Fischer, stando sempre in vantaggio e contenendo la sfuriata finale. Da segnalare Dean Wade, ala bianca in versione all-around con 20 punti di media.