Ogni versione vincente di Massachusetts è passata da un lungo dominante. Negli anni ’70, sotto la gestione di Jack Leaman, Julius Erving, aiutato da Rick Pitino in cabina di regia, ha portato a casa tre titoli della Yankee Conference e tre apparizioni al NIL. Negli anni ’90 Marcus Camby e John Calipari hanno raggiunto il massimo storico per UMass arrivando alla Final Four nel 1996. Ora, con le dovute proporzioni, coach Frank Martin punta su Leonardo Bettiol per poter tornare ad una March Madness che manca dal 2014.
Un nuovo ruolo
Bettiol è uno dei veterani italiani del college basketball. Ha aspettato, è partito dalla panchina, si è imposto ad Abilene Christian e ora sta sfruttando l’occasione di alzare l’asticella e l’impatto ad UMass è più sorprendente del previsto. Quando l’avevamo intervistato in estate, Bettiol non si vedeva come un giocatore da 20+10, eppure il livello della produzione si avvicina a quella cifra: “Non mi aspettavo di iniziare così bene la stagione, sono molto contento perché sento la fiducia di tutta la squadra” ci ha detto Leonardo, al ritorno dal Paradise Jam alle Isole Vergini che ha sporcato un po’ il record di UMass.
L’attacco passa da lui. Coach Frank Martin ha un frontcourt tutto europeo con lo svizzero Dimitri Clerc e il bosniaco Luka Damjanac a condividere spazio e minuti con Bettiol che si adatta alle caratteristiche dei due. Se Clerc preferisce giocare più interno, Bettiol si sposta sul perimetro per far partire l’azione ribaltando il lato e provando ad essere incisivo nelle situazioni di handoff. Spesso utilizza la guardia come esca per poi attaccare in 1vs1 o attacca da lontano il rimbalzo offensivo quando la palla va verso l’interno. Uno dei problemi della versione 24-25 di Massachusetts (12-20 e 7-11 in A-10) era proprio la creazione di tiri ad alta percentuale e la presenza di Bettiol sotto canestro ha aiutato non poco a sistemarlo.
🇮🇹 SR Leonardo Bettiol (F, 6-9, @LeoBettiol3 ) in UMass win over UAlbany:
23 PTS
8/12 FG
6/7 FT
1.353 PPP
8 REB
+14 +|-
in 20 min.#Flagship 🚩 #ItalianMadness pic.twitter.com/uJNZHmY780— Spel (@spel81) November 9, 2025
“Ogni azione passa da me. Coach Martin mi chiede di difendere e prendere rimbalzi, ma ho praticamente sempre la palla tra le mani. É vero, perdo molti più palloni di prima, ma non ho mai fatto cos tanti assist. Sto ancora cercando di adeguarmi” ci racconta Bettiol che ha sviluppato anche un’efficacia nel gioco da interno, quando c’è in campo Damjanac a cui piace tirare da tre. Quando gioca da 5 il suo gioco diventa più minimale per finalizzare il set. La sua mobilità gli consente di battere avversari più grossi di lui con la velocità e la sua stazza di battere quelli più piccoli, ma soprattutto è sempre in movimento. Coach Martin piazza spesso dei blocchi sulla line di fondo campo per liberare il post basso dove Bettiol può prendere decisioni veloci e mettere tanti punti a reperto.
Nessun credito
“Non capisco perché nessuno ci ha dato credito quando abbiamo firmato Leonardo” aveva dichiarato coach Frank Martin dopo la prima vittoria contro Albany. In estate Bettiol ce l’aveva detto: l’obiettivo è di vincere la MAC è giocarsi il torneo e la Umass vista fin qui può ambire a vincere la MAC. Il record è meno appariscente di quanto visto in campo, 4-3 con tre sconfitte tirate a causa di passaggi a vuoto decisivi che ogni tanto colpiscono UMass, mettendola in seria difficoltà. Anche nel derby italiano contro la Central Connecticut State di Daniel James, Massachusetts si è spenta nel secondo tempo dopo aver dominato il primo.
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“L’esperienza conta un sacco al college. In campo quando ti trovi ragazzi più giovani e te hai quattro stagioni sulle spalle pesa. Credo che sia per questo che la mia produzione è salita di livello, anche se la competizione è più forte”. Leonardo Bettiol è ben consapevole dell’opportunità che ha di fronte: Akron, Ohio e Miami (OH) partono leggermente avanti, anche grazie alla presenza di alcuni transfer di high major scesi di livello. Ma nessuno può contare sull’esperienza di uno come Frank Martin, uno che è stato in Top Ten dell’AP Poll e alle Final Four. Il potenziale c’è e un inizio zoppicante era nei piani, anche per via della costruzione del roster: undici volti nuovi da assemblare.
L’obiettivo delle prossime, sottolineato anche da Bettiol ai nostri microfoni, è rendere il Mullins Center un fortino coinvolgendo gli studenti-tifosi che al momento non hanno ancora riempito la student section. L’inizio di dicembre sarà decisivo: le partite contro Harvard, una Boston College battibile e una Florida State più forte ma non insormontabile potrebbero dare lo slancio e la figura necessaria per costruire una grande stagione: “Il nostro obiettivo è fare sold out, dobbiamo iniziare a vincere e far venire la gente” ci ha detto Bettiol. Anche perché, si stanno perdendo uno dei grandi protagonisti di questa stagione.


