Quote by Pat Spencer, un eroe di due sport?

Numero 1 al Draft, vincitore del premio come miglior giocatore, detentore del record di assist e secondo per punti realizzati. Non stiamo parlando di Trae Young e neppure di basket, ma di Patrick Spencer, star del lacrosse e di Loyola che, nonostante le numerose offerte dalla lega professionistica, ha deciso di rimandare tutto e tentare la strada della pallacanestro. C’è chi dice che sia solo questione di soldi, chi di pura passione. Ecco la storia che sta entusiasmando e dividendo tanti americani.

Come appena detto, aveva fatto il pieno di record e premi, oltre ad aver ricevuto offerte per giocare nei professionisti. Ma a Pat Spencer tutto ciò non bastava. Dopo aver terminato il suo senior year ed essersi diplomato in finanza, ha lasciato tutti a bocca aperta e ha scelto di cambiare sport passando dal lacrosse al basket e lasciando Loyola (dove in realtà avrebbe potuto giocare) per firmare con Northwestern dove giocherà come graduate transfer. “So che in molti penseranno che sia diventato pazzo” ha commentato dopo aver rifiutato l’offerta dei Chesapeake Bayhwaks nella lega professionistica americana “ma amo la pallacanestro, ci ho sempre giocato e penso davvero di poter competere tra i migliori”.

Pat Spencer con la maglia di Loyola

Una scelta che ha poco dell’improvvisato dato che si era reso eleggibile tra i transfer del basket già lo scorso dicembre. “La mia maniera di giocare e intendere il basket è molto simile a quella del lacrosse”, aveva spiegato a Stadium. Dichiarazione che può essere compresa solo se si pensa che i due sport non sono così differenti da come potrebbe sembrare a prima vista.

È vero che le regole sono differenti, che l’attrezzatura è molto diversa (i giocatori di lacrosse sembrano più giocatori di hockey con caschi, protezioni e mazze) e che uno è uno sport che si gioca all’aperto e uno al chiuso. Ma tante sono anche le somiglianze: nei due sport esistono i pick and roll, la motion offense, la difesa a zona, l’isolamento e i tagli da dietro. Senza contare l’importanza del gioco dei piedi, fondamentale in tutte le fasi di gioco di entrambi gli sport.

Non a caso, Patrick Spencer per stazza (192 cm per 93 kg), atletismo e capacità tecniche è stato ribattezzato da un coach avversario “il LeBron James del lacrosse”.

A detta di Kurk Lee, star di Towson e dirigente del UA Center dove Spencer si allena, il ragazzo ha tutte le carte in regola per farcela. Lee ha raccontato che il futuro giocatore dei Wildcats non ha perso tempo a mettersi in luce durante gli allenamenti al centro di Baltimora. In una delle prime sessioni, durante una pausa, ha preso la palla e nonostante ci fosse lo stesso Lee a difendere su di lui, Pat è riuscito a chiudere una schiacciata pazzesca proprio sulla testa dell’ex giocatore NBA. “Non avevo idea che quel ragazzone fosse una star del lacrosse. Non ne aveva mai fatto parola con nessuno” ha ricordato Lee. “È uno tosto: lo faccio giocare sempre con i pro e si fa valere”.

Spencer in posa con l’uniforme di Northwestern

La star di Loyola ha dovuto “infilare” gli allenamenti e le visite alle varie scuole tra gli allenamenti e il campionato di lacrosse. A ciò si aggiunta anche un’ulteriore difficoltà: in giro non ci sono molti filmati di gioco recenti di Patrick che si è ritrovato a doversi “vendere” ai vari college. Possiamo facilmente intuire che il numero 1 del Draft non sia abituato ad andare alla ricerca di squadre dove poter giocare!

I contatti con Northwestern sono iniziati in maniera ufficiale a fine stagione (a maggio) e sono avvenuti soprattutto grazie a Tavaras Hardy, allenatore della squadra di basket di Loyola che si era diplomato proprio nell’università di Chicago. Tra i vari impegni con la sua squadra, Pat era riuscito a visitare anche Saint Joseph’s, ma con i Wildcats era stato amore a prima vista. “Mi piace il modo in cui giocano: lasciano molta iniziativa e libertà alla loro point guard, ed è precisamente come a me piace giocare. Coach Collins poi ha giocato da combo guard a Duke e quindi capisce bene come pensa e intente il gioco una guardia. Questo è stato sicuramente l’aspetto che mi ha più intrigato”.

L’unico materiale presente negli archivi risale tuttavia al periodo dell’high school con la maglia della Boys’ Latin School di Baltimora, scuola più famosa per la squadra di lacrosse che di basket. Nel suo senior year, aveva messo a referto 14.3 punti, 8.1 rimbalzi , 6.1 assist e 2.3 palle rubate di media. Ma si parla di quattro anni fa e di un livello completamente differente. Inoltre l’Annapolis Summer League (un piccolo torneo estivo), dove aveva il titolo di MVP nel 2017, non è certo un buon metro di paragone. Se sia davvero capace di mantenere i ritmi del college e se il suo gioco sarà davvero efficace, rimane quindi un mistero.

Pat Spencer e coach Chris Collins

La domanda che tutti si pongono è che tipo di apporto potrà dare a Northwestern. “Non penso di fare la differenza in termini di numeri”, ha spiegato in un intervista, “ma come ho fatto a Loyola, voglio che il mio contributo sia in termini d’impatto. Coach Collins mi ha detto: non provare a diventare qualcosa di diverso da quello che sei. Non snaturare il tuo gioco. E questo è stato fondamentale per me: a Northwestern dovrò solo essere me stesso”. Prima di raggiungere i suoi compagni a fine giugno, Pat si è allenato per perdere qualche chilo e per migliorare la sua velocità.

C’è chi è convinto che la sua scelta sia meramente pecuniaria (i soldi nel lacrosse sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli del basket), ma questi suoi detrattori sono davvero pochi. Molti, sia nell’ambiente della palla a spicchi che in quello del lacrosse, mostrano un grande entusiasmo. Quint Kessenich, analista ESPN per lacrosse, ha così commentato la scelta di Spencer: “Il prossimo anno, nel caso la parentesi cestistica non dovesse funzionare, i soldi saranno ancora lì ad aspettarlo come tutte le offerte che ha ricevuto. Penso che ami il basket più di quanto ami il lacrosse e abbia capito anche gli è rimasta una sola possibilità. Questa. Perché mai non dovrebbe tentare?”.