Quote by Il meglio della Ncaa agli Europei U20

La presenza di giocatori europei in Ncaa è sempre più evidente, il che si riflette anche sulle competizioni giovanili FIBA, regolarmente popolate da studenti-atleti. Qui vi parliamo di quelli che si sono comportati meglio all’Europeo U20 che si è appena concluso a Chemnitz, in Germania.

Il trio azzurro: Caruso, Lever e Moretti

L’europeo dell’Italia non è andato come sperato da parte dei nostri ragazzi (8/o posto), che si auspicavano di concludere il proprio percorso under con un’altra medaglia, dopo lo splendido argento ai Mondiali U19 dell’anno scorso. Ci sono però conferme e indicazioni preziose per la stagione ventura che riguardano i giocatori impegnati nel college basket.

Davide Moretti è tornato ad assomigliare al giocatore che eravamo abituati a vedere prima del suo trasferimento a Lubbock: tanti possessi, responsabilità e libertà di creare per sé, mostrando un repertorio offensivo più variegato rispetto a quanto gli era chiesto di produrre con Texas Tech (12.9 punti di media, secondo marcatore della squadra). Nella sua sfuriata da 29 punti contro la Serbia (e non solo), molti canestri sono arrivati in arresto-e-tiro dalla media: una rarità nella sua stagione da freshman (per Hoop-Math, solo il 20.7% dei suoi tiri dal campo erano arrivati dal mid range).

Un Moro “vintage” e al contempo nuovo, però, perché qui e là si sono visti i segni di quei progressi difensivi riscontrati proprio nella parte finale dell’annata coi Red Raiders. Coach Chris Beard, presente a Chemnitz, potrebbe dargli un ruolo di primo piano in una squadra rivoluzionata: è tutt’altro che peregrina, infatti, l’ipotesi di un backcourt affidato principalmente al tandem Moretti-Mooney. Staremo a vedere.

Alessandro Lever ha messo in azzurro delle vesti simili a quelle indossate con GCU, è cioè quelle di punto di riferimento offensivo. Primo scorer (13.9 punti), il lungo è stato protagonista dell’attacco italiano colpendo nei modi ai quali ci ha abituati durante l’ultima annata: buoni movimenti in post, iniziative dal palleggio e un tiro da tre affidabilissimo (8/18 in totale nel torneo). Per lui, nessun discorso su eventuali spazi da conquistare coi Lopes, visto che il suo posto da titolare è sostanzialmente intoccabile.

Guglielmo Caruso, che esordirà in Ncaa con Santa Clara, ha avuto un rendimento continuo in uscita dalla panchina, al netto però delle difficoltà viste nella gara con la Croazia. 4.7 punti e 2.3 rimbalzi in 14.9 minuti, il lungo napoletano ha fatto una buona figura mostrando quanto il suo repertorio possa essere piuttosto vasto già al presente. Per esempio, non sempre sfruttata ma tutt’altro che banale la sua capacità di servire assist dal post basso. Le capacità per avere subito un impatto coi Broncos ci sono, nonostante un gap fisico coi pariruolo Ncaa che dovrà colmare il più in fretta possibile.

Elijah Clarance e le guardie svedesi

Non è bastato avere il capocannoniere del torneo per evitare la retrocessione: la Svezia è scesa in Division B, ma ha comunque diversi motivi per guardare al futuro con un certo ottimismo. La ragione principale porta il nome di Elijah Clarance: l’esterno d’Illinois State è stato la highlight machine del torneo, lasciando spesso a bocca aperta per le sue progressioni dal palleggio chiuse con schiacciate impetuose. Atletismo raro, molti punti nelle mani (22.4 di media), capacità di spezzare la difesa tanto dal pick and roll quanto in isolamento, mentalità da leader e un repertorio tecnico in crescita ma da allargare, se vuole davvero sognare in grande: la fiducia non gli manca, ma l’efficienza nei jumper sia dalla media che dalla lunga distanza necessita progressi.

In linea di massima, dovrebbe essere in grado di conquistare più minuti coi Redbirds (11.1 da freshman), ma la concorrenza interna si annuncia molto agguerrita. Illinois State, annunciata come rivale #1 di Loyola nella MVC, avrà infatti un roster profondo in tutti i reparti e decisamente rodato, visto che ci sono unicamente “returning players”.

 

Fra le altre guardie svedesi impegnate nel college basket, sono da segnalare due giocatori pronti a esordire l’anno prossimo: David Czerapowicz (Davidson), fratello minore di Chris, imprendibile in uscita dai blocchi, dotato di un tiro da tre tecnicamente impeccabile e che promette di diventare mortifero; Ebrima Dibba (Coastal Carolina), prospetto dal fisico scultoreo, con un potenziale difensivo molto interessante, pericoloso in contropiede, straborda di energia ma l’impeto col quale attacca il ferro è proporzionale alle perplessità che lascia circa la capacità di concludere, sia per scelte compiute che per coordinazione.

Un record britannico con un pizzico di college basket

In questa edizione, la Gran Bretagna è riuscita a conquistare il miglior risultato della sua storia (10/o posto), in buonissima parte grazie alle performance di un giocatore ben noto a noi italiani, il biellese Carl Wheatle. Alle sue spalle, però, hanno fatto capolino altri elementi, in particolare due che esordiranno in Division I nella prossima stagione.

Nelson Boachie-Yiadom (Davidson) colpisce per le qualità tecniche abbinate a una stazza ottima per un’ala (2.06 metri d’altezza), per quanto piuttosto leggero. 9.7 punti e 8.3 rimbalzi di media, il 19enne londinese è un rim protector molto affidabile (1.1 stoppate) e una più che discreta minaccia quando attacca frontalmente, viste le ottime capacità di mettere palla a terra e di destreggiarsi in palleggio anche con la mano debole, la sinistra.

Caleb Fuller (UC Davis), terzo scorer della squadra (9 punti di media), è una guardia/ala mancia dal potenziale molto interessante per dinamismo ed esplosività (qualità che si traducono in maniera eccellente quando c’è da attaccare l’area) ma che, in questi Europei, non ha impressionato in termini di continuità nel tiro dalla distanza e di affidabilità a cronometro fermo.