Quote by Payton Pritchard, conta solo vincere

“He just wants to win”: ecco come descrivere in poche parole il gioco, la leadership e il carisma di Payton Pritchard, anima e cuore di Oregon, parola del suo compagno e fratellastro (sin dai tempi dell’High School) Anthony Mathis.

A prima vista non gli dareste un centesimo: bianco come il latte, capelli rasati e un’espressione del volto a metà tra il “che ci faccio qui?” e “sto vivendo un sogno”. Il mitico Bill Walton lo ha definito “a bigger, stronger, better looking Steve Nash”. Noi, volando un po’ più basso, lo riteniamo uno dei migliori playmaker del college basketball.

Payton Pritchard Oregon @ Michigan

Payton Pritchard nella sfida con Michigan (Photo by Marc-Grégor Campredon/MGoBlog)

Parlano i numeri

Le sue statistiche parlano chiaro: 19.2 punti, 4.1 rimbalzi, 5.9 assist, 1.6 rubate tirando con il 51.1% dal campo per un ragazzo che, a fine stagione, può diventare il miglior giocatore per vittorie, assist e rubate della storia dei Ducks, oltre che un Top 3 dell’università per punti segnati. Un ragazzo cresciuto a pane, basket e Oregon: una vera e propria leggenda vivente in questo stato dopo aver vinto ben quattro titoli statali con West Linn High School da Gatorade Player of the Year.

Dopo la leggendaria prova con la quale ha espugnato Ann Arbor, per la prima volta in quattro anni di università è arrivato il riconoscimento di Pac-12 Player of the Week: 15 degli ultimi 17 punti di squadra, difeso da un mastino come Zavier Simpson, per 23 punti totali che hanno permesso a Oregon di battere la #5 del ranking Michigan regalando così ai suoi la posizione numero 8 nella nuova Top 25 settimanale.

 

Se i Ducks in stagione viaggiano con un record di 8-2 con vittorie di prestigio contro squadre del ranking come Seton Hall, Memphis e Michigan, lo devono proprio al loro senior che in queste partite ha viaggiato a 17.2 punti e 5.2 assist di media, mettendo in campo prima di tutto intensità e tanta, tanta difesa.

Carattere da leader

Coach Dana Altman ha affidato le chiavi della sua insuperabile difesa proprio al senior, leader designato da due anni a questa parte dei suoi Ducks ed estensione in campo delle sue idee da coach. Le sue parole testimoniano la stima e l’ammirazione per il suo #3: “you love players in your program like that, where it’s all about the team winning”.

Payton Pritchard in una delle tante incursioni nell’area dei Wolverines (Photo by Aaron J. Thornton/Getty Images)

Già perché Pritchard non è soltanto punti nelle mani e giocate clutch: è anche un giocatore che dà tutto sul parquet, un vero floor general capace di guidare i suoi alla vittoria con un assist, un rimbalzo o una rubata, uno di quei giocatori che vive per la vittoria (“I’m doing whatever it takes to win the game”).

Se, infatti, la passata stagione i Ducks sono stati una delle rivelazioni del college basket (capaci di arrivare alle Sweet 16 da testa di serie numero 12), lo devono solo e soltanto a lui. Dopo aver guidato i suoi a un sorprendente titolo nel torneo della Pac-12, che gli è valso il premio di MVP, Pritchard è esploso durante la March Madness, arrendendosi soltanto davanti a Virginia, futura campione.

 

Una stagione “trifecta”

E quest’anno? Se si escludono i traguardi personali con i vari addetti ai lavori che lo vedono come un giocatore da First Team All-American, ciò che più interessa a Pritchard è “win the trifecta”. Cosa? T-R-I-F-E-C-T-A: i titoli di regular season, di torneo della Pac-12 e il campionato Ncaa, come lo ha definito lo stesso Payton.

Come? Da leader di una squadra che conta sul giusto mix tra giovani pieni di talento, veterani affidabili e transfer di livello. Il ruolo sta tutt’altro che stretto al senior che, in una intervista a The Athletic, ha dimostrato di ricordare nome, stile di gioco e carattere di ognuno dei 37 compagni di squadra passati dalle parti di Eugene durante i suoi anni.

Coach Altman lo ha definito “the hardest worker I ever seen” sottolineando come “his competitiviness helps everybody”. Pritchard, dopo aver testato le acque del Draft lo scorso maggio si dice sicuro di valere una chiamata Nba alla fine di questa stagione (“everywhere I heard that I could be a Pro, and that I will be Pro”). Prima, però, c’è da portare a casa l’obiettivo Trifecta. Ricordate: “He just wants to win”, parola di fratello Mathis.