Quote by Gonzaga domina, Villanova in crisi

Duke è tornata regina nel ranking, ma la sconfitta nel derby della Tobacco Road pesa tanto, ancor di più con l’infortunio di Zion Williamson. Gonzaga continua a macinare vittorie e ha un terzo violino affidabile come Josh Perkins, mentre Michigan State vince sopra gli infortuni. Vediamo nel dettaglio come stanno le dieci squadre più seguite del college basketball.

Chi sale

Gonzaga (25-2; 12-0) 

Altro filotto per gli Zags che passeggiano nella WCC e avranno l’occasione di chiudere definitivamente i conti tra tre giorni contro BYU, la diretta inseguitrice. Contro San Diego, i Bulldogs hanno ritrovato Josh Perkins, autore di una grande prestazione da 15 punti, 9 assist, 2 rubate ed una sola palla persa frutto anche di un’ottima intesa con Rui Hachimura, che guida la squadra da inizio stagione senza nemmeno una flessione. Con il nuovo infortunio di Killian Tillie, sono loro due i giocatori chiave per vincere il titolo.

Michigan State (22-5; 13-3)

Gli Spartans si sono rialzati dopo le tre sconfitte consecutive contro Purdue, Indiana ed Illinois e lo hanno fatto in grande stile, dominando il secondo tempo contro Wisconsin. La partenza lenta sembra essere una nuova caratteristica della squadra di Izzo, anche contro Rutgers e Ohio State si sono visti dei primi tempi al rallentatore e chiusi sotto nel punteggio, salvo poi recuperare nella seconda frazione. In settimana l’infortunio di Nick Ward aveva scosso l’ambiente, ma la squadra ha risposto bene. Soprattutto Xavier Tillman è salito in cattedra con una doppia-doppia da 19 punti e 10 rimbalzi. Tra tre giorni ci sarà il derby contro Michigan, vero test in attesa del torneo.

Kentucky (22-4; 11-2)

La sconfitta contro LSU aveva fatto paura, ma i Wildcats si sono ripresi subito battendo la numero uno Tennessee. Contro i Volunteers c’è stata la prova di maturità di PJ Washington. Il sophomore è stato l’arma in più della squadra con una prestazione a tutto tondo: fondamentale in difesa e preciso in attacco dove ha giocato senza mai forzare il tiro. Ottimo anche Tyler Herro, il freshman che nessuno si aspettava ma che ormai è una realtà. Il ragazzo di Milwaukee ha mostrato di saperci fare anche sotto canestro, aiutando molto in difesa e a rimbalzo catturandone ben tredici. L’unica preoccupazione è Reid Travis, uscito con una distorsione al ginocchio contro Missori.

Chi scende

Villanova (20-7; 11-3) 1-3

Si è interrotta in maniera abbastanza clamorosa la striscia positiva di Nova nella conference. Dopo due mesi senza sconfitte, in due settimane ne sono arrivate addirittura tre e, fatta eccezione per Marquette, tutte contro squadre più deboli. Quella al Madison Square Garden contro St John’s è  forse la più strana del lotto. Dopo una buona partenza culminata in un +15, la difesa si è sciolta e l’attacco ha iniziato a sbagliare canestri facili. Inoltre nel finale è venuta a gallo un problema forse più grave: le cattive decisioni di Jahvon Quinerly e Phil Booth nei possessi decisivi. Si erano già viste in stagione, ma contro SJU i due hanno ripetutamente tentato degli isolamenti senza concedere il tiro a compagni meglio piazzati. Risultato? 1 su 6 dal campo e sconfitta.

Indiana (13-13; 4-11)

Doveva essere l’anno della lotta al titolo della Big Ten e invece si è trasformato in un disastro. Dal 6 gennaio ad oggi sono arrivate undici sconfitte ed una sola vittoria, contro Michigan State, che come si pensava è stata solo un fuoco di paglia. Contro Purdue, l’ultima sconfitta della serie, c’è stato un barlume di vita in un match a bassissimo punteggio, ma francamente la speranza è ormai morta da tempo e la pietra tombale potrebbe averla messa Archie Miller con questa dichiarazione: “La prima cosa che dobbiamo fare è migliorare nella comunicazione in campo e fare un po’ più di cameratismo”. Senza spirito di gruppo, non si va da nessuna parte.

UCLA (13-13; 6-7) 

Una squadra in caduta libera. La vittoria all’overtime in rimonta contro Cal Tech, avvenuta grazie alla prestazione di Kris Wilkes  (27 punti e 10 rimbalzi), è solo un fuoco di paglia. La squadra, intesa come gruppo coeso di giocatori, sembra non esistere più. Ognuno gioca per sé, lo dimostrano i freddi numeri e lo si vede in maniera lampante guardando anche una sola partita dei Bruins. Le vittorie possono arrivare in maniera estemporanea e grazie a ottime prestazioni individuali, ma il basket è altra cosa.

Stabili

Michigan(23-3; 12-3)

Due vittorie contro squadre del ranking come Wisconsin e Maryland, ma nel mezzo è arrivata la sconfitta con Penn State, la terza squadra a segnare più di settanta punti alla difesa dei Wolverines. Quello contro Penn è il secondo passaggio a vuoto in un mese della difesa di coach Beilein ed ora Michigan è attesa da due partite molto difficili. La prima sarà contro Minnesota, battuta con un buzzer, mentre domenica ci sarà il derby con gli Spartans che potrebbe decidere la conference. Da lì passerà la considerazione dei Wolverines per il torneo.

Duke (23-3; 11-2)

La grande vittoria contro Virginia aveva mostrato una Duke totalmente diversa, capace di fare male, malissimo, dall’arco senza dover per forza contare sull’atletismo e sulla corsa. Tuttavia la sconfitta contro North Carolina non può non pesare sul giudizio di queste due settimane. I Blue Devils hanno pagato lo scotto di una partita mal preparata e anche dell’uscita di Zion Williamson, out dopo 33 secondi per un infortunio al ginocchio dopo l’esplosione della sua scarpa. Senza Zhanos l’area di Duke è diventata un succoso banchetto per Maye e la sconfitta è arrivata naturale. Per capire il futuro della squadra di coach K bisogna aspettare il responso degli esami all’articolazione di Zion.

 

Kansas (20-6; 9-4)

I Jayhawks sembrano aver trovato il loro terzetto per guidarli il più lontano possibile: Devon Dotson, Dedrick Lawson e Ochai Agbaji. Se i primi due li conosciamo da inizio anno o più, il terzo è la vera sorpresa di questo 2019. Il nativo di Kansas City è tornato in campo e nelle ultime tre partite ha trovato la forma giusta mettendo assieme 53 punti e 19 punti registrando la seconda doppia-doppia della propria stagione.

North Carolina (21-5; 11-2)

I Tar Heels hanno compiuto il percorso inverso di Duke. La sconfitta contro Virginia ha mostrato grandi problemi in difesa con facili scarichi e facili penetrazioni concesse, ma anche in attacco non tutto era andato per il meglio con un giro palla lento e molte difficoltà a segnare in area. Difficoltà che d’altro canto sono sparite contro gli acerrimi rivali. Il dominio dell’area contro i Blue Devils è stata una delle chiavi della vittoria, ma anche la difesa sull’arco è stata ottima: quasi ogni tentativo di tripla è stato ben contestato. Luke Maye, inoltre, ha fatto registrare una delle migliori prestazioni in carriera con 30 punti e 15 rimbalzi.