Quote by March Madness, i protagonisti inattesi

Ve ne avevamo presentati tanti, ma non tutti. Vi abbiamo parlato di molti giocatori chiari candidati alla Nba o di altri fondamentali nel corso della stagione per le loro squadre. Ma come sempre accade nel corso delle prime gare della March Madness sono emersi protagonisti inattesi, giocatori forti, ma che si sono distinti per prestazioni particolari e ora in vista delle Sweet 16 sarà il caso di tenere d’occhio anche loro.

Joel Ayayi (Gonzaga). Nell’intervista prima dell’inizio del Torneo, Riccardo Fois ce lo aveva detto: Ayayi è l’ingrediente segreto di Gonzaga. Certo, in quel contesto è difficile trovare un giocatore non all’altezza o poco funzionale, ma il francese ha disputato due gare quasi impeccabili per produzione offensiva e difensiva (13.5 punti e 8.5 rimbalzi). Sempre pronto a fare la giocata giusta quando serve. Molto sottovalutato.

Matthew Mayer (Baylor). Con Drew Timme e Cameron Krutwig compone la triade del baffetto stiloso che evidentemente dà qualcosa in più, vista l’efficienza con cui tutti e tre stanno giocando. Tira più o meno tutto quello che gli passa per le mani (con il 42% da 3) perché timido non lo è mai stato, ma così utile in campo neanche: i canestri nei momenti più difficili contro Wisconsin sono tutti suoi, l’assist per l’alley oop di Mark Vital anche.

 

Max Abmas & Kevin Obanor (Oral Roberts). Il dynamic duo che ha trascinato ORU alle Sweet 16, incredibilmente prolifici, pericolosi dalla distanza e, per questo, capaci di garantire quelle spaziature che rendono grande l’attacco dei Golden Eagles. 59 punti in due contro Ohio State, poi 54 contro Florida. Arkansas era riuscita a contenerli in non-conference: ora dovrà concedere il bis, ma non sarà tanto facile.

Justin Moore (Villanova): la sua distorsione alla caviglia all’inizio di marzo contro Providence era stata definita “pretty severe” da coach Jay Wright, e giù tutti a dare Villanova fuori al primo turno. E invece il sophomore dei Wildcats, seppur non al meglio della forma, ha dato eccome il suo contributo con 15 punti in entrambe le partite e tante altre piccole e grandi cose sui due lati del campo.

Chaundee Brown (Michigan). Serviva qualcuno che facesse uno step up dopo l’infortunio di Isaiah Livers e Brown ha risposto, come al solito, presente. Un lusso, per Juwan Howard, disporre un 3&D così fisico e così atletico dalla panchina in stagione e contro LSU ha fatto pendere la gara in direzione Wolverines: 21 punti e tre triple cruciali per sopravvivere. Decisivo.

Tramon Mark (Houston). La cosa buffa è che se fosse per coach Kelvin Sampson Mark giocherebbe giusto 10/15 minuti per gara perché è un freshman. Però nel match d’esordio Dejon Jarreau si è infortunato dopo 40 secondi, mentre nel secondo Marcus Sasser ha fatto due falli in pochi minuti. Risultato? Mark ha “dovuto” giocare e ha potuto scatenare tutta l’energia di cui è capace: 15 punti nel primo turno e il 2+1 della vittoria nella partita successiva,

Jaden Shackelford (Alabama). Dal suo miglioramento passa tanto della sorprendente stagione di Alabama: è diventato un difensore coi fiocchi, è migliorato al tiro e, soprattutto, la sua intelligenza contribuisce all’attacco fluido dei Crimson Tide. Non è il leader, né il più talentuoso, ma è la chiave della squadra di Nate Oats. Non a caso due sue triple, nel parziale lampo di 14-0 contro Maryland, hanno chiuso a doppia mandata la partita.

Justin Smith (Arkansas). È il professore che mette ordine nella classe di ragazzini svegli ma indisciplinati, il senior che mette in riga i talentuosi ma piuttosto casinari freshman di Arkansas. Sotto di 14 contro Colgate, ha letteralmente preso per mano i suoi compagni e con 29+13 li ha portati al secondo turno dove ha fatto la giocata difensiva decisiva sull’ultimo tiro di Edwards (oltre a 20 punti e 6 rimbalzi). Autoritario.

Anthony Polite (Florida State). Il junior da Lugano ha sfoderato la super prestazione al momento giusto. Al secondo turno, infatti, ha messo la tripla che ha piegato le ultime resistenze di Colorado, coronando una grande performance balistica: 22 punti (career  high) e 4/7 da tre.

Damien Jefferson (Creighton). Ala tuttofare dal fisico esplosivo che ha avuto i suoi momenti di gloria in stagione. Contro Ohio ha risposto presente con 15 punti, 5 rimbalzi, 3 assist, rifacendosi così di due prestazioni molto opache offerte fra finale della Big East e primo turno della March Madness. La sua versatilità difensiva è una chiave necessaria per provarci contro Gonzaga.

Isaiah Mobley (USC). Non solo Evan. Il fratellone è stato protagonista in entrambe le gare di March Madness disputate finora, mettendo in mostra armi non viste troppo frequentemente quest’anno. Contro Kansas, 4 triple a segno su soli 5 tentativi per un giocatore che raramente si avventurava oltre l’arco in regular season. Nelle ultime quattro però ha messo insieme un impressionante 9/11. Occhio.

LJ Figueroa (Oregon). Dopo una stagione complessa, il puzzle di Oregon sta finalmente prendendo forma e anche l’ex St. John’s sembra carico a molla. Contro Iowa, season-high di punti eguagliato (21) con 5 canestri da tre a segno, gran protagonista del parzialone di fine primo tempo che ha indirizzato la gara in favore dei Ducks.

Lucas Williamson (Loyola Chicago). Ok sì Cameron Krutwig è un grande giocatore, ma nella Loyola che arrivò alla Final Four nel 2018 i freshmen erano due e “l’altro” era proprio Williamson. Che oggi gioca da senior, ossia spesso fa le cose quando servono. Se Loyola è alle Sweet Sexteen lo deve anche ai suoi 21 punti con 4/7 da 3 contro Georgia Tech. E molti dei canestri che hanno condannato Illinois erano suoi.

Jules Bernard (UCLA). Stagione complicata la sua. Dentro e fuori dal quintetto di Mick Cronin, c’è rimasto dopo l’infortunio di Chris Smith. Da quando è marzo ha alzato il suo rendimento: i suoi 14,6 punti di media (contro i 10 stagionali) lo rendono la seconda bocca di fuoco dietro Juzang, sia contro Michigan State che contro BYU i suoi movimenti in uscita dai blocchi hanno portato diversi punti ai Bruins.

Joseph Girard (Syracuse). Se Buddy Boeheim è il giocatore on fire (con recente articolo del NY Times), Girard è il suo fiero scudiero. Il basket degli Orange è essenziale:  difesa a zona che fa uscire di testa gli avversari e poi tante triple. Il secondo bombardiere designato di Syracuse è proprio Girard che smista il pallone (7 assist di media al Torneo) e poi tira da 3 (7/16 al momento). 185 cm di poco spettacolo, ma pura sostanza (anche 6 rimbalzi di media).

Roman Silva (Oregon State). L’anno scorso sostanzialmente non giocava e quest’anno quasi. Poi coach Wayne Tinkle ha chiesto di giocare più dentro-fuori. E il “dentro” spesso significava dare palla al centro di 216 cm per 120 kg. Silva è stato mvp a mani basse della gara contro Tennessee (8/8 dal campo) e ha registrato il career high per minuti in Division I (30) contro Oklahoma State, partita chiusa con solo 7 punti, ma con 12 rimbalzi, 2 assist e 4 stoppate.

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