Quote by Kerry Blackshear, l’uomo in più di Virginia Tech

Nell’ottimo inizio di stagione di Virginia Tech si sta mettendo in mostra Kerry Blackshear, sophomore che ha saltato la scorsa annata per un infortunio alla gamba. Quest’anno, coach Buzz Williams non può fare a meno di lui visto che il roster degli Hokies  non ha lunghi all’altezza. Oltre Blackshear (208 cm), ci sono il transfer Nick Fullard – stessa altezza – che viene però utilizzato con il contagocce (1.6 minuti in 7 presenze) e Chris Clarke che non arriva ai 2 metri, ma si adatta a ruolo di 5. Sia chiaro, è una cosa molto diffusa nei college di fascia media che non reclutano sempre fenomeni. E proprio perché in questa stagione in squadra c’è un prospetto come Nickeil Alexander-Walker, all’inizio dell’anno Blackshear è passato un po’ inosservato.

Qualche numero: 13.5 punti con il 65.7% dal campo (31esimo della nazione), il 77.6% dalla lunetta e 57.1% da tre, 6.9 rimbalzi, 1.6 assist e 1.1 stoppate in soli 21.5 minuti di utilizzo. Cifre più o meno raddoppiate in ogni voce rispetto all’anno da freshman. I suoi numeri non servono solo a far salire le sue quotazioni, ma raccontano tanto del record di 9-2 che ha registrato sin qui Virginia Tech. Blackshear è un lungo capace di giocare sia vicino che lontano dal canestro, sa mettere palla a terra e sa rendersi pericoloso dall’arco pur senza provare con continuità la conclusione dai tre punti (ma per il momento è 4/7).

 

Possiede un mix di altezza e abilità che lo rende intrigante, anche se ancora non abbastanza per attirare l’attenzione degli scout Nba. Tra le sue caratteristiche spicca la buona mano ai liberi (52/67), che per un lungo non è così comune. In più, comprende bene il gioco vestendo spesso i panni dell’uomo assist, e soltanto quando c’è lui in campo gli Hokies eseguono con efficacia il pick’n’roll. Il fatto che sia costretto a giocare da pivot puro è una condizione che un po’ gli tarpa le ali, perché da professionista probabilmente troverà spazio soprattutto lontano da canestro. Fortunatamente per lui, coach Williams gli concede la libertà di attaccare anche quando staziona sul perimetro, permettendogli di mettere in mostra tutte le sue qualità.

 

Nell’ultima gara contro Kentucky è dovuto uscire per falli, una cosa non nuova per lui. E’ già uscito in tre occasioni differenti, e viaggia alla media non invidiabile di 3.2 falli. La principale causa di questo suo aspetto del gioco è la poca cattiveria che mette in campo. Per questo è spesso in ritardo nelle chiusure difensive, provocando il contatto o regalando il rimbalzo offensivo. Dovrebbe imparare dal compagno Clarke che, pur cedendogli circa 10 cm, è il miglior rimbalzista della squadra. Se riesce a raggiungere il grado di agonismo richiesto a questo livello, allora sì che gli scout Nba dovranno iniziare a segnarsi il nome sui taccuini.