L’anno scorso ha sorpreso tutti, anche perchè in pochi si aspettavano potesse avere un impatto così. Elettrico, pericoloso, entrava dalla panchina e cambiava le partite di Auburn, che è arrivata anche grazie a lui fino alle Final Four. Quest’anno non solo lo conoscono tutti, ma ha un ruolo diverso: gioca più di 30 minuti, è il capo e passa tutto da lui.
Ma non tutto sta funzionando alla perfezione.
Nel segno del cugino
Nato a Jersey City, con una bellissima vista sullo skyline di Manhattan, Tahaad Pettiford è cresciuto attaccato al cugino Christopher Miller, futuro professionista in giro per diversi paesi del mondo. Fin da piccolo, ha imparato cosa significasse dover sfruttare altre qualità per rimediare a qualche centimetro in meno, seguendo il cugino di 11 anni più grande in giro per i playgroung. “Giocavamo contro gli adulti al campetto e io dicevo, lasciate giocare il piccolo. Poi lui segnava un tiro e ‘Ok, good shot’. Poi ne segnava un altro, e un altro ancora, allora gli adulti iniziavano a difendere per davvero, e finivano sempre umiliati”, racconta Miller .

Christopher Miller
Nonostante una struttura da 185 cm per 77 kg, Pettiford ha un’apertura alare sopra la media e atletismo da vendere. Arrivato in Division I come recruit quattro stelle ha dimostrato faccia tosta e talento in gran quantità sin da subito. Chiedere a Houston, sconfitta nella seconda partita della stagione grazie ai 21 punti in 24 minuti di un freshman semi sconosciuto. Bruce Pearl ha provato a tirare fuori di più il Tahaad scorer: “È un tiratore, lo farò giocare off-ball per lasciarlo fare quello che fa sempre, segnare canestri.”, mentre il figlio Steven che quest’anno ha preso il suo posto sulla panchina dei Tigers lo ha spinto ad alzare l’asticella come portatore di palla: “Voglio che faccia 7-9 assist a partita, per uno delle sue qualità è importante alzare il livello del nostro attacco.”
Esplosivo e rapido come pochi
Tahaard Pettiford è un attaccante esplosivo, veloce e con grande intelligenza cestistica. La sua rapidità in palleggio è impressionante ed è in grado di accendersi da un momento all’altro. Mancino, la sua tecnica di tiro è pulita e da lontano non si tira indietro (a volte da troppo lontano). Nel suo anno da freshman il tiro da 3 ha funzionato (quasi il 37% da tre punti), mentre da sophomore è la cosa che sta funzionando di meno (27% su oltre 6 tentativi a partita). Ma nessuno pensa di lasciarlo tirare sereno e indisturbato, dato che ha già dimostrato di poter segnare da ogni punto del campo e sono 14 i suoi punti di media a partita. Crea separazione, passa bene la palla ed è un creatore efficiente. Controllo del corpo unito a esplosività lo rendono una minaccia soprattutto in transizione, dove ogni tanto si diletta in schiacciate spettacolari come questa.
OMG TAHAAD PETTIFORD WINDMILL 🚨
(via @SECNetwork)pic.twitter.com/7BHADJpdWW
— NCAA March Madness (@MarchMadnessMBB) January 15, 2025
Pettiford non avrà la fisicità e il talento di AJ Dybantsa, ma in quanto ad aggressività, fiducia e capacità di giocare velocemente mantenendo il controllo del corpo non è secondo a nessuno. Dall’altro lato del campo è un difensore affidabile, in grado di forzare palle perse e scivolare velocemente. Nonostante queste qualità ormai assodate, il suo anno da sophomore è un po’ sottotono. Non si tratta solamente di una serie negativa al tiro, ma 2.3 palle perse a partita, a fronte di 3.2 assist è un rapporto non entusiasmante, se paragonato con i diretti avversari. Labaron Philon e colleghi superano tutti i 5 assist di media senza concedere troppo alle difese. Migliorare il decision-making, sia in termini di tiro, che di gestione della palla, lo renderebbe una minaccia a 360 gradi.
Tahaad Pettiford getting down in transition and setting up the alley-oop for Dylan Cardwell
Quick decision making, solid pass pic.twitter.com/w81uh96D8A
— Mike O (@Mike_Synaptic23) March 8, 2025
La scelta di fine stagione
La stagione di Auburn non sta andando come sperato. Contro le squadre del ranking AP sono arrivate soltanto sconfitte, con l’eccezione di Arkansas, mentre contro le altre avversarie c’è stato qualche passo falso di troppo. Nelle prossime sei partite, cinque scontri difficili contro le migliori della SEC definiranno un po’ dove questa stagione può andare e quali potranno essere le realistiche ambizioni per marzo. Ad oggi, Tahaad Pettiford rimane un po’ troppo altalenante. La partenza di Johni Broome e Chad Baker-Mazara ha chiaramente tolto i due principali terminali offensivi dei Tigers della scorsa stagione e le attenzioni degli avversari sono tutte per lui, nonostante l’arrivo di un ottimo scorer come Keyshawn Hall.
Secondo diversi addetti ai lavori, parte della sua discesa nei mock draft più recenti con l’uscita dal primo giro non sarebbe dovuta soltanto al rendimento sul parquet, ma anche a qualche problema di troppo fuori dal campo. Un arresto a luglio per guida in stato di ebbrezza e un richiamo pubblico di Steven Pearl con annessa panchina punitiva contro Georgia hanno fatto storcere il naso a qualcuno. Pettiford dovrà scegliere se andare al draft senza molte garanzie dopo questa stagione complicata o se tornare per l’anno da junior e tornare a mostrare quel talento che l’anno scorso aveva sorpreso tutta l’Ncaa.


