Quote by Champagnie e gli altri: 10 sorprese

Stilare i preseason ranking è un esercizio divertente. E forse è ancora più divertente andare a vederli mesi dopo e poter sorridere dell’assenza di certi nomi. Tra fratelli Champagnie, un Suggs stellare e prospetti 2-stelle già protagonisti, ecco quali sono state le migliori sorprese nella prima metà di stagione fra le dieci conference principali.

ACC

Justin Champagnie (Pittsburgh). In preseason, i votanti della conference non se l’erano filato nemmeno per il secondo quintetto. Ed ora eccolo qui a sciorinare prestazioni da POY. Per sorpassare Keve Aluma come sorpresa della ACC, ce ne vuole molto. Il leader di Pitt però fa quel molto e anche di più. Non arriva ai 2 metri d’altezza, ma viaggia in doppia doppia abbondante (19.9 punti, 12.4 rimbalzi) ed è stato autore di diverse prove devastanti: il 20+20 con Northwestern culminato con un game winner, il 24+16 dopo un mese di stop con quella Syracuse che l’aveva snobbato e, infine, un 31+14 (con 5 stoppate) che ha incenerito Duke. Di recente ha iniziato pure a metterla da tre (6/10 nelle ultime due). Si salvi chi può.

American

Caleb Murphy (South Florida). Per un Moussa Cissé che fa fatica, tra le matricole della AAC c’è invece chi non ha avuto problemi ad ingranare. Direttore d’orchestra prolifico (#2 nella conference per Assist Rate) ma non dei più puliti e ordinati (2.9 perse), il divertimento però è assicurato: ball handling, cambi di passo, coordinazione e capacità di assorbire i contatti ne fanno un satanasso nell’uno-contro-uno al ferro (63% di realizzazione, quasi mai assistito). Difetta però nel jumper da tre punti (tira poco e male): il talento per farsi notare nella trafila pre-Draft c’è, però questo fattore potrebbe finire per penalizzarlo parecchio.

Atlantic 10

Nah’Shon Hyland (VCU). Solo ultimo giocatore inserito nel preseason 3rd team dell’A-10, al secondo anno di college è esploso in maniera inaspettata, per la gioia di una squadra che non vuole sentire la parola “rebuilding” (record 11-4 con la 12a difesa nel ranking di KenPom). La guardia dei Rams viaggia a quota 18.6 punti a partita ed è entusiasmante da guardare: ha un tiro da tre mortifero (37.6% ma con 8.3 tentativi e una caterva di conclusioni difficili), lampi in uno-contro-uno e difende col coltello fra i denti nonostante la taglia leggera (191 cm per 75 kg, non a caso lo chiamano Bones). Anche qui, vedi alla voce Draft Sleeper.

Big East

Denzel Mahoney (Creighton). C’è l’imbarazzo della scelta nella BE (Zach Freemantle, Julian Champagnie), però ci sembra giusto sottolineare che, in casa Bluejays, diversi giocatori hanno fatto un deciso passo avanti: Bishop, Jefferson e, soprattutto, Mahoney. Non che sia sbucato dal nulla, anzi gli era chiesto di assumere una nuova dimensione rispetto a quella di sesto uomo di lusso. L’ha fatto (e non era scontato) proprio mentre Zegarowski e Ballock faticano a dare il meglio (ancor meno scontato). 15.4 punti, 4.5 rimbalzi, 1.8 assist e 1.4 recuperi per un senior che a volte sa essere una vera iradiddio (cinque ventelli quest’anno). Indispensabile.

Big Ten

Hunter Dickinson (Michigan). Da Top 50 della classe 2020, non era arrivato ad Ann Arbor da sconosciuto, però non era nemmeno scontato che avesse impatto immediato. E nessuno aveva previsto che potesse essere persino dominante, anche se c’è da registrare un calo (piuttosto fisiologico e annunciato) avvenuto nelle ultime tre uscite. In ogni caso, parliamo di un centro con mani e piedi buoni che mette insieme 15.1 punti, 7.2 rimbalzi e 1.4 stoppate di media in una squadra che si sta dimostrando fra le migliori dell’intero panorama Ncaa.

Big 12

Jonathan Tchamwa Tchatchoua (Baylor). Scott Drew ormai è noto per una sua abitudine: prendere transfer fuori dalle P6, anche da mid piccole (MaCio Teague e Adam Flagler dalla Big South) e trasformarli in giocatori di spessore al più alto livello. Alla lista si aggiunge Everyday Jon, ribattezzato così perché in palestra ci mette le tende. Nelle ultime settimane è emerso come alternativa non solo valida ma addirittura preferibile a Flo Thamba, essendo sia un rim protector terrificante (1.7 stoppate di media a gennaio, #4 nella Big 12 per Blk%) che un rimbalzista validissimo. Non male per uno che a UNLV giocava circa 13 minuti a partita.

Mountain West

Marcus Williams (Wyoming). Arrivato dal Texas da prospetto unranked, si sta affermando come eccellente giocatore di pick and roll e una delle migliori point guard della MWC. Coach Jeff Linder, fra i più astuti reclutatori del panorama mid, aveva avvertito che Williams avrebbe fatto bene. Più che bene, però, sta facendo benissimo: 16.9 punti e 3.9 assist di media, di recente ha distrutto Nevada con una prova da 28 punti (in 29 minuti) che gli è valsa il premio di giocatore della settimana nella conference. Il primo di tanti altri che verranno.

Pac-12

Eugene Omoruyi (Oregon). Bravissimo Chris Duarte, che spesso e volentieri si carica la squadra sulle spalle, però alzi la mano chi immaginava l’ex Rutgers come qualcosa di più d’una buona pedina. Secondo miglior realizzatore dei Ducks (16.8 punti di media), ha un profilo fisico e atletico piuttosto speciale, si divide fra i ruoli di 4 e di 5 small, ha un impatto molto elevato nelle due metà campo e dà un affidabile contributo a rimbalzo, specie in quello d’attacco. Peccato solo che non stia mantenendo le promesse iniziali in quanto a crescita nel tiro da tre (31.3%).

SEC

Cam Thomas (LSU). In quella conference che è sempre piena stipata di candidati one-and-done (e che di solito, ma non sempre, giocano a Kentucky), ecco una matricola che fa fuoco e fiamme con attorno la metà dell’hype di cui godono le reclute di Lexington, anche se parliamo sempre di un 5-star. Il freshman non è solo uno dei migliori realizzatori della SEC, ma di tutte le Power 6 coi suoi 21.7 punti di media. Lo dicono i numeri e lo dicono i molti modi in cui riesce a segnare, anche se dall’arco non impressiona (28.6%) pur essendo capace di piazzare jumper in situazioni a dir poco precarie e di essere imprendibile in step back.

West Coast

Jalen Suggs (Gonzaga). Dopo due mesi di stagione fa strano parlarne come sorpresa, però occorre ricordare di come non ci fosse stato spazio per lui fra i dieci del WCC Preseason Team e di come, alla vigilia dell’esordio, le matricole più chiacchierate fossero Cade Cunningham ed Evan Mobley. Anche se ci abbiamo fatto il callo, bisogna dire che l’autorevolezza con la quale si è calato negli ingranaggi degli Zags è stata ed è incredibile, davvero un qualcosa di raramente visto da parte di un esordiente. Fra passaggi che incantano e prove di forza fisica da urlo, oggi è impossibile immaginarlo fuori dai primi 5 al prossimo Draft. Due mesi fa, non l’avrebbero detto in molti.

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