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Ethan Esposito, il nuovo che avanza a spallate

Ethan Esposito Sacramento State Montana Sara Nevis The State Hornet
Autore: Riccardo De Angelis
Data: 29 Gen, 2021

Prima che iniziasse la stagione, Sacramento State era data da giornalisti e coach alla #8 fra le undici squadre della Big Sky e nessuno si sognava lontanamente d’inserire un giocatore di quella formazione nel preseason all-conference team, tantomeno uno da 9.1 punti di media nell’anno da junior. Ora siamo a fine gennaio, gli Hornets sono terzi – non terzultimi – in classifica ed Ethan Esposito sta giocando da candidato POY della conference.

Sorpresa? Sì, anche se la strada è ancora lunga e bisogna confermarsi – discorso che vale sia per Sac State che per il nostro connazionale. L’esplosione del napoletano però non viene dal nulla: è il frutto di un lavoro compiuto nel tempo, affinando le proprie abilità con pazienza, un poco alla volta.

Ethan Esposito Sacramento State Hornets Montana

Ethan Esposito al tiro contro Montana (Photo by Sara Nevis/The State Hornet)

Anche prima di vederlo in azione, Ethan Esposito ha numeri che spiegano subito quanto sia protagonista in campo: 18.7 punti e 8.2 rimbalzi di media in nove gare, persino devastante nelle ultime tre (25.3 punti, 9.3 rimbalzi, 3.0 assist), ossia quelle che lo hanno incoronato giocatore della settimana nella Big Sky, premio che non veniva assegnato a un Hornet dal novembre 2019.

Presenza d’area

Anche se sta variando il proprio gioco, le conclusioni in area rappresentano ancora la fetta più grossa del suo fatturato realizzativo (48.3% dei tiri presi per Hoop-Math) mantenendo percentuali discrete al ferro (58.6%) ma che probabilmente può ancora migliorare.

Come capitato con Idaho State, può succedere che arrivi corto sotto, anche perché non è particolarmente verticale, pur avendo compiuto progressi visibili già lo scorso anno. Ha comunque dei punti di forza consolidati: sa usare bene il fisico, ha un ottimo jumper in allontanamento e anche un buon semigancio. L’importante – come avvenuto poi con Montana – è adattare le proprie soluzioni all’avversario di turno.

 

Anche la gran quantità di falli strappati gli permette di fare male agli avversari, specie perché in lunetta ha un buon 73.2% in carriera (78.3% quest’anno). I ben 26 tiri liberi tirati nelle due partite con Montana hanno fatto schizzare in alto le sue cifre per FT Rate e per falli subiti rapportati ai 40 minuti, cifre che lo pongono rispettivamente alla #3 e alla #1 della Big Sky in quelle voci.

Nella clip qui sotto, si vede la sua abilità nel farsi largo usando piedi e parte alta del corpo, ma anche come riesca a rendersi pericoloso frontalmente in palleggio, magari con un cambio di mano.

 

Non solo spallate

Coach Brian Katz, quando lo aveva reclutato tre anni fa, aveva promesso di farne un giorno un giocatore più completo e un attore principale. Promessa infine mantenuta, perché Ethan Esposito non aveva mai avuto tanti palloni in mano (#33 in tutta la Division I per %Poss) con un impego tanto prolungato (34.1 minuti) e un impatto più ad ampio raggio rispetto al passato.

Il suo carico di responsabilità non si limita infatti al volume dei tiri presi, ma consiste anche e soprattutto nell’essere sempre più un creatore di gioco, sia per sé stesso che per gli altri. Nel secondo match con Montana, cioè l’ultimo disputato, ha spesso portato su palla e ha mostrato buoni spunti nell’innescare gli altri. E quando a farlo è il tuo giocatore di 2 metri per 102 kg che usi da 4-5 small, hai di certo una bella arma in più da adoperare.

Il suo Assist Rate (14.0) non è di quelli che fanno strabuzzare gli occhi, ma pare destinato a salire nel corso dell’anno. Inoltre depone a suo favore il fatto che stia facendo un lavoro migliore nel limitare le perse (16.1 di TO Rate) nonostante i tanti palloni in più giocati.

Sorpreso? “Non direi”, ci dice Ethan. “Non sono abituato a portare palla perché non lo faccio da un po’ di tempo, ma alle superiori lo facevo spesso, quindi non mi sento scomodo per niente. Quando vedo che gli avversari mi raddoppiano o che i miei compagni mi chiamano, cerco di fare il passaggio necessario”.

 

Nei jumper dalla media sta andando semplicemente alla grande (52.4%, percentuali che non si vedono spesso da quelle mattonelle), soprattutto in catch and shoot ma a volte anche dal palleggio: “Ho lavorato molto l’estate scorsa, specialmente sul mid range”, ci spiega, “perché sapevo che se non avevo come minimo quel tiro, sarebbe stato molto più difficile fare punti, soprattutto in post”.

 

Le percentuali da tre al momento sono il tasto dolente della produzione offensiva (3/20 in totale quest’anno, ossia il 15%). Cosa che un po’ sorprende: anche se di base non è un tiratore, la sua selezione è buona e ultimamente lo si è visto mettere dei long two senza problemi. A noi è venuto da pensare che, a giocare una parte in ciò, ci possa essere una certa discontinuità nel mettere a posto i piedi (vedi clip sottostante), ma Ethan vede la questione su un piano diverso: “È solo la fiducia che manca ora. Ci vorrà un po’ più di tempo, ma anche il tiro da tre andrà dentro”.

 

Quando non ha il pallone in mano

Come detto, adesso ha tanto la palla in mano, ma ci sono cose interessanti anche quando si muove lontano dal pallone. Qui nella clip ci sono due schemi visti più volte: il primo, per liberare le opzioni di Ethan nell’attaccare al centro dopo un consegnato; il secondo, per un taglio sotto canestro. Due giochi che Brian Katz disegna appositamente per il suo go-to guy: “È il primo anno che facciamo questi schemi per me, ma nel passato li usavamo sempre per giocatori come Marcus Graves per attaccare il canestro”.

 

In difesa, la ricetta di Sacramento State è la stessa di sempre: negare tiri da tre (#27 in D-I per quantità di triple sul totale delle conclusioni concesse) e contropiedi (al momento, solo altre dieci squadre Ncaa costringono gli avversari a possessi più lunghi di quanto facciano gli Hornets). Un sistema che chiama Esposito a gestire mismatch sul perimetro e anche a essere reattivo in termini di aiuti, verso l’esterno così come in area.

 

Tutte cose che gli vanno a genio: “Mi trovo bene in questa difesa, credo che i coach facciano un buon lavoro con gli aggiustamenti in partita e noi dobbiamo essere pronti a tutto. Mi piace anche perché mi dà la possibilità di marcare tutti e quindi migliorare la mia difesa contro molti tipi di giocatore”.

Ecco, appunto, la voglia di migliorare. Perdonate il cliché, ma alla fine questa è la molla che sta alla base di tutto. E che sta permettendo a Ethan Esposito di far conoscere il proprio nome sempre di più, sia nel mezzo della colonia italiana Ncaa (nessuno sta segnando quanto lui) che all’interno del ben più vasto mondo mid-major. Una molla che forse gli permetterà anche di trascinare Sac State via dalle sabbie mobili della medio-bassa classifica alle quali sembrava essersi rassegnata negli ultimi anni.

 

Copertina: Photo by Sara Nevis/The State Hornet

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