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Kansas torna grande e domina Texas Tech

Autore: Paolo Mutarelli
Data: 3 Feb, 2019

Kansas si impone 79-63 con una grandissima prova di squadra contro Texas Tech, che lo scorso anno era invece riuscita a passare all’Allen Fieldhouse. I ragazzi di Bill Self venivano da tre sconfitte nelle ultime quattro e tante polemiche nell’ambiente. Dopo le pessime prestazioni contro West Virginia e Texas, è arrivata anche la stangata definitiva per Silvio De Sousa da parte della Ncaa (ineleggibile per questa e la prossima stagione). Inoltre l’infortunio a Marcus Garrett aveva tolto un altro giocatore alle rotazioni di Bill Self. C’erano quindi tutti i presupposti per un colpaccio ma anche Texas Tech non è nel suo periodo migliore, con enormi difficoltà a trovare il canestro. E il piano partita di Self è stato preparato alla perfezione, con due mosse più una bonus, per sfruttare tutti i vantaggi possibili per vincere. E ha funzionato.

Piano 1: impatto, triple e Lawson

Memore dell’orrendo primo tempo dello scontro dello scorso anno (TT si portò in otto minuti sul 23-7), Kansas è partita a razzo, cercando di mettere in ritmo Dedric Lawson e LaGerald Vick. Self ha previsto il raddoppio di Texas Tech sotto canestro nei confronti dell’ex Memphis e, di conseguenza, l’ha tirato fuori dall’area, facendogli giocare pick&pop e lasciandolo libero di tirare a rimorchio. Tariq Owens, che lo marcava, è rimasto dentro l’area e Lawson ha messo tre triple su tre e ha sfruttato le sue abilità da passatore per innescare i compagni al tiro.

 

Kansas ha finito il primo tempo in vantaggio di 20 grazie a una quantità imbarazzante di punti trovati in transizione e alle mani infuocate di Vick, 13 punti e tre triple a segno, Agbaji, K.J Lawson e Grimes che hanno messo cinque triple delle tredici totali nel primo tempo per dilatare il vantaggio. Il senior di Kansas doveva rispondere all’esclusione in quintetto contro Texas e alle ultime pessime prestazioni. Se concentrato come in questa partita, Self ha un’affidabile e precisissima macchina da punti, non bellissima da vedere ma molto efficiente. 

Piano 2: annullare Culver

Pochi giorni fa contro Tcu, Texas Tech aveva fornito la miglior prestazione stagionale in attacco e contro Kansas l’attacco doveva superare la terza prova della maturità. Che invece è stata fallita totalmente. Come detto, a Kansas mancava uno dei migliori difensori della nazione, Marcus Garrett (caviglia sinistra slogata) e Self ha messo Ochaj Agbaji in marcatura su Culver. Gli esterni di Kansas tendono a cambiare sui blocchi e Chris Beard ha cercato di forzare un mismatch positivo, puntando Quentin Grimes.

Il sophomore ha approcciato aggressivamente alla partita, contrariamente alle sue abitudini, per poi sgonfiarsi col tempo. Ha spesso sbattuto contro la difesa dei Jayhakws, prontissima a collassare e lasciarsi battere dagli altri giocatori di Tech. Eliminata la minaccia Culver dal palleggio, ai Red Raiders è mancata l’aria in attacco. Davide Moretti ha provato più volte a prendersi la responsabilità di creare, 3-8 da tre e 14 punti finali, ma senza trovare spazio sotto il canestro ben protetto da Kansas. Il Moro è stato, di nuovo, il migliore dei suoi in attacco ma non è bastato contro una versione quasi perfetta di Kansas.

 

Ad inizio secondo tempo, i Red Raiders hanno cercato di essere più aggressivi a rimbalzo offensivo, raccattando dieci punti dalle seconde possibilità, troppo pochi per impensierire Lawson e compagni. 

Punto 3: l’inaspettato impatto di Dotson

Devon Dotson è spuntato dal nulla, visto il suo rendimento tutt’altro che soddisfacente negli ultimi tempo, e ha messo insieme una prestazione eccellente in ambo i lati del campo. Venti punti alla fine con quattro assist, tutti distribuiti nel primo tempo, e tre rubate, tutte nel secondo. Scaltro e aggressivo nel mettere le mani addosso all’attaccante in penetrazione, veloce e scattante a girare l’angolo del pick&roll per guadagnare il vantaggio. Preciso e puntuale ad innescare Vick, Agbaji e Grimes dall’angolo.

Dotson può essere una importante opzione offensiva di Kansas, soprattutto in giornate in cui riesce a rimanere in controllo senza buttarsi a capofitto verso il canestro, contorcendosi per evitare qualsiasi contatto. Quattro le sue perse, che restano la sua pecca maggiore, ma si è preso in mano le chiavi dell’attacco dei Jayhawks e se continuasse in questa sua versione più lucida e fredda, Kansas potrebbe riacquistare qualche posticino nel ranking in vista della March Madness

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