Quote by Justin e Julian Champagnie, gemelli (un po’) diversi

Un punto cardine dell’educazione dei gemelli da parte dei genitori è quello di decidere se dividere il loro percorso scolastico. La maggior parte iscrive i figli in sezioni diverse per aiutarli ad aprirsi al resto del mondo e migliorare la loro socialità all’esterno della famiglia. A volte, però, due gemelli possono anche dividersi dopo 17 anni, allo scopo di far esplodere il talento cestistico di ognuno dei due. È il caso di Justin e Julian Champagnie che, uno Pittsburgh e l’altro a St John’s, stanno scrivendo a chiare lettere i loro nomi fra quelli più importanti delle rispettive conference, la ACC e la Big East.

Justin e Julian Champagnie da bambini

Da Brooklyn le strade si separano

Nati e cresciuti a Brooklyn, i gemelli passano infanzia e adolescenza praticamente in simbiosi. Sono uno il supporto dell’altro nel percorso di crescita umana e sportiva che, fra le fila di Bishop Loughlin, li porta ad attirare le attenzioni degli osservatori. A livello locale, più che nazionale: a Justin viene data l’etichetta di prospetto a 3 o 4 stelle, mentre Julian rimane unranked (tranne che per Rivals).

I due sembravano dover andare a braccetto anche al college, a Pitt, invece è a questo punto che le loro strade si dividono. Julian ci pensa su e alla fine decide di non seguire il fratello: opta per St. John’s, facendo quindi un viaggio molto più breve, da Brooklyn al Queens, e giocando per gli stessi colori indossati da papà Ranford a metà anni ’90 come calciatore.

Col senno di poi, una scelta azzeccata, dato che ora entrambi i fratelli stanno vivendo una stagione da sogno come sophomore. Justin è forse la più grande sorpresa di quest’anno e punta al POY della ACC. Julian, dal canto suo, viaggia sui 20 punti di media e, continuando così, potrebbe anche strappare un posto nel primo quintetto della Big East.

Julian Justin Champagnie AAU

Julian e Justin Champagnie ai tempi dei tornei AAU (Photo by BenShotIt)

Somiglianze lampanti

Sono due ali tuttofare attorno ai 2 metri e in campo, pur non essendo esplosivi, Justin e Julian sembrano avere un sesto senso che li spinge a posizionarsi sempre correttamente senza palla. Che sia dopo un pick and roll giocato da bloccanti, un taglio lungo la linea di fondo o un movimento a ricciolo per sfuggire alla marcatura, li trovi sempre lì dove dovrebbero stare.

Qui, contro Duke, c’è uno di quei frangenti di partita in cui la palla sembra magneticamente attratta da Justin.

 

Qui invece c’è Julian che dimostra come sappia rendersi conto in ogni momento di cosa stia accadendo attorno a lui e di mettersi nelle condizioni migliori possibili per segnare.

 

Per entrambi, quel posto giusto al momento giusto sta spesso dietro la linea dei tre punti. La loro meccanica è piuttosto peculiare – un po’ scomposta, con le gambe larghe ed il gomito che si piega molto – e, quando tirano, sembrano l’uno la fotocopia dell’altro.

Il tiro da tre sembra però avere un peso diverso nei rispettivi arsenali. In questa stagione, Justin sta tirando con la stessa frequenza della scorsa (poco meno di 4 tentativi a partita) ma intanto ha migliorato notevolmente le percentuali, soprattutto di recente: 10/15 nelle ultime tre partite, 41% stagionale contro il 28.6% del 2019-20. A conti fatti, però, la maggior parte delle sue conclusioni arrivano ancora vicino al ferro (43.7% del totale dei tiri).

Julian invece sta trovando molto più spazio rispetto al suo anno da freshman ed i suoi numeri sono ingigantiti: da 2.4 a 5.8 tentativi dall’arco e, nonostante questo, le percentuali con cui segna sono schizzate dal 31.2% al 40.7%. Quasi il 40% delle sue conclusioni arriva dalla lunga distanza. Numeri praticamente da specialista.

Lui stesso, in un’intervista dello scorso anno, rimarcava questa differenza col gemello: “[Justin] gioca più da lungo, io più da guardia; a lui piace schiacciare, a me piace più tirare”.

Arrivare al ferro è però una cosa che entrambi hanno dimostrato di saper fare molto bene: il continuo movimento senza palla citato in precedenza permette loro non solo di guadagnarsi tiri aperti, ma anche di attaccare dal lato debole la difesa, trovandosi spesso in posizione favorevole anche per i rimbalzi offensivi. Qui la bilancia pende dalla parte di Justin, che riempie l’area più spesso e con più convinzione.

Julian non sfigura in post basso né nella lotta a rimbalzo ma, nel gioco frenetico di coach Mike Anderson, queste situazioni trovano poco spazio. Fatto sta che entrambi dimostrano qualità sempre maggiore nell’attaccare i close out penetrando fino al ferro. Tuttavia, la visione di gioco palla in mano lascia ancora un po’ a desiderare.

Così simili, così diversi

Nell’altra metà campo, i due assumono atteggiamenti abbastanza diversi tra loro. Justin è un difensore già piuttosto completo, ottimo nel reggere il corpo a corpo. Che si tratti di tenere sulla penetrazione di una guardia o di fare a spallate in post (chiedere a Matthew Hurt di Duke per informazioni), non si tira mai indietro, e riesce sempre quantomeno a creare dei grattacapi ai suoi avversari.

La capacità di fare tagliafuori e catturare rimbalzi (12.2 di media) è impressionante per uno della sua taglia. L’essere così appiccicoso nei confronti del diretto avversario, tuttavia, a volte lo penalizza nelle situazioni in cui deve ruotare in aiuto: non sembra ancora capire perfettamente quando staccarsi dal suo uomo per chiudere la linea di penetrazione dopo che un compagno è stato superato.

Justin Champagnie Pitt Northwestern

Justin Champagnie e la sua schiacciata decisiva contro Northwestern, gara chiusa incredibilmente a quota 20 punti e 20 rimbalzi

Julian, invece, fa proprio della sua capacità di leggere il gioco il principale punto di forza. L’abilità nel chiudere improvvisamente le traiettorie di passaggio è notevole, così come la rapidità nell’allungare la mano per sporcare il palleggio scoperto del diretto avversario. Nella zona 2-3 che spesso Anderson mette in campo, ha la libertà di cercare sempre il pallone, ma di tanto in tanto ne abusa, scoprendo spazi invitanti per i tagli avversari.

La capacità di incidere e le prospettive per il futuro

A livello di leadership, i due crescono parallelamente, a vista d’occhio. Se c’è da alzare il livello, gli Champagnie raramente sbagliano. È emblematico il fatto che i rispettivi career-high per punti segnati siano arrivati contro gli avversari più blasonati, in prestazioni monstre: 33 punti per Julian contro Creighton (con 10 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate e 3 recuperi); 31 con 12/15 dal campo per Justin contro Duke (con 14 rimbalzi e 5 stoppate).

Entrambi hanno mostrato un carattere competitivo, che alimentano anche a vicenda: hanno rivelato di confrontare spesso, a distanza, le loro statistiche, e pare che abbiano proposto ai rispettivi atenei di provare ad organizzare una sfida di non-conference per affrontarsi faccia a faccia. Nell’evenienza, allacciate le cinture. Per ora rimane una promessa che pare continuino a farsi a vicenda nelle loro chiamate quotidiane, che è un po’ anche un sogno: giocare insieme da professionisti, un giorno.

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