Quote by Gonzaga e le risposte dai Mondiali U19

Gli USA compiono la propria missione, il Mali stupisce e la Francia non schioda dal podio. I Mondiali U19 potrebbero essere riassunti così: se però li guardiamo attraverso la lente d’ingrandimento del college basketball, la protagonista è una sola. Con quattro suoi rappresentanti fra i primi sette realizzatori, fra cui due medagliati inseriti nel All-Tournament Team, Gonzaga ha dimostrato quanto la tradizionale strada international tracciata dal duo Few-Lloyd sia stracolma di talento allo stato attuale. Insomma, le indicazioni giunte dal torneo greco non possono che essere positive in ottica futura, specie se consideriamo quanto profondo sia il rinnovamento in corso nel roster degli Zags.

Strawther, Ayayi, Petrušev e Ballo nella classifica marcatori dei Mondiali U19

Vide Oumar quant’è Ballo

Tre cose che il Mali ci ha insegnato. Primo: Saint Peter’s, minuscolo college della MAAC, ha fatto l’affare della vita reclutando i fratelli Fousseyni e Hassan Dramé. Secondo: Karim Coulibaly potrebbe essere una manna dal cielo per il reparto lunghi di Pitt. Terzo: a Oumar Ballo non frega nulla di quel che dice la sua carta d’identità.

Fra i più giovani giocatori della rassegna (compirà 17 anni questo fine settimana), il lungo degli Zags non si è limitato a tenere il campo contro gente di due anni più grande. Anzi, l’ha fatta spesso e volentieri da padrone: 17.6 punti e 11.8 rimbalzi di media, tre doppie-doppie in cinque gare e inserimento nel quintetto ideale per la stella della nazionale africana. Prestazioni che potrebbero indurre Mark Few a dargli spazio sin da subito e, contrariamente a quanto ipotizzabile fino a poco fa, non passare l’anno da matricola come redshirt. Molto dipenderà anche dalle risposte provenienti da Pavel Zakharov, altro freshman che prima di questi Mondiali appariva saldamente in pole per avere minuti dalla panchina nello spot 5.

 

Ballo ha taglia e forza fisica ottime (specie considerandone l’età), sa rappresentare un problema quando prende d’infilata l’area scarsamente protetta e colpisce per la disinvoltura con la quale cerca il jumper dai 4-5 metri. Il maliano ha fatto la voce grossa a rimbalzo e ha anche un tempismo per la stoppata a dir poco invidiabile (ne ha rifilate ben 3.8 di media). Nella metà campo difensiva c’è però ancora moltissimo lavoro da fare: reattività e scivolamenti non sono apparsi fra i migliori contro gli avversari più ostici. Il tempo è ovviamente dalla sua parte e, in ogni caso, potrà dare da subito un solido apporto in attacco partendo dalla panchina. E farlo a quella età, in un posto come Gonzaga, sarebbe oro colato.

Petrušev, luci e ombre ma il posto è sicuro

I segnali mandati da Ballo sono più che confortanti se pensiamo al numero di opzioni nel reparto lunghi di Gonzaga (non scordiamoci della PF Drew Timme). Per quanto riguarda i posti da titolare nel frontcourt, però, non ci sono dubbi: questi verranno coperti dal veterano Killian Tillie e da Filip Petrušev.

I 19.3 punti e 10.1 rimbalzi di media di quest’ultimo ci raccontano un giocatore che è da sempre centrale nel pluripremiato gruppo serbo (campione d’Europa U16 e U18) ma il suo Mondiale è stato abbastanza amaro. In primis per il risultato finale, visto che la Serbia ambiva a molto più di un magro settimo posto; in secondo luogo, perché Petrušev è stato tanto impressionante nella prima metà del torneo quanto deludente nelle due sfide che hanno sostanzialmente condannato la sua nazionale a quel piazzamento finale (doppia-doppia ma anche 10 palle perse contro gli asfissianti raddoppi della Lituania; un brutto 6/18 dal campo poi con la Russia). I lampi di classe non sono però mancati (QI, tecnica, progressi lenti ma costanti in post-basso, alcuni segnali incoraggianti nella protezione del ferro) e, facendo il paio con quanto di buono mostrato nella scorsa stagione, lo proiettano verso il già menzionato ruolo da titolare con Gonzaga.

 

Ayayi è in rampa di lancio

Spostandoci fra le guardie, per Joël Ayayi il discorso è diverso, da più di un punto di vista. Benché in ombra nella semifinale col Mali (3/15 al tiro), il transalpino ha condotto un torneo brillante, condito da prove eclatanti (i trentelli contro Serbia e Lituania) in una Francia che ha bissato il bronzo dello scorso Europeo U18 (il che gli ha spalancato le porte del All-Tournament Team).

Sapevamo già quanto Ayayi fosse speciale dal punto di vista della mentalità e questo Mondiale ha esaltato le sue qualità di leader, pronto a caricarsi la squadra sulle spalle nei passaggi di confusione offensiva del gruppo. Elegante e furbo più che abbastanza da sopperire a un’esplosività tuttalpiù definibile “nella media”, il francese non ha fatto mancare la sua solita quota di giocate clutch (chiedere ai lituani) e sembra ormai lanciato verso minutaggi sostanziosi a Gonzaga (anche perché si sono viste cose incoraggianti in difesa). Difficile però che possa essere uno starter, data la presenza dei grad transfer Admon Gilder e Ryan Woolridge. Sono ancora da sistemare le percentuali dall’arco (29.7%) e a cronometro fermo (65.6%), anche se nel primo caso si può trovare qualche giustificazione nel volume e nel tipo di triple tentate. La stoffa però c’è.

 

Arlauskas deve aspettare, Strawther invece scalpita

Martynas Arlauskas è stato in pratica l’unico Zag silenzioso di questo Mondiale – forse complici gli infortuni che lo hanno bersagliato nell’ultima stagione. Le sue cifre non sono di quelle che fanno strabuzzare gli occhi (5.4 punti in 21.6 minuti) e il suo apporto offensivo è stato da gregario, prendendo perlopiù ciò che non poteva rifiutare di prendere, mentre in difesa ha mostrato cose discrete. Gonzaga è cambiata tanto e può esserci margine per qualche piccola sorpresa ma la presenza del ben più esperto Corey Kispert e quella di Anton Watson suggeriscono con forza che il lituano sia destinato a un ruolo marginale nel suo anno da freshman.

Coach Few ha di che sorridere anche volgendo lo sguardo più in là della prossima stagione. L’obiettivo numero 1 del momento, Jalen Suggs, (Gonzaga sembra essere la favorita nel suo recruiting) è stato determinante in semifinale e in finale per Team USA, uscendo sulla distanza dopo un inizio di torneo altalenante, specie al tiro.

In ottica 2020, c’è anche chi ha già scelto l’università di Spokane e che ha incantato in più di un’occasione in questi Mondiali. Julian Strawther, appena 17enne, ha trascinato Porto Rico a un sesto posto sorprendente e ha chiuso il torneo col botto dal punto di vista personale, ovvero con un losing effort da 40 punti contro la Russia (9/18 da due, 4/9 da tre, 10/14 ai liberi), miglior score individuale di questi Mondiali. Guardia/Ala di 198 cm, Strawther si è distinto in attacco per eleganza e controllo del corpo eccellenti, inventiva (anche nelle soluzioni dalla media) e faccia tosta. Per ora, contro la difesa schierata, attaccare dal palleggio è ciò che gli riesce meglio, mentre il range di tiro è qualcosa su cui dovrà lavorare parecchio (23.9% da tre).