Quote by Howard fenomeno senza riflettori

Marquette si gode un Markus Howard da record (unico giocatore degli ultimi 20 anni con più di una partita oltre i 50 punti in carriera) e fa un balzo avanti in Top 25 (ora è 15a), mentre Villanova torna nel ranking della AP (22a) dopo due vittorie che la pongono in vetta alla Big East. Il punto sulla conference.

Marquette, è qui lo show di Markus Howard

Una stagione da Trae Young, ma senza gli stessi riflettori solo perché Marquette non gioca su ESPN. Questo è un tipo di affermazione che ha circolato parecchio all’indomani dei 53 punti di Howard contro Creighton e che, onestamente, ci sentiamo di appoggiare. I numeri del junior sono da stagione memorabile (25.8 punti col 44% dall’arco e il 90.5% a cronometro fermo, oltre a 4.4 assist a partita) e la prestazione da record sul campo dei Bluejays è stata ai limiti della realtà, col suo 10/14 da tre. Myles Powell potrà forse fare da terzo incomodo ma ci pare proprio che siano lui e Shamorie Ponds i due che si contenderanno il premio di POY nella conference.

A parte le belle emozioni, la vittoria conseguita nel Nebraska così come quella strappata poi con Seton Hall (70-66) non ci hanno mostrato una Marquette quadratissima (specie coi Pirates, le palle perse si sono sprecate), ma di certo non si può dire che i Golden Eagles non siano capaci di fare risultato anche durante quelle giornate in cui non tutto gira per il verso giusto.

 

Villanova e il peso di due leader

Va bene, non sono più i giorni da “Aaaah come gioca Villanova!” (perdonaci, San Maurizio, per la citazione impropria) ma i Wildcats stanno pian piano trovando un equilibrio che potrà permettere loro di togliersi qualche soddisfazione a fine annata. Le vittorie con St. John’s (76-71) e Creighton (90-78) sono intrise di carattere e pazienza, visto che i ragazzi di Jay Wright hanno passato larghi tratti dei due match a rincorrere gli avversari da vicino per poi mettere la freccia.

Gli uomini sui quali davvero poter contare, alla fin fine, sono sempre pochi ma adesso c’è un Jahvon Quinerly che sembra proprio essersi messo alle spalle i giorni peggiori e che è finalmente capace di essere un fattore (perlomeno in attacco). Gli uomini del momento però sono altri, ovvero i veterani Phil Booth ed Eric Paschall. I due non ne hanno sbagliato mezza da inizio gennaio e le loro stats nelle quattro partite disputate nella Big East la dicono lunga sul loro momento positivo: 22.3 punti, 48.5% da tre e 5.3 assist per Booth; 20.8 punti, 43.5% da tre e 8.8 rimbalzi per Paschall.

 

St. John’s ritorna sulla Terra

Due sconfitte sul groppone (Villanova e DePaul) che hanno determinato l’esclusione da una Top 25 assaporata per appena una settimana: St. John’s può di certo fare una stagione importante, ma la sconfitta coi Blue Demons sembra proprio ridimensionare la formazione del Queens, avendo messo in luce la sua enorme dipendenza dalla stella Shamorie Ponds (assente per guai alla schiena).

LJ Figueroa e Justin Simon hanno fatto il possibile (rispettivamente 23 e 20 punti segnati con buone percentuali al tiro), ma il 5/19 da tre della squadra rivela la mancanza di un elemento alternativo a Ponds che sia altrettanto capace di attirare le attenzioni della difesa in modo tale da creare vantaggi e tiri aperti con una frequenza paragonabile a quella del leader dei Johnnies. L’estro e il range di tiro di Ponds sono merce rarissima e Chris Mullin non può che incrociare le dita e sperare in un pronto ritorno del suo gioiello.

Ponds in panchina durante la gara con DePaul

Xavier, segnali di ripresa

L’anno di rifondazione sotto la guida di Travis Steele era stato magrissimo di soddisfazioni fino a una settimana fa ma l’uno-due casalingo (e in rimonta) contro Georgetown (81-75) e Butler (70-69) ha dato respiro a Xavier e può forse concedere un po’ di ottimismo, visto che bene o male ci sono ragazzi che non hanno ancora dato il meglio di sé e che potrebbero esplodere da un momento all’altro – a partire magari dal tiro da tre, notevole tallone d’Achille dei Musketeers (31.7% in stagione, 264a in D-I).

Il grad transfer Ryan Welage era stato cercato in primis per le sue qualità di cecchino, ma nelle ultime quattro partite ha messo insieme un misero 3/18. Naji Marshall, sophomore sul quale si punta forte, ha prodotto un 1/14 nello stesso arco di partite e ha il 20.3% in stagione. Kyle Castlin può fornire loro un esempio di come non si debba mollare mai: poco incisivo e molto criticato, l’ex Columbia non segnava una tripla dal 5 dicembre, ma quella infilata contro Butler ha deciso le sorti dell’incontro insieme a un 1/2 ai liberi di Marshall.

Insomma, pare esserci vita oltre a Paul Scruggs (strepitoso contro i Bulldogs: 23 punti, 8 rimbalzi, 6 assist) e si comincia a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel.